La testimonianza di Ignazio Ardito: «Cettina era come una sorella per me»

Le parole del proprietario della villa che stava aspettando insieme agli amici la donna, vittima di un investimento mortale sulla Bisceglie-Corato

lunedì 5 ottobre 2026 12.00
A cura di Luca Ferrante
«Cettina era diventata una di famiglia, era come una sorella per me». È il ricordo commosso di Ignazio Ardito, il proprietario della villa che (insieme ad alcuni amici) stava aspettando la donna di 77 anni per cena nella serata di domenica 4 ottobre. Alle 20:05 un fortissimo botto ha attirato inevitabilmente la sua attenzione e, munito di torcia, è sceso in strada per controllare cosa stesse accadendo. Ha visto un'auto ferma in lontananza, a circa 150 metri. Ignazio non credeva ai suoi occhi quando ha osservato per terra Cettina, le focacce che aveva in mano e il suo telefono con la torcia accesa: «Il corpo sembrava un manichino» ha sottolineato a BisceglieViva.

L'uomo ha prontamente segnalato il pericolo agli automobilisti che procedevano in entrambe le direzioni: qualcuno lo avrebbe poi aiutato fermandosi con il triangolo di pericolo. Mentre si avvicinava al punto in cui la donna era stata trascinata, il conducente dell'Audi Q3 ha fatto manovra e deciso di darsi alla fuga senza fermarsi. Ignazio non ha dubbi: «Andava velocissimo, 150 chilometri orari, 130 sicuro». La strada ha il limite di 70 chilometri orari, anche di 50 in alcuni punti considerati pericolosi.

Ignazio ha rivelato di aver segnalato in più occasioni alla Provincia Bat, che ha la competenza sull'arteria, e per conoscenza al Comune di Bisceglie i rischi di una sp34 priva di illuminazione in diversi punti (tra cui quello dell'investimento mortale) e di segnaletica orizzontale, che sarà implementata in questi mesi secondo il piano dell'ente provinciale.

«Sono distrutto. Non sono riuscito a dormire stanotte» ha raccontato Ignazio, ancora addolorato per quanto accaduto. È stato lui ad avvertire della tragedia la figlia Serena e suo marito, in quel momento a Roma.