«Tempi e impegni concreti». Il nuovo appello della famiglia di Mino Racanati

La moglie Vanessa: «Quando potranno iniziare concretamente le operazioni di dragaggio?»

mercoledì 29 luglio 2026 11.30
«Dopo quasi quattro mesi dal 2 aprile, chiediamo una risposta chiara: quali sono i prossimi passi e quando potranno iniziare concretamente le operazioni di dragaggio?». È il nuovo appello rivolto alle istituzioni competenti da parte della famiglia di Mino Racanati, il 53enne biscegliese disperso dopo il crollo del ponte Trigno. La moglie Vanessa si è fatta portavoce per chiedere un'accelerazione dei tempi dopo il tavolo tecnico: «Dal giorno del crollo la nostra vita è rimasta sospesa. Mentre il calendario continua ad andare avanti, noi siamo ancora fermi a quel maledetto 2 aprile. Non stiamo chiedendo spiegazioni impossibili, stiamo chiedendo di sapere a che punto siamo e cosa manca ancora».

«Da quanto ci è stato comunicato, due ditte hanno già effettuato il sopralluogo necessario per le operazioni di dragaggio, mentre siamo ancora in attesa del sopralluogo della terza ditta. Ed è proprio per questo che chiediamo: Qual è il prossimo passaggio? Quali sono i tempi previsti? C'è ancora qualcosa che impedisce l'avvio delle operazioni? Se esistono ostacoli tecnici, burocratici o autorizzativi, chiediamo che siano comunicati con chiarezza. La trasparenza, in questo momento, non è soltanto un diritto: è ciò di cui abbiamo bisogno per non sentirci ancora una volta lasciati nell'incertezza» ha rivelato la moglie di Mino.

«Dal 2 aprile ogni piccolo passo è stato accompagnato da attese, richieste e solleciti. Ogni aggiornamento è arrivato dopo aver dovuto cercare risposte, quando invece dovrebbe essere naturale per una famiglia sapere cosa sta accadendo. Dietro ogni procedura, ogni autorizzazione e ogni passaggio amministrativo, però, c'è una realtà che non può essere dimenticata: c'è una persona dispersa e c'è una famiglia che aspetta. Il tavolo tecnico avrebbe dovuto rappresentare un momento di chiarezza. Oggi, invece, abbiamo ancora bisogno di risposte» ha rimarcato la famiglia.

«Dopo questo passaggio chiediamo di conoscere con certezza il percorso, le tempistiche e gli impegni concreti. Non vogliamo altre promesse. Non vogliamo altre rassicurazioni senza una data e senza un'azione. Vogliamo soltanto che ciò che viene annunciato diventi realtà. Perché dietro ogni giorno che passa c'è una famiglia che soffre, una comunità che aspetta e una figlia che continua a chiedere una cosa semplice: aiutateci a riportare a casa nostro padre. Questa non è soltanto una richiesta, è un grido d'aiuto. Chiediamo alle istituzioni competenti di ascoltarlo e di trasformare finalmente le parole in fatti. Perché per il mondo il tempo passa. Per noi, invece, è ancora il 2 aprile» ha concluso Vanessa.