Bisceglie scende in piazza contro le mafie: «La città è della comunità» - IL RACCONTO DEL CORTEO CON LE FOTO
Nella serata di mercoledì 20 maggio il lungo corteo ha riempito le strade cittadine
giovedì 21 maggio 2026
11.56
«Non sono le persone a stare nei momenti sbagliati nei posti sbagliati. Sono le mafie a non doverci stare in quei posti. E noi dobbiamo batterci per questo». Queste la parole di Don Angelo Cassano, referente di Libera Puglia, in apertura alla manifestazione chiamata dal Coordinamento della Rete dei diritti dopo i fatti criminosi che hanno coinvolto in maniera diretta la comunità biscegliese. La marcia è partita alle 19;30 da largo castello. Nel suo percorso la manifestazione ha toccato diversi punti simbolici, primo tra tutti la Spaghetteria N.1 laddove con un immenso applauso si è reso omaggio a Lino Pizzi. Tantissime le associazioni, le realtà culturali e scolastiche e le amministrazioni che hanno sostenuto l'iniziativa nata dal basso, dalla comunità civile.
«Siamo qui oggi perché non vogliamo più restare in silenzio - ha commentato Rosa Siciliano, referente della Rete dei Diritti -. La mafia, l'illegalità, la criminalità organizzata trova terreno fertile laddove la città si chiude nell'isolamento, ciascuno nella propria casa. Il senso di stasera è di riappropriarci, di riprendere, di continuare a camminare per le vie di questa città in maniera simbolica. L'idea è nata come autoconvocazione dal basso».
Tante le adesioni delle realtà cittadine istituzionali e non: «La rete dei diritti raccoglie circa 20 associazioni, a cui si aggiungono le altre 70 che hanno deciso di aderire, oltre a diverse scuole del territorio e ai 20 comuni con i rispettivi sindaci che oggi hanno deciso di esserci. Tra le associazioni anche quelle nazionali hanno mostrato il loro sostegno, come Avviso Pubblico che ringraziamo per l'adesione e per quello che rappresenta. Tanta risposta anche di gente comune, tanto desiderio di tornare a vivere bene, in sicurezza e senza repressione, ma con la consapevolezza che dobbiamo sottrarre la manovalanza dei nostri ragazzi. Dobbiamo restituire istruzioni, diritti e i diritti sono una cosa da rivendicare tutti, perché soltanto così faremo davvero una lotta contro la mafia» ha poi concluso Siciliano.
Molte le voci autorevoli intervenute durante la manifestazione oltre a Don Angelo Cassano: Tiziana Palazzo, vedova di Sergio Cosmai vittima innocente di 'ndrangheta, e Raffaele Diomede, educatore impegnato nell'antimafia sociale.
«Soltanto qualche mese fa eravamo qui in piazza per ricordare l'impegno per la legalità di Sergio Cosmai, pensando che la mafia non ci avrebbe toccato così da vicino. E invece la mafia ha sparato, ha sparato anche a Bisceglie e in quel luogo c'erano i nostri figli, i nostri nipoti. Angelo Pizzi è un'altra vittima innocente di mafia - ha sottolineato nel suo intervento Palazzo -. Ognuno di noi rifletta sugli atteggiamenti mafiosi che nella propria vita osserva quotidianamente, ognuno di noi rifletta sul fatto che in quei luoghi, nelle piazze di spaccio, nelle discoteche, ovunque, ci sono i nostri figli. In famiglia parlate di questi argomenti, raccomandate sempre la denuncia di atteggiamenti e di comportamenti mafiosi. Perché dobbiamo salvarci».
«Mi viene chiesto questa sera che cosa arma le mani dei ragazzi, che cosa manca a questi ragazzi oggi? Vedete questi ragazzi non sono mostri, non nascono violenti, ma lo diventano. C'è la paura di non contare nulla, il bisogno disperato di appartenere a qualche cosa, di essere visti. Sono figli cresciuti nelle nostre piazze, nei nostri quartieri, nella zona 167, nel quartiere Seminario. Sono i nostri figli. Piuttosto la domanda che ci dobbiamo porre è dove siamo noi adulti. Non dove sono i giovani, ma dove siamo noi. Dov'è la comunità, dove sono le famiglie? Stiamo abbandonando una intera generazione nelle mani della mafia» le parole di Diomede.
Il corteo si è poi concluso in piazza Tre Santi, con l'intervento conclusivo di Monsignor Giovanni Ricchiuti, Presidente di Pax Christi Italia che ha sottolineato l'importanza di un progetto educativo, di una cittadinanza partecipata che possa costruire passo dopo passo un dialogo costruttivo e costante con le Istituzioni: «Questa dovrebbe essere una piazza di bellezza, ed invece si tratta di uno dei centri di spaccio di droga più noti. Spero che ci abbiano ascoltati, coloro che dovevano ascoltarci, perché deve arrivare il messaggio che qui per loro non c'è posto e non devono venire qui per distruggere una giovinezza con lo spaccio della droga. Il cammino non si conclude qui ma deve proseguire nelle famiglie, nelle chiese, nelle scuole, nelle associazioni con un intento comune. La città è nostra, è della comunità».
«Siamo qui oggi perché non vogliamo più restare in silenzio - ha commentato Rosa Siciliano, referente della Rete dei Diritti -. La mafia, l'illegalità, la criminalità organizzata trova terreno fertile laddove la città si chiude nell'isolamento, ciascuno nella propria casa. Il senso di stasera è di riappropriarci, di riprendere, di continuare a camminare per le vie di questa città in maniera simbolica. L'idea è nata come autoconvocazione dal basso».
Tante le adesioni delle realtà cittadine istituzionali e non: «La rete dei diritti raccoglie circa 20 associazioni, a cui si aggiungono le altre 70 che hanno deciso di aderire, oltre a diverse scuole del territorio e ai 20 comuni con i rispettivi sindaci che oggi hanno deciso di esserci. Tra le associazioni anche quelle nazionali hanno mostrato il loro sostegno, come Avviso Pubblico che ringraziamo per l'adesione e per quello che rappresenta. Tanta risposta anche di gente comune, tanto desiderio di tornare a vivere bene, in sicurezza e senza repressione, ma con la consapevolezza che dobbiamo sottrarre la manovalanza dei nostri ragazzi. Dobbiamo restituire istruzioni, diritti e i diritti sono una cosa da rivendicare tutti, perché soltanto così faremo davvero una lotta contro la mafia» ha poi concluso Siciliano.
Molte le voci autorevoli intervenute durante la manifestazione oltre a Don Angelo Cassano: Tiziana Palazzo, vedova di Sergio Cosmai vittima innocente di 'ndrangheta, e Raffaele Diomede, educatore impegnato nell'antimafia sociale.
«Soltanto qualche mese fa eravamo qui in piazza per ricordare l'impegno per la legalità di Sergio Cosmai, pensando che la mafia non ci avrebbe toccato così da vicino. E invece la mafia ha sparato, ha sparato anche a Bisceglie e in quel luogo c'erano i nostri figli, i nostri nipoti. Angelo Pizzi è un'altra vittima innocente di mafia - ha sottolineato nel suo intervento Palazzo -. Ognuno di noi rifletta sugli atteggiamenti mafiosi che nella propria vita osserva quotidianamente, ognuno di noi rifletta sul fatto che in quei luoghi, nelle piazze di spaccio, nelle discoteche, ovunque, ci sono i nostri figli. In famiglia parlate di questi argomenti, raccomandate sempre la denuncia di atteggiamenti e di comportamenti mafiosi. Perché dobbiamo salvarci».
«Mi viene chiesto questa sera che cosa arma le mani dei ragazzi, che cosa manca a questi ragazzi oggi? Vedete questi ragazzi non sono mostri, non nascono violenti, ma lo diventano. C'è la paura di non contare nulla, il bisogno disperato di appartenere a qualche cosa, di essere visti. Sono figli cresciuti nelle nostre piazze, nei nostri quartieri, nella zona 167, nel quartiere Seminario. Sono i nostri figli. Piuttosto la domanda che ci dobbiamo porre è dove siamo noi adulti. Non dove sono i giovani, ma dove siamo noi. Dov'è la comunità, dove sono le famiglie? Stiamo abbandonando una intera generazione nelle mani della mafia» le parole di Diomede.
Il corteo si è poi concluso in piazza Tre Santi, con l'intervento conclusivo di Monsignor Giovanni Ricchiuti, Presidente di Pax Christi Italia che ha sottolineato l'importanza di un progetto educativo, di una cittadinanza partecipata che possa costruire passo dopo passo un dialogo costruttivo e costante con le Istituzioni: «Questa dovrebbe essere una piazza di bellezza, ed invece si tratta di uno dei centri di spaccio di droga più noti. Spero che ci abbiano ascoltati, coloro che dovevano ascoltarci, perché deve arrivare il messaggio che qui per loro non c'è posto e non devono venire qui per distruggere una giovinezza con lo spaccio della droga. Il cammino non si conclude qui ma deve proseguire nelle famiglie, nelle chiese, nelle scuole, nelle associazioni con un intento comune. La città è nostra, è della comunità».