«La musica si è fermata..», il dolore del DJ dopo la notte di terrore al Divine Club
La testimonianza di Valerio Di Zanni, in arte Deeza
mercoledì 22 aprile 2026
17.41
«Quello che è accaduto sabato mi ha stravolto. Tuttora non credo di sentirmi bene. È una brutta botta emotiva, difficile da metabolizzare per me».
È una testimonianza che parte dal dolore, quella di Valerio Di Zanni, in arte Deeza DJ, originario di Corato, ma amatissimo e noto a Terlizzi per i suoi esordi musicali, che nella notte tra sabato e domenica era alla consolle del Divinae Follie di Bisceglie, quando intorno alle 3:55 si è consumato l'agguato costato la vita al 42enne Filippo Scavo.
Le sue parole, affidate a uno sfogo pubblico, non cercano visibilità ma restituiscono il peso emotivo di una notte che avrebbe dovuto essere soltanto musica.
Aveva iniziato a suonare da poco, intorno alle 2.00, immerso nella sua performance. Nel momento dello sparo non si è accorto di nulla: gli auricolari, la concentrazione, il lavoro.
Poi, improvvisamente, dalla pista un ragazzo richiama la sua attenzione. Un gesto, uno sguardo, e la consolle si spegne. Da lì in poi, il buio.
«Mi sono sentito sporco, schifoso, vomitevole, anche se chiunque mi ripete che non c'entro niente».
Un senso di smarrimento che si mescola a qualcosa di più profondo, quasi difficile da spiegare.
«Ho sposato una causa: portare la festa nel cuore delle persone con la mia musica, e proprio sul più bello, proprio durante il mio spettacolo preparato con cura, è successo l'impensabile».
La notte cambia volto in pochi istanti. La musica lascia spazio alla paura, la leggerezza si trasforma in tensione.
«"Avevano un conto in sospeso", "erano questioni di famiglia". Potevate risolvervele a casa vostra, nel vostro condominio, non a casa mia, non con la mia musica, con la mia crew, con la mia gente. Gli atti goliardici hanno bisogno di un palcoscenico notevole e di un telegiornale, vero? Altrimenti non avrebbe fatto scalpore».
Parole dure, che raccontano anche un senso di ingiustizia per quanto accaduto in un luogo che dovrebbe essere dedicato esclusivamente allo svago.
«E poi succede che le conseguenze di questi atti scellerati le pagano sempre gli altri. Adesso i proprietari, i gestori, i tecnici, gli addetti sono devastati. E io con loro».
Il dolore non resta isolato, ma si allarga a tutta la comunità che quella notte era presente, ma non solo.
«Grazie per i messaggi di incoraggiamento, di rassicurazione, di affetto, di stima. Grazie per esservi preoccupati per me e per noi: stiamo bene, sto bene». E poi, quasi a voler trovare un appiglio e coraggio per ripartire: «Ho solo un fortissimo dolore nel petto. C'è un gran bel sole adesso in Puglia: provo a ricaricare la batteria».
Una notte che doveva essere musica e che invece ha lasciato un segno profondo. Non solo per chi ha perso la vita, ma anche per chi si è trovato, all'improvviso, a vivere da vicino una tragedia che ha cambiato tutto.
È una testimonianza che parte dal dolore, quella di Valerio Di Zanni, in arte Deeza DJ, originario di Corato, ma amatissimo e noto a Terlizzi per i suoi esordi musicali, che nella notte tra sabato e domenica era alla consolle del Divinae Follie di Bisceglie, quando intorno alle 3:55 si è consumato l'agguato costato la vita al 42enne Filippo Scavo.
Le sue parole, affidate a uno sfogo pubblico, non cercano visibilità ma restituiscono il peso emotivo di una notte che avrebbe dovuto essere soltanto musica.
Aveva iniziato a suonare da poco, intorno alle 2.00, immerso nella sua performance. Nel momento dello sparo non si è accorto di nulla: gli auricolari, la concentrazione, il lavoro.
Poi, improvvisamente, dalla pista un ragazzo richiama la sua attenzione. Un gesto, uno sguardo, e la consolle si spegne. Da lì in poi, il buio.
«Mi sono sentito sporco, schifoso, vomitevole, anche se chiunque mi ripete che non c'entro niente».
Un senso di smarrimento che si mescola a qualcosa di più profondo, quasi difficile da spiegare.
«Ho sposato una causa: portare la festa nel cuore delle persone con la mia musica, e proprio sul più bello, proprio durante il mio spettacolo preparato con cura, è successo l'impensabile».
La notte cambia volto in pochi istanti. La musica lascia spazio alla paura, la leggerezza si trasforma in tensione.
«"Avevano un conto in sospeso", "erano questioni di famiglia". Potevate risolvervele a casa vostra, nel vostro condominio, non a casa mia, non con la mia musica, con la mia crew, con la mia gente. Gli atti goliardici hanno bisogno di un palcoscenico notevole e di un telegiornale, vero? Altrimenti non avrebbe fatto scalpore».
Parole dure, che raccontano anche un senso di ingiustizia per quanto accaduto in un luogo che dovrebbe essere dedicato esclusivamente allo svago.
«E poi succede che le conseguenze di questi atti scellerati le pagano sempre gli altri. Adesso i proprietari, i gestori, i tecnici, gli addetti sono devastati. E io con loro».
Il dolore non resta isolato, ma si allarga a tutta la comunità che quella notte era presente, ma non solo.
«Grazie per i messaggi di incoraggiamento, di rassicurazione, di affetto, di stima. Grazie per esservi preoccupati per me e per noi: stiamo bene, sto bene». E poi, quasi a voler trovare un appiglio e coraggio per ripartire: «Ho solo un fortissimo dolore nel petto. C'è un gran bel sole adesso in Puglia: provo a ricaricare la batteria».
Una notte che doveva essere musica e che invece ha lasciato un segno profondo. Non solo per chi ha perso la vita, ma anche per chi si è trovato, all'improvviso, a vivere da vicino una tragedia che ha cambiato tutto.