Corteo contro le mafie, l'intervento del circolo Arci "Oltre i confini"
«Associazioni, società civile, forze politiche e istituzioni, nel proprio ambito, è chiamato a fare la propria parte rompendo con silenzi e complicità»
mercoledì 20 maggio 2026
14.00
Il circolo Arci "Oltre i confini", riunito nella Rete dei diritti, ha invitato la cittadinanza alla manifestazione cittadina in programma mercoledì 20 maggio con partenza da largo Castello alle ore 19, a favore di una città libera dalle mafie, dalla sua logica di potere e dall'omertà. «I recenti episodi criminali registrati a Bisceglie hanno evidenziato come anche il nostro territorio non è indenne dalla presenza della criminalità organizzata anzi è coinvolto dalla faida interna a famiglie rivali che si contendono il controllo del territorio. Il contrasto al fenomeno mafioso non può essere delegato unicamente alle forze dell'ordine o pensare di risolverlo installando ulteriori telecamere, il fallimento dei 5 decreti sicurezza approvati dalla maggioranza di governo indica che la strada da seguire è un'altra» hanno sottolineato.
«Associazioni, società civile, forze politiche, istituzioni, ognuno nel proprio ambito è chiamato a fare la propria parte rompendo con silenzi e complicità. La criminalità si contrasta sottraendole la bassa manovalanza attraverso politiche attive sull'occupazione, il rilancio delle attività produttive, l'innovazione e la ricerca. L'alto tasso di disoccupazione, che pone la Bat come fanalino di coda della Regione, è infatti facile serbatoio per l'arruolamento, da parte della criminalità, della manovalanza dedita allo spaccio di sostanze. La mafia va contrastata sul piano culturale perché i cosiddetti luoghi della movida stanno diventando contenitori per il riciclo di denaro derivante da attività illecite ma anche luoghi dove si ostenta e perpetua uno stile di vita e codici di potere e comportamento basati sulla prepotenza e sull'uso esclusivo della forza».
«Da questo punto di vista la mafia condivide la stessa logica di dominio e sopraffazione dei re che pretendono di governare il mondo attraverso le guerre, il riarmo, la continua violazione del diritto internazionale e il genocidio del popolo Palestinese. L' atto di pirateria commesso da Israele in acque internazionali e il sequestro degli equipaggi della flottiglia ne sono una recente dimostrazione. Per queste ragioni coniughiamo l'impegno al contrasto del fenomeno mafioso con quello alle logiche belliche e neocoloniali dei vari re che pretendono di dominare il mondo. Il 2 giugno del 1946 abbiamo cacciato un re, oggi ne abbiamo molti altri da cacciare» ha concluso l'Arci.
«Associazioni, società civile, forze politiche, istituzioni, ognuno nel proprio ambito è chiamato a fare la propria parte rompendo con silenzi e complicità. La criminalità si contrasta sottraendole la bassa manovalanza attraverso politiche attive sull'occupazione, il rilancio delle attività produttive, l'innovazione e la ricerca. L'alto tasso di disoccupazione, che pone la Bat come fanalino di coda della Regione, è infatti facile serbatoio per l'arruolamento, da parte della criminalità, della manovalanza dedita allo spaccio di sostanze. La mafia va contrastata sul piano culturale perché i cosiddetti luoghi della movida stanno diventando contenitori per il riciclo di denaro derivante da attività illecite ma anche luoghi dove si ostenta e perpetua uno stile di vita e codici di potere e comportamento basati sulla prepotenza e sull'uso esclusivo della forza».
«Da questo punto di vista la mafia condivide la stessa logica di dominio e sopraffazione dei re che pretendono di governare il mondo attraverso le guerre, il riarmo, la continua violazione del diritto internazionale e il genocidio del popolo Palestinese. L' atto di pirateria commesso da Israele in acque internazionali e il sequestro degli equipaggi della flottiglia ne sono una recente dimostrazione. Per queste ragioni coniughiamo l'impegno al contrasto del fenomeno mafioso con quello alle logiche belliche e neocoloniali dei vari re che pretendono di dominare il mondo. Il 2 giugno del 1946 abbiamo cacciato un re, oggi ne abbiamo molti altri da cacciare» ha concluso l'Arci.