"La ragazzina": Valeria Parrella racconta il suo nuovo romanzo alle Vecchie Segherie Mastrototaro

​L'evento si è tenuto nella serata di martedì 26 maggio

mercoledì 27 maggio 2026
A cura di Serena De Musso
La storia di Giovanna d'Arco per parlare a tutte le altre ragazzine del mondo che come lei si mettono "di traverso" per cambiare le regole del gioco. Valeria Parrella con il suo nuovo romanzo "La ragazzina" intende parlare al presente mostrando quel sentiero ricavato dalle storie di chi ci ha preceduto e che a sua volta ha lottato. A dialogare con l'autrice, di fronte al pubblico delle Vecchie Segherie Mastrototaro Pasquale Ciocia.

«A me viene naturale pensare che il passato ci ha creato una strada sulla quale possiamo camminare tranquilli, sapere che tutto sommato non siamo soli, nel leggere il presente, perché qualcuno lo ha fatto prima di noi. In questo caso addirittura una figura esemplare che è veramente vissuta, ma ne possiamo trovare tante per esempio nella storia della letteratura, pensiamo ad Antigone, ad Ecuba» - ha spiegato la scrittrice -. I giovani sono quelli che ci stanno indicando la strada e ci stanno destrutturando rispetto a quello che pensavamo dovesse essere il mondo».

Tra i temi toccati nel romanzo anche i corpi delle donne visti come luoghi di azione del potere: «Giovanna D'Arco è stata incarcerata, torturata e bruciata viva, da una corte di soli uomini che rappresentavano il potere religioso che all'epoca era anche il potere culturale e istituzionale, quindi è sempre il potere che si esercita sul corpo delle donne. Il mio libro può essere letto anche in questa chiave. Intorno a me vedo tantissime ragazzine che si mettono di traverso, è quello il motivo per cui ho scritto questo racconto: ho incontrato una figura esemplare, quella di Giovanna, e ho capito che l'avevo già vista seduta a terra ogni venerdì per protestare contro i problemi del pianeta, che l'avevo vista togliersi il velo perché le avevano detto di coprirsi bene i capelli, l'ho sentita urlare da un carcere come premio Nobel per la Pace» ha dichiarato Parrella.

Chiaro il monito della scrittrice, nascosto tra le righe di un racconto dal chiaro impegno civile: «La guerra dei cent'anni fu una guerra violentissima. Era una guerra di confine: immaginare la zona in cui si è svolta è come immaginare il Donbas, sono le terre di confine. Non si tratta di scontri facili, c'è sempre un invasore e c'è sempre un invaso. Quindi si può sempre scegliere da che parte stare. Anche Giovanna scelse di prendere posizione, e prese posizione a favore degli oppressi».