Sentenza storica per la Puglia: biscegliese potrà cambiare sesso senza operarsi

Grazie all'impegno degli avvocati Pietro Casella e Giuseppina Leone, O.G. potrà chiamarsi Elena anche all'anagrafe

domenica 14 maggio 2017 16.37
Un sentenza a tutti gli effetti storica per la Puglia, che ha per protagonista un biscegliese, rappresentato e difeso da due legali biscegliesi.

O.G., da oggi Elena, è stato probabilmente il primo in Puglia a presentarsi di fronte ai giudici del Tribunale civile di Trani e ad ottenere la sentenza n. 1048/2017 pubblicata il 12/05/2017 in materia di "rettificazione di attribuzione di sesso" senza operazione chirurgica.

Il ricorso presentato dagli avvocati Pietro Casella e Giuseppina Leone risale al 1 ottobre 2014, quando i due legali biscegliesi tentavano di convincere il giudice che, sin da piccina, nelle attitudini e nella vita quotidiana Elena si era dimostrata donna. Giocava con le bambole, indossava abiti femminili e sin dall'età di 13 anni si era sottoposta a terapia ormonale; in seguito, ad una mastoplastica che l'aveva resa donna definitivamente anche agli occhi dei passanti, nessuno aveva nutrito più dubbi. Se non fosse per carta d'identità e passaporto, Elena sarebbe Elena e basta e non più O.G.

La richiesta di acquisizione di dati anagrafici femminili, per la legge italiana, fino a ieri era vincolata ai pericolosi interventi chirurgici. Poi nel 2015, a seguito dell'intervento del giudice del Tribunale di Trento, che avrebbe sollevato il caso di incostituzionalità dell'art. 1 della legge n. 164 del 14 aprile 1982, per contrasto con gli artt. 2 e 117 primo comma della Costituzione, le carte in regola sarebbero cambiate.

La sentenza n° 221 del 21 ottobre 2015, con cui a Corte Costituzionale si è pronunciata definitivamente sulla legittimità costituzionale delle norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso, avrebbe definitivamente chiarito che è "irragionevole" subordinare l'esercizio di un diritto fondamentale, quale il diritto all'identità sessuale, ad un intervento chirurgico demolitorio e/o modificativo dei caratteri sessuali anatomici primari, poiché il raggiungimento dello stato di benessere psico-fisico della persona, si realizzerebbe attraverso la rettificazione di attribuzione di sesso e non già con la riassegnazione chirurgica sul piano anatomico.

Il Tribunale Civile di Trani, che sulle prime aveva trattenuto la causa in decisione, dopo il precedente e la chiara indicazione di che fare, si è finalmente espresso. Il Giudice istruttore ha disposto una consulenza psichiatrica, per verificare le condizioni psicosessuali di Elena ed accertare l'eventuale necessità di un intervento chirurgico, poi ha deciso: da oggi O.G. potrà essere Elena anche sui documenti. Tutte le Elena come lei, semplicemente dimostrando di non aver bisogno di pericolose terapie medico-chirurgiche per raggiungere un equilibrio psicofisico ideale ed integrarsi con la società, potranno chiedere di fare altrettanto.

Una nuova, bella pagina del diritto all'identità di genere è stata scritta. E varrà per sempre.