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Cultura
Chiara Gamberale presenta "Liberi tutti" alle Vecchie Segherie Mastrototaro - L'INTERVISTA
Un thriller sentimentale alla ricerca delle ragioni profonde che legano tra di loro i bambini grandi. Sullo sfondo una maestra e i suoi bambini
Bisceglie - sabato 17 ottobre 2026
13.19
Secondo Chiara Gamberale sono solo due i luoghi in cui non è possibile indossare maschere: in ospedale e nel "fuori scuola". Ed è proprio all'esterno delle scuole, di una in particolare, che l'autrice romana che ad oggi ricopre il primo posto in classifica per la narrativa italiana ha scelto di ambientare il suo nuovo romanzo "Liberi tutti", un racconto corale, d'impegno ma anche e soprattutto un thriller sentimentale. Una libertà che per i personaggi del romanzo si caratterizza come libertà dalle proprie paure, dai desideri che non sono i propri, insomma dai retaggi familiari che influenzano indubbiamente le loro azioni.
Cinque famiglie, la maestra Titty e i bambini: questo il tessuto umano dal quale prende le mosse la storia, che con la delicatezza e l'audacia tipiche della scrittrice, cerca di valorizzare la bellezza del quotidiano, smontando le sovrastrutture e andando dritto al cuore delle persone, come Gamberale ha ormai ampiamente dimostrato di saper fare magistralmente. Gli adulti vengono identificati dalla voce narrante come bambini grandi e invece gli alunni della scuola vengono chiamati bambini piccoli accomunati tutti dalla stessa lingua emotiva, il "bambinese", all'interno di un sistema narrativo che trasforma gli spazi scolastici nel thriller perfetto, alla ricerca non di un colpevole ma delle relazioni e interazioni più profonde tra i bambini grandi.
«Nonostante la struttura sia quella di un thriller, al centro della storia ci sono dinamiche sentimentali, che sono quelle che sempre mi interessano. Cinque famiglie, cinque coppie e cinque relazioni, e i loro figli: è successo qualcosa di terribile e sono indagati tutti, adulti e bambini - ha spiegato l'autrice -. La voce narrante è quella di una maestra elementare, che conosce sia i suoi allievi e sia i genitori dei suoi allievi, che chiama "i bambini grandi": in questo romanzo non c'è solo l'infanzia di chi bambino lo è anagraficamente ma anche l'infanzia degli adulti che continuano a trascinarsi dietro e dentro».
Un romanzo dal forte valore emotivo per l'autrice: «Per la seconda volta nella mia intera carriera, sono proprio contenta del romanzo che ho scritto e quindi anziché pensare al successivo vorrei provare a fare una cosa che non sono molto capace a fare cioè godermela».
Cinque famiglie, la maestra Titty e i bambini: questo il tessuto umano dal quale prende le mosse la storia, che con la delicatezza e l'audacia tipiche della scrittrice, cerca di valorizzare la bellezza del quotidiano, smontando le sovrastrutture e andando dritto al cuore delle persone, come Gamberale ha ormai ampiamente dimostrato di saper fare magistralmente. Gli adulti vengono identificati dalla voce narrante come bambini grandi e invece gli alunni della scuola vengono chiamati bambini piccoli accomunati tutti dalla stessa lingua emotiva, il "bambinese", all'interno di un sistema narrativo che trasforma gli spazi scolastici nel thriller perfetto, alla ricerca non di un colpevole ma delle relazioni e interazioni più profonde tra i bambini grandi.
«Nonostante la struttura sia quella di un thriller, al centro della storia ci sono dinamiche sentimentali, che sono quelle che sempre mi interessano. Cinque famiglie, cinque coppie e cinque relazioni, e i loro figli: è successo qualcosa di terribile e sono indagati tutti, adulti e bambini - ha spiegato l'autrice -. La voce narrante è quella di una maestra elementare, che conosce sia i suoi allievi e sia i genitori dei suoi allievi, che chiama "i bambini grandi": in questo romanzo non c'è solo l'infanzia di chi bambino lo è anagraficamente ma anche l'infanzia degli adulti che continuano a trascinarsi dietro e dentro».
Un romanzo dal forte valore emotivo per l'autrice: «Per la seconda volta nella mia intera carriera, sono proprio contenta del romanzo che ho scritto e quindi anziché pensare al successivo vorrei provare a fare una cosa che non sono molto capace a fare cioè godermela».


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