"Il coltello della memoria": Franco Currò ospite delle Vecchie Segherie Mastrototaro

Nel suo romanzo d'esordio il giornalista si immerge in un'indagine letteraria riguardo il rapporto tra le generazioni. Sullo sfondo le conseguenze del 68

venerdì 10 luglio 2026 11.16
A cura di Serena De Musso
Non è un romanzo, ma una ricerca letteraria. Non si parla di storie ma a parlare a chi legge sono gli stessi personaggi che sembrano prendere vita autonoma, uscire dal tempo della storia ed abitare il tempo attuale, dove ancora le loro mille domande non troverebbero risposta. "Il coltello della memoria" sancisce l'esordio letterario di una grande personalità come quella di Franco Currò, prima giornalista e dopo esperto in comunicazione d'azienda. Il romanzo rappresenta una sfida, una ricerca attenta e mirata per riscoprire e raccontare il confronto generazionale attraverso la lente di quelle stesse paure e angosce troppo ingombranti che dopo il '68 hanno abitato i cuori dei giovani militanti diventati adulti.

L'espediente del giallo, come spiegato da Currò stesso, è utile alla narrazione, creando un'opera complessa, che offre più piani di lettura utili al piacere o ad una attenta riflessione intima. Fulcro della storia i sei personaggi che sembrano vivere per davvero tra le pagine, grazie alla forte caratterizzazione psicologica.

Il racconto prende le mosse a Milano con il ritrovamento del cadavere di Alberto Novelli, un militante del '68 divenuto critico cinematografico. Ma soprattutto un padre estraneo per suo figlio. A partire da questo vuoto emotivo e relazionale prende slancio l'opera che in maniera audace analizza i rapporti tra le generazioni che oggi abitano questo paese, raccontando quanto la storia sia entrata nelle vite di ognuno.

Ospite delle Vecchie Segherie Mastrototaro, Franco Currò ha dialogato con il pubblico biscegliese riguardo ai temi toccati nella sua opera d'esordio: «Si tratta di un romanzo che vuole essere soprattutto un romanzo di personaggi: ciò che più mi appassionava era il rapporto tra le generazioni, tra la generazione del '68, la mia generazione, e la generazione successiva - ha dichiarato il giornalista -. Siamo la generazione che ha disobbedito ai padri, con un conflitto molto acceso e molto brusco, e su questo abbiamo costruito la nostra solidità. Dopo però abbiamo obbedito ai figli con un atteggiamento troppo remissivo rinunciatario, non siamo stati in grado di dare loro quell'indirizzo che serve per crescere. Non a caso la generazione successiva alla mia, quella dei miei figli, è una generazione che fa fatica a diventare adulta e la generazione successiva, quella dei miei nipoti non a caso contesta ai propri padri il fatto che sono dei bambini non cresciuti. La responsabilità è nostra alla fin dei conti».

«Il '68 voleva cambiare il mondo, il mondo non si può cambiare in quei modi e in quei tempi di fronte a questa disillusione le reazioni sono state varie: c'è stato chi appunto si è rifugiato nella nostalgia, c'è stato chi come uno dei personaggi del mio libro, ha cercato di ricavare il maggior profitto dall'esperienza fatta e c'è stato chi ha preso atto con senso di maturità che certe cose vanno salvate non si può buttare tutto. Bisogna trovare un equilibrio ed è una scommessa. Per il futuro non sono ottimista, secondo me la bussola che deve guidarci è sempre il buonsenso tra le cose che è giusto fare e le cose che è possibile fare» ha poi concluso Currò.

Durante la presentazione, la moderazione è stata affidata a Luciana Di Bisceglie, Presidente della Camera di Commercio di Bari: «Sicuramente è un'esperienza molto interessante poter avere un confronto con un personaggio della caratura di Franco Currò, un giornalista che poi si è dedicato all'esperienza della comunicazione di impresa, quindi anche molto inerente rispetto al mio ruolo. In realtà il '68 è un po' il sottofondo di questo libro che invece ci racconta quanto il periodo storico possa entrare nella vita privata di questo libro. Io ho trovato una critica anche al patrimonio che in quegli anni il movimento aveva consegnato ad una Sinistra che nel libro traspare non ha saputo cogliere nella pienezza il significato di quegli anni, di quelle rivolte. In realtà le relazioni trai personaggi ma soprattutto le interlocuzioni non sono attraverso i personaggi ma i personaggi parlano con loro stessi, quindi anche un viaggio introspettivo rispetto alle conseguenze di quel periodo e a ciò che hanno consegnato ai protagonisti del racconto» ha aggiunto Di Bisceglie.