Da risorsa ad arma: a 10mila libri al borgo Dora Farina racconta la privazione dell'acqua in Palestina

L'inchiesta di Farina e Marianna Donadio è vincitrice del premio Roberto Morrione 2025

lunedì 3 agosto 2026 10.08
A cura di Serena De Musso
A Gaza è in atto un vero e proprio apartheid idrico perpetrato da Israele tramite la distribuzione dell'acqua potabile. A dimostrarlo, oltre ai diversi report delle ONG, l'inchiesta "Acqua in bocca", condotta dalle giornaliste Dora Farina e Marianna Donadio e vincitrice della 14esima edizione del premio Roberto Morrione.

L'inchiesta prende le mosse in particolare da un memorandum of understanding siglato tra l'azienda idrica israeliana Mekorot, che si occupa della distribuzione dell'acqua in Palestina, e l'azienda italiana Acea, partecipata dal Comune di Roma al 51%. Nessuno può accedere al testo di questo accordo, tantomeno avere chiaro la sua scadenza o le competenze oggetto di condivisione: le richieste di accesso al documento vengono ignorate, sia se effettuate da semplici cittadini che addirittura da consiglieri comunali.

Dora Farina è stata ospite della rassegna 10mila libri al borgo in un talk svoltosi nella serata di domenica 2 agosto in cui la giornalista ha raccontato le difficoltà maggiori riscontrate durante l'inchiesta ma soprattutto, sottolineando l'importanza di agire come società civile di fronte ad una delle più gravi tragedie umanitarie del nostro tempo. L'evento promosso anche dal gruppo locale di Amnesty International si è svolto in piazza Duomo.

«L'azienda che è stata oggetto della nostra inchiesta, Mekorot, preleva acqua dai territori palestinesi occupati e la restituisce in maniera diseguale tra Israele e Palestina. Si tratta di una strategia genocidaria di controllo. L'obiettivo appare molto chiaro ed è quello dello sterminio» ha dichiarato Farina.

Oltre a quello che potremmo definire un vero e proprio colonialismo idrico, che ha messo in ginocchio la popolazione palestinese dal punto di vista igienico-sanitario, compreso nell'accordo tra Mekorot e Acea ci sarebbe anche lo scambio di competenze per quanto concerne lo smaltimento dei rifiuti: per l'economia circolare infatti, i rifiuti non sono più scarti ma diventano vere e proprie risorse, sono materie prime preziose.

«Insieme alla collega Donadio abbiamo indagato questo accordo, questo "memorandum of understanding" e siamo partite dal fatto che questo memorandum risulti inaccessibile. Essendo due aziende statali bisogna attenzionare che si sta parlando soprattutto di interessi pubblici, di un bene primario e di un accordo che risulta inaccessibile a chiunque lo chieda. La domanda resta, se in questo accordo veramente - come sostengono le aziende - non c'è scritto niente, perché rimane inaccessibile?» ha poi concluso Dora Farina.