Oggi la marcia Gravina-Altamura: l'intervista a Rosa Siciliano

«Dobbiamo chiedere che la Puglia sia una terra di dialogo. Il nostro "no" alle guerre è fermo, netto e radicale»

sabato 24 ottobre 2026 12.38
A cura di Serena De Musso
Una marcia per la pace ed il disarmo: questa l'iniziativa che si terrà nel pomeriggio di sabato 24 ottobre e che riunirà diverse associazioni e realtà locali in un percorso di ben 14 km, da Gravina sino a piazza Matteotti ad Altamura. L'arrivo è previsto attorno alle 18.30 circa. Da Bisceglie, grazie all'impegno profuso da parte dell'amministrazione comunale, che ha dato il suo patrocinio all'iniziativa, è prevista la partenza di un pullman diretto alla marcia. A raccontare l'iniziativa Rosa Siciliano, coordinatrice della Rete dei Diritti e componente di Pax Christi Bisceglie.

Cosa è la marcia Gravina-Altamura?
La marcia Gravina-Altamura è una iniziativa che nasce da lontano, e che prevede la difesa della regione Puglia, in particolare dell'Alta Murgia da un ruolo subalterno alle forze militari. La prima marcia risale al 1963: qualche anno prima, il 5 settembre del 1959 il personale USA venne dispiegato in Italia e vennero sviluppati proprio nel nostro territorio i sistemi d'arma Jupiter. Per l'occasione venne creato un comitato promotore con a capo Tommaso Fiore e il professore Fabrizio Canfora. Aderirono anche diverse categorie lavorative e associazioni. Fu rilevante anche la marcia del 1985 ad opera, tra gli altri, anche di Don Tonino Bello insieme all'attivista Dino Frisullo.

Qual è l'obiettivo di questa attivazione?
L'obiettivo è diversificato: la Puglia è ieri, come oggi, mirino per la sua collocazione geografica di interessi strategici militari e oggi è al centro di fuochi intrecciati, è al centro del Mediterraneo, base logistica importantissima, per il controllo di quest'area del mondo. Dagli F-16 degli anni 80 dell'epoca di Don Tonino si è passati agli F-35 e dalle basi militari di Gioia del Colle, rafforzate oggi, abbiamo anche quella di Amendola e del porto di Taranto. Si tratta di una marcia che insieme tiene dentro la necessità di liberare il territorio, il Parco Nazionale dell'Alta Murgia in particolare, ma tutta la Regione Puglia da ruolo subalterno alle forze e agli interessi economico-militari per rimettere al centro la coniugazione che la pace è possibile solo se si disarmano le persone, i territori e le basi e se si liberano i territori dalla servitù militare e se si difende l'ambiente. Pace, giustizia e salvaguardia dell'ambiente, così come diceva Don Tonino sono degli interessi che possono essere soltanto difesi se collegati insieme.

L'iniziativa di quest'anno è stata promossa dal Comitato Torre di Nebbia. Piero Castoro a capo del Comitato è stato a Bisceglie per presentare le ragioni e la storia del comitato: si tratta di un centro studi nato proprio in difesa del Parco Nazionale Dell'Alta Murgia. Tra le principali istanze del manifesto 2026: Quali e quante associazioni hanno aderito?
Ad oggi hanno aderito 142 associazioni o organizzazioni, da associazioni nazionali a partiti politici, la rete nazionale Pace e Disarmo con The Weapon Watch, organizzazioni che si occupano di disarmo oggi in Italia, ma anche l'associazione "Un Ponte Per" e ancora sindacati e organizzazioni di vario tipo. Diversi i Comuni che hanno deciso di aderire, tra cui anche il nostro.

Perché è importante esserci?
È importante esserci tutti e tutte perché artigiani di pace, i camminatori, costruttori di pace possiamo esserlo se davvero siamo disposti a metterci in gioco con il nostro corpo in queste iniziative. Dobbiamo chiedere che la Puglia sia una terra di dialogo, che la Puglia sia una terra meticcia dove le culture si incontrano, che conservi il valore dell'accoglienza come valore base primogenito della nostra terra e della nostra storia. Siamo la Terra Madre verso il Sud del mondo, ponte verso i popoli del Mediterraneo: nessun interesse economico o militare può ledere tutto questo enorme, colorato, multietnico panorama di valori che rendono bella la nostra Regione. Dobbiamo esserci per tutti questi motivi, perché il nostro "no" alle guerre è fermo, netto e radicale, senza se e senza ma.