Riada Partners: «Uniamo le forze per costruire strumenti a sostegno delle vittime di violenza»

L'iniziativa e l'appello lanciati dal gruppo di commercialisti e avvocati dopo il caso di Patrizia Lamanuzzi

martedì 21 aprile 2026 8.41
«In questa settimana la città di Bisceglie è stata attraversata da una serie di tragedie che hanno lasciato tutti senza fiato. Non spetta a noi, che siamo professionisti dell'economia e del diritto, raccontare la cronaca: per quello esistono i giornalisti, e ne hanno già scritto con cura. Il caso di Alicia Amoruso, dolorosissimo, ha immediatamente mosso un dibattito pubblico sulle responsabilità - della manutenzione, dei controlli, della cura dello spazio in cui viviamo - ed è giusto che sia così. La vicenda di Patrizia Lamanuzzi, invece, rischia di essere archiviata sotto un'etichetta diversa: una tragedia privata, una storia familiare finita male, qualcosa che "succede dentro le case" e che nelle case dovrebbe restare. È comodo pensarla così. Ma così non è, e in fondo lo sappiamo tutti» esordisce così la nota di Riada Partners, rappresentato da Alessandro Ricchiuti.

«Nelle ultime ore, i figli di Patrizia Lamanuzzi hanno chiesto che la tragedia che ha colpito la loro famiglia non resti una ferita privata, ma diventi riflessione collettiva. A loro, prima di ogni altra cosa, va il nostro più sincero e affettuoso cordoglio. E proprio il loro invito - pronunciato nel momento più doloroso che si possa immaginare - è ciò che ci ha dato il coraggio di scrivere queste righe. Accogliamo quell'invito e proviamo, con questo piccolo contributo, a onorarlo. Non abbiamo certamente le competenze per offrire una lettura psicologica o sociologica di quanto è accaduto, e non vogliamo nemmeno provarci. Sappiamo bene, però, quanto poco serva, in momenti come questo, un altro appello rivolto esclusivamente alle istituzioni locali, che in queste specifiche ore appaiono confuse e inidonee a svolgere quel ruolo di guida della collettività che dovrebbero avere. Per questo abbiamo scelto un'altra strada: rivolgerci direttamente a chi vive e lavora in questa città.

Lo scopo di questo intervento è semplice: unire le forze per dar vita, qui a Bisceglie, a un punto di riferimento stabile per la nostra città e per le zone limitrofe. Vorremmo raccogliere la disponibilità di chiunque - professionisti, volontari, insegnanti, operatori sociali, imprenditori, semplici cittadini - voglia mettere a disposizione idee, tempo o competenze per costruire strumenti concreti a sostegno delle donne che subiscono violenza, in qualunque forma. Un presidio radicato sul territorio, capace di dialogare con Bisceglie e con i comuni vicini, perché la violenza di genere non conosce confini amministrativi e spesso è proprio nei piccoli spostamenti tra un paese e l'altro che chi ha bisogno di aiuto trova il coraggio di cercarlo» ha spiegato il gruppo di commercialisti e avvocati biscegliesi.

«Ci teniamo a precisare, con chiarezza e sin da subito, una cosa: questa iniziativa non ha, e non vuole avere, alcuna connotazione politica. Non nasce dentro uno schieramento e non si rivolge a un pubblico selezionato in base alle proprie idee. La violenza contro le donne non è un tema di destra né di sinistra: è un tema civile, che riguarda la dignità delle persone e la tenuta della nostra comunità. Ci auguriamo che questo appello venga raccolto in modo trasversale, da chiunque - a prescindere dal proprio orientamento politico, dalla propria appartenenza associativa o dalla propria sensibilità culturale - riconosca che su questo terreno non ci si può permettere di dividersi.

Le possibilità concrete sono molte e, francamente, vorremmo che fossero le persone che risponderanno a questo appello a contribuire a definirle. A puro titolo esemplificativo: uno sportello di ascolto in cui professionisti legali e psicologi si rendano disponibili ad accogliere chi non sa a chi rivolgersi; un presidio o una forma di collaborazione con realtà già attive a livello nazionale nel sostegno alle vittime di violenza - pensiamo, solo per citarne alcune fra le più note, alla Fondazione Giulia Cecchettin o alla rete Non Una di Meno, ma l'elenco potrebbe includere molte altre esperienze - in modo da non dover reinventare ciò che altrove esiste già; percorsi di formazione e sensibilizzazione nelle scuole e nei luoghi di aggregazione; momenti pubblici di confronto che diano alla comunità strumenti, e non solo emozioni, per riconoscere e nominare la violenza prima che diventi irreparabile. Siamo peraltro consapevoli che questo elenco è tutt'altro che esaustivo e potrà arricchirsi di ulteriori strumenti a noi non noti — non essendo addetti ai lavori — che solo chi opera quotidianamente sul tema potrà suggerire e mettere a fuoco».

«Uno sportello di questo tipo, o qualunque altra forma prenderà l'iniziativa, vorremmo si rivolgesse non soltanto alle donne vittime di violenza, ma anche a chiunque - uomo o donna - percepisca di stare attraversando un momento di particolare fragilità e vulnerabilità e senta il bisogno di agire per tempo. La prevenzione passa anche da qui: dal chiedere aiuto prima che sia troppo tardi.
A rafforzare la convinzione che un progetto di questo tipo sia praticabile c'è anche un dato concreto: città a noi vicine - Barletta, Trani, Molfetta - dispongono già da anni di strutture dedicate (basti pensare all'Osservatorio Giulia e Rossella a Barletta, la Stanza Divina all'interno del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Barletta, il Centro Save a Trani, al Centro Pandora a Molfetta), con le quali sarà naturale e auspicabile entrare in dialogo per imparare, confrontarci e costruire qualcosa che si inserisca in una rete già viva, senza duplicazioni e senza partire da zero. Il nostro contributo vuole essere, anche in questo senso, un tassello in più e non una voce isolata.

Per questo chiediamo a chiunque si senta di voler partecipare, in qualunque forma, di farsi avanti. Le adesioni e le proposte possono essere inviate a segreteria@riadapartners.com oppure consegnate direttamente presso i nostri uffici, in via Monte Sabotino numero 6 a Bisceglie. A tutti coloro che risponderanno garantiremo riscontro e il coinvolgimento nelle fasi successive del progetto. Siamo consapevoli che il nostro è un piccolo contributo rispetto a un tema enorme e complesso, che da anni vede impegnate in prima linea professionalità, associazioni e operatori a cui va il nostro rispetto. L'intento è solo quello di contribuire, come cittadini e professionisti di questo paese, a fare in modo che la morte di Patrizia Lamanuzzi non rimanga vana».