Omicidio Lino Pizzi, guerra tra clan sullo sfondo: si indaga sul passato del titolare
Il proprietario del ristorante avrebbe confermato ai carabinieri che i colpi esplosi non erano diretti al cameriere 62enne. L'azione è stata rapidissima: a fare irruzione potrebbero essere stati in tre
venerdì 1 maggio 2026
16.00
Una vittima innocente. Le prove finora raccolte sull'agguato all'interno del ristorante "Spaghetteria n.1" in via Mauro Storelli a Bisceglie portano in una direzione abbastanza chiara: Lino Pizzi, 62enne incensurato, cameriere e responsabile di sala del locale, non era il vero bersaglio ed è stato ucciso per errore, per essersi suo malgrado trovato lungo la direttrice dei colpi. Lo stesso titolare avrebbe confermato ai carabinieri che i colpi esplosi non erano diretti a lui.
Potrebbero essere tre gli uomini incappucciati che hanno fatto contemporaneamente irruzione intorno alle ore 21 di giovedì sera, facendo esplodere molti colpi di pistola: 15 i bossoli repertati dalla scientifica ma è da accertare se siano stati sparati con una o più armi. I killer sono poi fuggiti a bordo di un'utilitaria di colore scuro, a quanto pare con una persona che li attendeva in auto.
Nessun cliente avrebbe assistito alla scena, sentendo soltanto il rumore degli spari. Infatti, cinque persone (di cui un piccolo gruppetto di cittadini inglesi) erano seduti nella saletta attigua al momento dell'accaduto. I clienti sono usciti sotto choc dal locale, venendo poi ascoltati dai carabinieri della tenenza di Bisceglie e del nucleo investigativo Bat. Il ristorante è stato messo sotto sequestro: l'analisi dei sistemi di videosorveglianza potrebbe aiutare gli inquirenti a ricostruire con maggiore certezza la dinamica dell'omicidio, le cui indagini sono ora coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari.
L'omicidio in un ristorante a Bisceglie è il quarto episodio in appena 12 giorni. Il proprietario del locale (circa 40 anni), ritenuto il vero bersaglio dell'agguato, sarebbe stato coinvolto in passato in inchieste per droga che hanno riguardato il clan Capriati. La vicenda potrebbe essere dunque un nuovo atto della guerra tra i due clan che si sta consumando tra i due territori nell'ultimo periodo: un collegamento che la Dda sta cercando di accertare attraverso l'attività investigativa sul caso.
Potrebbero essere tre gli uomini incappucciati che hanno fatto contemporaneamente irruzione intorno alle ore 21 di giovedì sera, facendo esplodere molti colpi di pistola: 15 i bossoli repertati dalla scientifica ma è da accertare se siano stati sparati con una o più armi. I killer sono poi fuggiti a bordo di un'utilitaria di colore scuro, a quanto pare con una persona che li attendeva in auto.
Nessun cliente avrebbe assistito alla scena, sentendo soltanto il rumore degli spari. Infatti, cinque persone (di cui un piccolo gruppetto di cittadini inglesi) erano seduti nella saletta attigua al momento dell'accaduto. I clienti sono usciti sotto choc dal locale, venendo poi ascoltati dai carabinieri della tenenza di Bisceglie e del nucleo investigativo Bat. Il ristorante è stato messo sotto sequestro: l'analisi dei sistemi di videosorveglianza potrebbe aiutare gli inquirenti a ricostruire con maggiore certezza la dinamica dell'omicidio, le cui indagini sono ora coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari.
La guerra tra clan sullo sfondo
La serie di sparatorie registrata nelle ultime due settimane, tra Bisceglie e Bari, riapre sempre più l'ombra della guerra tra cosche dei gruppi della criminalità organizzata barese. La scia di sangue ha avuto inizio poco meno di due settimane fa, lo scorso 19 aprile, nella discoteca biscegliese Divine Club: il 42enne Filippo Scavo (residente a Carbonara), vicino al clan Strisciuglio, è stato ucciso. Poco più tardi, a Bari vecchia, il 21enne Kevin Ciocca (uomo di fiducia dei Capriati) è stato gambizzato. La sera del 28 aprile, in via Pier l'Eremita sempre a Bari vecchia, una donna di 85 anni è stata ferita lievemente da un proiettile: secondo quanto ricostruito, chi ha sparato voleva colpire un pregiudicato del clan Strisciuglio, con dei precedenti per traffico di sostanze stupefacenti.L'omicidio in un ristorante a Bisceglie è il quarto episodio in appena 12 giorni. Il proprietario del locale (circa 40 anni), ritenuto il vero bersaglio dell'agguato, sarebbe stato coinvolto in passato in inchieste per droga che hanno riguardato il clan Capriati. La vicenda potrebbe essere dunque un nuovo atto della guerra tra i due clan che si sta consumando tra i due territori nell'ultimo periodo: un collegamento che la Dda sta cercando di accertare attraverso l'attività investigativa sul caso.