Eleonora Celestino presenta "Il coraggio di essere felice" alle Vecchie Segherie Mastrototaro - L'INTERVISTA

Pubblico gremito per la performance di presentazione del nuovo libro della psicologa biscegliese

lunedì 18 maggio 2026 14.50
A cura di Serena De Musso
Storie che si intrecciano e che vivono assieme, come spighe di grano formano una distesa infinita di bellezza che Eleonora Celestino, psicologa e psicoterapeuta, attraversa per raccontare non la malattia, ma l'umanità. Nel libro "Il coraggio di essere felice", la psicologa biscegliese ripercorre i suoi anni di tirocinio tra le mura della vecchia Casa della Divina Provvidenza, riferendo non romanzando storie vissute e ascoltate, ricordi, suoni, emozioni.

Nella serata di domenica 17 maggio presso le Vecchie Segherie Mastrototaro si è svolta la presentazione del romanzo di Celestino che per l'occasione ha deciso di ricorrere al linguaggio evocativo per eccellenza: il teatro. A dare forma allo spettacolo scritto dalla psicoterapeuta i corpi di amici e amiche, medici e specialiste delle relazioni umane che hanno abitato il palco tracciando i profili di un meraviglioso mosaico di storie.

A fine serata l'omaggio a Felice Mangiarano, ospite della Casa della Divina Provvidenza divenuto ormai simbolo di amore per la vita e gratitudine.

«Ho scelto la parola coraggio perché un po' come scrivo in ogni capitolo del libro mi piace ritornare all'etimologia della parola: avere coraggio deriva da cordis, che significa avere cuore. In realtà nel titolo ho un po' giocato con le parole perché felice non è soltanto un aggettivo legato alla felicità ma è anche il nome proprio di una persona che è vissuta 80 anni della sua vita nell'ex ospedale psichiatrico. Fece della cultura la sua arma, il suo farmaco. Grazie alla cultura poté in qualche modo scavalcare il muro e se oggi ancora siamo qui è anche grazie a Felice Magiarano e a tante altre persone che hanno condiviso le loro storie - ha commentato Celestino a margine dell'evento -. Nel libro infatti quello che tendo a precisare è che sono tutte storie vere che io non ho romanzato. Credo molto nella mia professione, che non è solo una professione culturale, clinica e diagnostica ma è una professione anche e soprattutto sociale».

L'esibizione rientra in un percorso di sensibilizzazione avviato più di dieci anni fa proprio da Celestino con gli altri figuranti dello spettacolo, prendendo il nome di "Progetto Mayura" (in sanscrito "pavone"): «Il mio desiderio più grande è che si ritorni a fare gruppo, a vivere insieme: il gruppo per me, come si dice nella psicologia della Gestalt, è molto di più della somma delle parti e noi come gruppo abbiamo una nostra identità laddove non esisto io ma esiste l'identità del gruppo. Siamo medici, infermieri, tecnici di radiologia, psicologi. Facciamo professioni diverse ma lavorando nell'ambito delle relazioni sociali e d'aiuto, sentiamo di dover portare avanti la causa sociale» ha poi concluso l'autrice.