Caso Vincenzo Coviello, concluse le indagini preliminari della Procura

L'ex dipendente della filiale biscegliese di Intesa Sanpaolo è accusato di aver spiato per oltre quattro anni i conti di oltre 3500 clienti. Altre sette persone finite nel mirino

martedì 15 settembre 2026 09.45
Una complessa e lunga attività d'indagine che si è prolungata per oltre due anni. La Procura di Bari ha fatto sapere di aver notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di Vincenzo Coviello, l'ex dipendente bitontino della filiale biscegliese dell'istituto di credito Intesa Sanpaolo, già addetto alla sede Agribusiness di Bisceglie e licenziato nell'agosto 2024.

Il lavoro condotto dalla polizia giudiziaria ha consentito di scoprire uno scenario di assoluta gravità, caratterizzato da accessi abusivi reiterati su una vastissima platea di persone in maniera quasi ossessiva. Un'attività illecita che si era protratta nel silenzio per anni: le indagini hanno infatti permesso di accertare che il fenomeno ha avuto inizio a partire da gennaio 2020 e, in modo costante, si è prolungato fino alla fine di aprile 2024. Sfruttando le proprie credenziali operative e le mansioni aziendali, il dipendente infedele si è reso autore di un monitoraggio occulto, sistematico e prolungato, violando ripetutamente e in modo mirato i dati sensibili e finanziari di ben 3572 clienti.

Tra le vittime di questa vera e propria attività di spionaggio patrimoniale figurano numerose alte personalità dello Stato, esponenti delle istituzioni e membri dell'attuale vertice politico-esecutivo, tra cui spiccano il Capo dello Stato Sergio Mattarella, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il presidente del Senato Ignazio Maria La Russa e il ministro della difesa Guido Crosetto. L'acquisizione di questi dati sensibili ha esposto a grave rischio non solo il diritto alla riservatezza dei singoli, ma la stessa sicurezza delle istituzioni democratiche. La gravità e la vastità delle intrusioni hanno conferito all'inchiesta un inevitabile risalto nazionale, richiamando la massima attenzione dei vertici istituzionali: per questa ragione è stata coinvolta la stessa Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo (Dna).

La Procura, inoltre, ha comunicato che non si tratterebbe di un fenomeno isolato. Durante le indagini sono state attenzionate le posizioni di altre sette persone che potrebbero essere coinvolte nella vicenda, tutti dipendenti del medesimo istituto di credito. Questi ultimi si sarebbero resi protagonisti di condotte analoghe a quelle del principale indagato, sintomo di una preoccupante vulnerabilità al fascino della curiosità illecita o del dossieraggio, seppur caratterizzate da una minore offensività, frequenza ed entità, e non rivolte verso obiettivi istituzionali sensibili. ça posizione di questi sette indagati è stata formalmente stralciata e i relativi fascicoli già trasmessi per competenza alle altre sedi giudiziarie dislocate sul territorio nazionale.

A Coviello sono oggi contestati, in un'unica e grave cornice accusatoria, i reati di accesso abusivo a sistema informatico o telematico - aggravato dal fatto che l'infrastruttura bancaria colpita è formalmente inserita all'interno del Perimetro di sicurezza nazionale cibernetica, rendendo l'attacco una minaccia diretta alle infrastrutture critiche del Paese -, il procacciamento illecito di notizie concernenti la sicurezza dello Stato per aver acquisito informazioni segrete focalizzate in particolar modo sulle transazioni dei componenti del direttivo politico nazionale e, infine, plurime e sistematiche violazioni della normativa a tutela della privacy, per aver effettuato il trattamento illecito e la potenziale diffusione di dati personali altamente sensibili.