Manifestazione agricoltori, Casella e Preziosa: «Bisceglie si ferma ma non si arrende»
La nota congiunta dei due consiglieri comunali: «Noi dell'opposizione non invitati al tavolo di crisi permanente»
venerdì 23 ottobre 2026
15.00
«Bisceglie si ferma per farsi sentire. E fa bene a fermarsi». È il commento dei due consiglieri comunali di opposizione Gianni Casella e Giorgia Preziosa, presenti alla manifestazione organizzata dagli agricoltori. «Dalle ore 8:30 l'area mercatale di via San Martino si riempie. Ci sono agricoltori, operai agricoli, frantoiani, autotrasportatori, famiglie, pensionati e scolaresche. C'è la città che vive del lavoro della terra, ci sono i giovani che sono il futuro di questo territorio. Il corteo parte e arriva fino al Palazzuolo, ma il messaggio deve andare oltre Bisceglie» hanno sottolineato.
«Il grido è unico e chiaro: l'olio non può essere svenduto a 350 euro al quintale quando produrlo ne costa 500. I costi del carburante, dell'energia, dell'irrigazione, dei concimi sono alle stelle. I prezzi dell'olio crollano. Così le aziende chiudono, le olive rischiano di restare sugli alberi e un patrimonio di secoli si perde. Non è una crisi di una categoria. È la crisi di una intera comunità. Bisceglie è terra di olivi, di frantoi, di lavoro nei campi. Quando cade l'agricoltura, cade l'economia, cade il lavoro, cade l'identità del nostro territorio».
«Noi ci siamo e ci saremo sempre. Conosciamo questa storia. Già l'11 marzo 2022, in consiglio comunale, con l'ordine del giorno sull'aumento dei costi del carburante per agricoltura e pesca, avevamo chiesto misure urgenti. Quell'atto è stato approvato all'unanimità, ma è rimasto lettera morta. Oggi i nodi vengono al pettine e sono ancora più stretti. Per questo oggi non è una passerella, è una presa di posizione. Sosteniamo con forza le ragioni degli agricoltori e le richieste che arrivano dal mondo olivicolo.
Chiediamo:
«Il grido è unico e chiaro: l'olio non può essere svenduto a 350 euro al quintale quando produrlo ne costa 500. I costi del carburante, dell'energia, dell'irrigazione, dei concimi sono alle stelle. I prezzi dell'olio crollano. Così le aziende chiudono, le olive rischiano di restare sugli alberi e un patrimonio di secoli si perde. Non è una crisi di una categoria. È la crisi di una intera comunità. Bisceglie è terra di olivi, di frantoi, di lavoro nei campi. Quando cade l'agricoltura, cade l'economia, cade il lavoro, cade l'identità del nostro territorio».
«Noi ci siamo e ci saremo sempre. Conosciamo questa storia. Già l'11 marzo 2022, in consiglio comunale, con l'ordine del giorno sull'aumento dei costi del carburante per agricoltura e pesca, avevamo chiesto misure urgenti. Quell'atto è stato approvato all'unanimità, ma è rimasto lettera morta. Oggi i nodi vengono al pettine e sono ancora più stretti. Per questo oggi non è una passerella, è una presa di posizione. Sosteniamo con forza le ragioni degli agricoltori e le richieste che arrivano dal mondo olivicolo.
Chiediamo:
- il riconoscimento formale dello stato di crisi,
- controlli veri sull'olio extravergine venduto a scaffale e sulla sua origine,
- misure concrete su costi di produzione, mutui e sostegni alle aziende,
- tutela del nostro olio e del nostro lavoro contro la concorrenza sleale.