Aurora Valentini è tornata in Italia
L'attivista biscegliese si trovava in stato di fermo in Cisgiordania assieme ad altri 5 italiani
domenica 8 novembre 2026
17.32
È tornata in Italia l'attivista biscegliese Aurora Valentini fermata assieme ad altri cinque italiani in Cisgiordania durante una missione di solidarietà rivolta ai contadini palestinesi. La giovane è rientrata nella mattinata di domenica 7 novembre con un volo da Israele atterrato all'aeroporto di Venezia attorno alle 9.30. A bordo del volo di ritorno, pagato dallo Stato israeliano, anche Marco Cola, Paula Jesus, Giorgia Lombardi e Lorenzo Diofili.
Duro il resoconto della detenzione, riferito da Cola: «Ogni venti minuti venivano a svegliarti con le luci sempre accese, rumori, insulti e derisioni. La prima notte siamo rimasti senz'acqua e non ci hanno dato da mangiare fino alle sette del mattino». Secondo le parole dell'attivista non sarebbe stato nemmeno possibile utilizzare della carta igienica. Non ci sarebbero stati episodi di violenza fisica nei confronti delle donne presenti, salvo quelli contro i contadini palestinesi al momento dell'arresto che invece sarebbero stati «massacrati di botte».
Tutto è partito venerdì scorso, quando durante la raccolta delle olive in un campo ad una ventina di chilometri da Ramallah, secondo il racconto di Cola, sarebbe arrivato un gruppo di coloni armati con fucili e pistole. Poco dopo sarebbero sopraggiunti sul luogo anche l'esercito e la polizia: «Ci hanno perquisito, interrogato, scannerizzato e denudato, senza mai darci la possibilità di parlare con un avvocato». L'attivista bresciano ha riferito di aver subito violenza fisica, calci e pugni, dopo il trasferimento in carcere.
Nelle parole degli attivisti l'amarezza di aver visto le violenze agite nei confronti delle persone palestinesi nel silenzio della comunità internazionale: «Noi stiamo bene, ma adesso la preoccupazione è per le persone palestinesi ancora in prigione nei confronti delle quali purtroppo non verranno risparmiate violenze. Questi giorni sono stati duri e difficili ma sono stati solo due: il popolo palestinese subisce violenze molto peggiori in ogni attimo della sua vita da più di ottant'anni senza alcuna colpa, solo per voler vivere nella loro terra» le parole di Lombardi, anche consigliera comunale di La Spezia.
Non si tratterebbe della prima esperienza in Cisgiordania per la biscegliese Aurora Valentini, che già lo scorso febbraio si era spesa per portare proprio sul territorio biscegliese il racconto del regime di apartheid portato avanti da Israele nei confronti dei contadini palestinesi a cui di fatto viene sistematicamente negato il diritto alla sopravvivenza, attraverso la promozione di un evento svoltosi alle Vecchie Segherie Mastrototaro. Nelle scorse ore è stata grande la mobilitazione da parte delle associazioni locali, Anpi Bisceglie, Arci, Ziwanda, Pax Christi e Sinistra Italiana che hanno deciso di esprimere solidarietà nei confronti di Valentini così come di tutti gli attivisti e le attiviste impegnate nella missione in Cisgiordania.
Intanto attendono ancora di tornare a casa i 14 volontari stranieri che affiancavano i 6 italiani e che sarebbero stati arrestati con l'accusa di turbamento dell'ordine pubblico e per questo definiti attivisti anti-israeliani, mentre proseguono le indagini a carico dei tre palestinesi coinvolti e arrestati con lo stesso capo d'accusa.
Duro il resoconto della detenzione, riferito da Cola: «Ogni venti minuti venivano a svegliarti con le luci sempre accese, rumori, insulti e derisioni. La prima notte siamo rimasti senz'acqua e non ci hanno dato da mangiare fino alle sette del mattino». Secondo le parole dell'attivista non sarebbe stato nemmeno possibile utilizzare della carta igienica. Non ci sarebbero stati episodi di violenza fisica nei confronti delle donne presenti, salvo quelli contro i contadini palestinesi al momento dell'arresto che invece sarebbero stati «massacrati di botte».
Tutto è partito venerdì scorso, quando durante la raccolta delle olive in un campo ad una ventina di chilometri da Ramallah, secondo il racconto di Cola, sarebbe arrivato un gruppo di coloni armati con fucili e pistole. Poco dopo sarebbero sopraggiunti sul luogo anche l'esercito e la polizia: «Ci hanno perquisito, interrogato, scannerizzato e denudato, senza mai darci la possibilità di parlare con un avvocato». L'attivista bresciano ha riferito di aver subito violenza fisica, calci e pugni, dopo il trasferimento in carcere.
Nelle parole degli attivisti l'amarezza di aver visto le violenze agite nei confronti delle persone palestinesi nel silenzio della comunità internazionale: «Noi stiamo bene, ma adesso la preoccupazione è per le persone palestinesi ancora in prigione nei confronti delle quali purtroppo non verranno risparmiate violenze. Questi giorni sono stati duri e difficili ma sono stati solo due: il popolo palestinese subisce violenze molto peggiori in ogni attimo della sua vita da più di ottant'anni senza alcuna colpa, solo per voler vivere nella loro terra» le parole di Lombardi, anche consigliera comunale di La Spezia.
Non si tratterebbe della prima esperienza in Cisgiordania per la biscegliese Aurora Valentini, che già lo scorso febbraio si era spesa per portare proprio sul territorio biscegliese il racconto del regime di apartheid portato avanti da Israele nei confronti dei contadini palestinesi a cui di fatto viene sistematicamente negato il diritto alla sopravvivenza, attraverso la promozione di un evento svoltosi alle Vecchie Segherie Mastrototaro. Nelle scorse ore è stata grande la mobilitazione da parte delle associazioni locali, Anpi Bisceglie, Arci, Ziwanda, Pax Christi e Sinistra Italiana che hanno deciso di esprimere solidarietà nei confronti di Valentini così come di tutti gli attivisti e le attiviste impegnate nella missione in Cisgiordania.
Intanto attendono ancora di tornare a casa i 14 volontari stranieri che affiancavano i 6 italiani e che sarebbero stati arrestati con l'accusa di turbamento dell'ordine pubblico e per questo definiti attivisti anti-israeliani, mentre proseguono le indagini a carico dei tre palestinesi coinvolti e arrestati con lo stesso capo d'accusa.