Daria Bignardi presenta "Nostra solitudine" alle Vecchie Segherie Mastrototaro

L'evento si è svolto nella serata di domenica 24 maggio

lunedì 25 maggio 2026 14.00
A cura di Serena De Musso
La solitudine raccontata non come condizione privata ma come riflesso di una assenza che attraversa la collettività. Questa l'intuizione da cui prende le mosse "Nostra solitudine", il nuovo libro della giornalista e scrittrice Daria Bignardi, che in questo suo nuovo scritto si interroga sulla natura stessa del sentirsi soli e sole, che pur essendo un'emozione universale, in alcuni momenti può essere un privilegio, soprattutto in un momento storico a dir poco instabile come quello odierno.

Ad accogliere Bignardi il pubblico gremito delle Vecchie Segherie Mastrototaro che nella serata di domenica 24 maggio ha assistito con entusiasmo alla conversazione che l'autrice ha condotto con Viviana Peloso e Salvatore D'Alessio. Tanti i temi toccati dal nuovo romanzo della giornalista e presentatrice, nota al grande pubblico per programmi come "Le invasioni barbariche" e "L'Assedio", oltre ad essere stata per un breve periodo anche direttrice di Rai3. Il racconto parte da un viaggio nel sud-est asiatico laddove Bignardi ha scelto di allontanarsi dai social: comincia così una profonda riflessione intima ma dal respiro spiccatamente collettivo, che accompagna chi legge in un'autocoscienza del sé.

«In certi momenti e frangenti la solitudine può essere dolorosa, ma può essere anche tanto bella. È sicuramente una condizione molto diffusa, a tutte le età, volevo capirci di più. Quello che ho capito scrivendo questo libro è che intanto bisogna esserne consapevoli, e questo cambia tutto e anche capire quali sono quegli schemi che ci fanno sentire soli. Quando ci si rende conto che la solitudine non riguarda solo noi, allora sentirsi in collegamento col mondo è proprio la svolta, allora non ci si sente più soli» ha spiegato l'autrice.

Fondamentale per la stesura del libro, l'esperienza fatta da Daria Bignardi in Cisgiordania, Hebron e Ramallah laddove la giornalista ha potuto incontrare i prigionieri palestinesi, facendo del racconto dell'altro uno strumento attraverso cui interrogare sé stessa. Proprio in questi giorni sono tornati a casa gli attivisti e le attiviste che a bordo della Global Sumud Flotilla, iniziativa umanitaria globale volta a rompere il blocco navale imposto da Israele nella Striscia di Gaza, sono stati intercettati e bloccati lo scorso 18 maggio nella acque di Cipro. A bordo dell'imbarcazione anche l'attivista pugliese Simona Losito, che dopo l'arresto da parte dei militari israeliani è finalmente tornata a casa. Prosegue invece la spedizione via terra per gli attivisti Domenico Centrone di Molfetta e Sara Suriano di Andria.

E sono parole di sostegno quelle che la scrittrice ha rivolto alla Global Sumud Flotilla: «Essere stata in Cisgiordania è stato fondamentale: era ancora Aprile e non c'erano stati ancora movimenti globali, né europei né internazionali. Invece quando realtà come la Global Sumud Flotilla ha iniziato la sua prima missione e poi ci sono state le manifestazioni di piazza, tutti siamo scesi in piazza, in tutta Italia in tutta Europa lì c'è stata veramente una svolta. Ero veramente angosciata, mi sentivo sola dopo quel viaggio, mi sentivo impotente, in colpa, sembrava che i nostri governi non stessero facendo nulla. Quando la tocchi, quando la vedi quella violenza che ho visto sulla collina di Hebron dei coloni nei confronti dei contadini palestinesi non puoi che restare angosciata. Quando finalmente la Flotilla è partita ho ricominciato a sperare».

Ma la riflessione della scrittrice indaga anche altri temi della nostra contemporaneità come quello della maternità e dell'essere donna al giorno d'oggi: «Tutte le donne lo sanno che l'angelo del focolare è una fregatura. Le madri si sa che vengono sempre rimproverate perché sbagliano qualcosa, ma sappiamo anche che i figli hanno bisogno di qualcuno che sbagli per poi poter diventare sé stessi. Sdrammatizzare serve sempre, e anche prendersi meno sul serio, che forse per le madri vuol dire proprio fare meno» ha poi concluso Bignardi.