«Mio figlio aggredito sul treno e in stazione a Bisceglie da un branco di 15 ragazzi»

È la denuncia del papà della vittima attraverso una testimonianza diffusa sui social

lunedì 16 marzo 2026 15.20
Vincenzo Rizzi, esponente foggiano di Europa Verde, ha denunciato sui social l'incredibile disavventura di cui è stato vittima suo figlio lo scorso 28 febbraio. Il 24enne è stato aggredito brutalmente da un branco di 15 ragazzi mentre si trovava su un treno della linea Foggia-Bari e in stazione a Bisceglie, in cui è sceso per cercare di fuggire.

«Quella sera stava andando a Bari con il regionale partito da Foggia alle 22:06. Un viaggio come tanti: la stanchezza addosso, la testa già proiettata a una serata semplice, attesa, con la sua fidanzata. A un certo punto, alla fermata di Trani, salgono sul treno una quindicina di ragazzi. Da subito rumore, fumo, provocazioni, quel modo di occupare lo spazio come se fosse tutto loro. La cosa più inquietante, mi ha raccontato, è stata la sensazione netta che nessuno stesse davvero governando la situazione: il personale di bordo non interveniva e quel gruppo si muoveva come un branco, cercando un bersaglio. Il bersaglio è poi diventato lui» ha scritto il papà della vittima, che descrive come un "armadio" per la sua altezza di oltre un metro e novanta e dal carattere enormemente rispettoso.

Rizzi è sceso nei dettagli di quanto è accaduto a suo figlio: «Lo circondano. L'ambiente è stretto, senza vie di fuga, e l'aggressione è esplosa con una violenza improvvisa e multipla: colpi da più lati, minacce urlate, parole che non sono solo insulti ma promesse ("ti uccidiamo", "ti buchiamo"). È qui che, da padre, ho sentito montare un orgoglio diverso, più profondo e doloroso: mio figlio non risponde alla rissa, non si lascia trascinare nel gioco che gli stanno imponendo. Fa una cosa molto più difficile: prova a proteggersi, a contenere i danni, a restare lucido mentre piovono colpi, a tenere gli occhi aperti perché quelle minacce non diventino un gesto irreparabile. Non è passività: è autocontrollo. È istinto di sopravvivenza e dignità insieme».

Poi l'arrivo nella stazione biscegliese: «Quando il treno arriva a Bisceglie riesce, con uno sforzo enorme, ad aprirsi un varco e a scendere. Ma non finisce: lo inseguono sulla banchina e continuano a colpirlo. Solo grazie anche all'intervento di una persona presente, è riuscito a risalire sul convoglio. Aveva il volto tumefatto, un dente scheggiato e addosso quello shock che non era solo paura, ma anche incredulità. Chiede di chiamare la polizia. E qui arriva la seconda ferita, quella che pesa anche quando i lividi passano: gli viene risposto che deve farlo lui. Peccato che nel frattempo gli abbiano rubato il cellulare. Per fortuna un viaggiatore salito proprio a Bisceglie gli presta il telefono e riesce a contattare le autorità».

Il padre ha inoltre sottolineato di essersi messo alla guida da Foggia a Bari per stare vicino a suo figlio al Policlinico di Bari, in cui ha dovuto inevitabilmente ricevere le cure dal personale medico per le ferite riportate. Il 24enne ha sporto denuncia alla Polfer di Foggia: «Non è stata una "ragazzata", non è stata una lite, è stato un attacco in gruppo, con minacce e accanimento, che avrebbe potuto avere conseguenze molto più serie. Oggi è capitato a mio figlio, domani potrebbe capitare a chiunque. E a qualcuno più fragile potrebbe costare molto di più» ha aggiunto e concluso.

Secondo quanto emerso, l'episodio è stato immortalato dalle telecamere di sicurezza presenti sul treno e in stazione a Bisceglie. Alcuni estratti dell'aggressione sarebbero stati ripresi dagli stessi responsabili e condivisi sui social: le autorità avrebbero individuato quasi tutti i protagonisti della vicenda.

Le parole della vittima

Marco, studente universitario originario di Foggia, è stato raggiunto dall'Ansa dopo che la vicenda è stata resa pubblica: «La cosa che mi ha fatto più male è l'indifferenza delle tantissime persone presenti in treno e anche sulla banchina a Bisceglie. Nessuno è intervenuto. Solo un cittadino, nel frattempo salito proprio a Bisceglie, mi ha prestato il suo telefono e mi ha permesso di chiamare le forze dell'ordine». Un episodio difficile da dimenticare: «La vita non è un videogioco. Le conseguenze di simili azioni potrebbero rivelarsi gravissime sia per le vittime sia per gli autori» ha spiegato il 24enne, che ha ricevuto per fortuna solo una prognosi di 15 giorni.