Andrea Pezzi racconta "La nostra Odissea" alle Vecchie Segherie Mastrototaro - L'INTERVISTA
La presentazione si è svolta nella serata di giovedì 23 aprile
venerdì 24 aprile 2026
10.00
Il viaggio di Ulisse visto come il percorso dell'umanità tutta verso una nuova Itaca, che, come accade per Odisseo, costituisce la grande prova, l'ultima, prima di scoprire la vera saggezza.
È all'interno di questa metafora che Andrea Pezzi, autore e conduttore televisivo, si orienta in "La nostra Odissea. Ritorno all'umano" per costruire una narrativa intima e collettiva allo stesso tempo, che possa accompagnare chi legge in una riflessione profonda sulle mille sfumature dell'agire umano, riconfermando ancora una volta l'instancabile attualità dei grandi classici antichi.
«Dentro i grandi capolavori c'è quasi una sezione aurea, una specie di codice di Fibonacci per cui sembra che si possa applicare su qualsiasi cosa e questo accade quando un'opera d'arte è veramente grande. In effetti l'Odissea ha delle logiche nella sua trama che stanno dentro la storia di ognuno di noi. Mi sono trovato a notare una stranissima coincidenza tra la cronologia della storia del pensiero umano e la cronologia degli eventi che riguardano la storia di Ulisse - ha spiegato Pezzi -. Credo che in questo momento della storia dove ci sono dei leader non carismatici, con un ego piuttosto malato sia importante recuperare il concetto di un Umanesimo per il quale è la saggezza che usa i saggi e non viceversa. Credo che riprendere questi valori abbia un grande significato proprio perché tra il digitale e questa distopia democratica il senso di questa lezione è fondamentale».
Durante la serata Pezzi ha condiviso il palco con Francesco Boccia e Barbara Cafagna, sviluppando un complesso dibattito che ha stimolato l'attenzione del pubblico coinvolgendolo nello scambio finale.
«Itaca credo che sia il luogo interiore che sentiamo come nostalgia, "nostos" nostalgia celeste, a cui tutti quanti cerchiamo di tornare. Ulisse è un po' visto in questo romanzo come l'emblema dell'uomo contemporaneo che ha una intelligenza straordinaria, però ha una intelligenza che serve per sopraffare l'altro. Proprio grazie al viaggio riscopre tutta una serie di caratteristiche simbolicamente rappresentate dai personaggi che incontra, e fino alla fine Omero ci porta a riconsiderare l'idea dell'intelligenza come forma di una possibile superiorità d'amore anziché di sopraffazione - ha poi concluso lo scrittore -. Questa vocazione ad essere migliori si deve quindi consumare e confrontare con la capacità di amare e non con la capacità di sopraffare gli altri. Itaca, dunque, è il luogo dove apprendiamo questa verità».
È all'interno di questa metafora che Andrea Pezzi, autore e conduttore televisivo, si orienta in "La nostra Odissea. Ritorno all'umano" per costruire una narrativa intima e collettiva allo stesso tempo, che possa accompagnare chi legge in una riflessione profonda sulle mille sfumature dell'agire umano, riconfermando ancora una volta l'instancabile attualità dei grandi classici antichi.
«Dentro i grandi capolavori c'è quasi una sezione aurea, una specie di codice di Fibonacci per cui sembra che si possa applicare su qualsiasi cosa e questo accade quando un'opera d'arte è veramente grande. In effetti l'Odissea ha delle logiche nella sua trama che stanno dentro la storia di ognuno di noi. Mi sono trovato a notare una stranissima coincidenza tra la cronologia della storia del pensiero umano e la cronologia degli eventi che riguardano la storia di Ulisse - ha spiegato Pezzi -. Credo che in questo momento della storia dove ci sono dei leader non carismatici, con un ego piuttosto malato sia importante recuperare il concetto di un Umanesimo per il quale è la saggezza che usa i saggi e non viceversa. Credo che riprendere questi valori abbia un grande significato proprio perché tra il digitale e questa distopia democratica il senso di questa lezione è fondamentale».
Durante la serata Pezzi ha condiviso il palco con Francesco Boccia e Barbara Cafagna, sviluppando un complesso dibattito che ha stimolato l'attenzione del pubblico coinvolgendolo nello scambio finale.
«Itaca credo che sia il luogo interiore che sentiamo come nostalgia, "nostos" nostalgia celeste, a cui tutti quanti cerchiamo di tornare. Ulisse è un po' visto in questo romanzo come l'emblema dell'uomo contemporaneo che ha una intelligenza straordinaria, però ha una intelligenza che serve per sopraffare l'altro. Proprio grazie al viaggio riscopre tutta una serie di caratteristiche simbolicamente rappresentate dai personaggi che incontra, e fino alla fine Omero ci porta a riconsiderare l'idea dell'intelligenza come forma di una possibile superiorità d'amore anziché di sopraffazione - ha poi concluso lo scrittore -. Questa vocazione ad essere migliori si deve quindi consumare e confrontare con la capacità di amare e non con la capacità di sopraffare gli altri. Itaca, dunque, è il luogo dove apprendiamo questa verità».