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Il Ponte dell'Almà
Capitolo diciottesimo
"Il Ponte dell'Almà", il nuovo romanzo a puntate del dott. Antonio Marzano
domenica 18 gennaio 2026
I bambini appena mi vedono, mi sorridono ed è come se mi riconoscessero.
«Mauro, Sergio, lo ricordate il vostro dottore?» chiede Ottavio.
Mauro, il grande, accenna a un sì, il piccolo Sergio non accenna a nessuna risposta.
«Quanti anni hanno?»
«Mauro ha dieci anni e Sergio otto.»
«Ottavio non so se sia corretto da parte mia fare delle domande ai bambini.»
«Sì, lo capisco… ma se tu ritieni che possano aiutarti a sciogliere qualche nodo…»
«Allora mi dai il permesso?»
«Certo, certo, e poi io sono qui, sono presente. La mia presenza li rassicura. E se dovessi notare un turbamento eccessivo, sarai anche tu a decidere di fermarti.»
«Certamente.»
«Allora bambini, come va?»
«Vi vedo bene abbronzati… state andando al mare?»
«Sì, tutti i giorni ci accompagna la zia Serena» mi risponde Mauro.
«È buona la zia, è come la mamma.»
A Mauro si velano gli occhi di lacrime ed io devo tossire per tenere sotto controllo l'emozione.
«Mauro, e allora ti ricordi quando venivi in studio con la mamma?»
«E ti ricordi di tutte le volte che sei venuto?»
«Sì che mi ricordo, tante volte perché mi veniva la febbre ed avevo il mal di gola e tu mi visitavi e mi davi lo sciroppo alla fragola.»
«Ora vorrei farti una domanda: non rispondermi subito, pensaci un po' e poi mi rispondi.»
«Va bene dottore.»
«La domanda è questa: visto che ti ricordi di tutte o di quasi tutte le volte in cui sei venuto in studio con la mamma, per caso hai notato se nelle ultime volte la mamma ti accompagnava volentieri e velocemente come prima e come sempre?»
Mauro si siede, china il capo sul tavolo, si mette le mani tra i capelli e sembra voler riflettere. Trascorrono circa due minuti, mentre Sergio in braccio alla zia non dice una parola. Ottavio rispetta il silenzio assoluto.
Poi…
«È una domanda difficile a cui rispondere; la mamma era sempre pronta e disponibile per accompagnarci da te. Per esempio non mi ha mai detto… "Mauro, sempre ti lamenti?!"
Così dice la mamma di Michele a suo figlio, mio amico. E Michele ci rimane male.»
«Con me non si è mai comportata così, mai.»
«E poi, finita la visita, andavamo subito da Mimmo in farmacia, lui ci dava lo sciroppo ed una volta a casa subito lo preparava e subito mi dava il primo cucchiaio. Io lo bevevo subito perché tu mi davi lo sciroppo alla fragola ed io subito dopo già stavo meglio.»
È successo tante volte fino all'ultima volta.
«Voi avete un computer?»
«Sì, è in camera.»
«Tu che ci fai?»
Mauro si guarda intorno, si accarezza i capelli:
«Lo utilizzo per le ricerche che gli insegnanti ci danno, ma anche per i videogiochi, e non mi piace più di tanto. Quando posso vado a giocare a pallone.»
«E ti accompagnava la mamma?»
«Sì, mi accompagnava la mamma tutte le volte.»
«Hai notato se si fermava a parlare con qualcuno, qualcuno che tu non conoscevi, qualcuno che ti incuriosiva e di cui poi chiedevi notizie alla mamma?»
«La mamma rimaneva da sola a vedere gli allenamenti e la partita. A volte si fermava a parlare con le mamme degli altri giocatori. Era molto contenta, mi incitava da fondo campo, era sempre sorridente.»
«Poi, a fine partita, mi aspettava affinché facessi la doccia e poi tornavamo a casa.»
«E mentre era lì a vederti giocare, hai mai notato se utilizzasse il cellulare frequentemente? Se parlasse al telefono con qualcuno o messaggiasse con qualcuno?»
«La mamma utilizzava il telefono quasi sempre per parlare con la sorella…»
Faccio cadere lo sguardo sul viso di Serena e mi accorgo che, mentre stringe tra le braccia Sergio, ha gli occhi lucidi ed una smorfia sul viso mi dice che sta per piangere.
Serena annuisce mentre stringe forte al petto Sergio. Ottavio mi fa cenno di andare avanti, ma anche io sono emozionato e mi sembra di non avere più argomenti di cui parlare, né altre domande da fare.
«Va bene Mauro, grazie delle tue informazioni, grazie per il bel ricordo che hai della mamma…»
«Dottore…» sento il filo di voce di Sergio, che sussurra, «la mamma non era felice».
«Mauro, Sergio, lo ricordate il vostro dottore?» chiede Ottavio.
Mauro, il grande, accenna a un sì, il piccolo Sergio non accenna a nessuna risposta.
«Quanti anni hanno?»
«Mauro ha dieci anni e Sergio otto.»
«Ottavio non so se sia corretto da parte mia fare delle domande ai bambini.»
«Sì, lo capisco… ma se tu ritieni che possano aiutarti a sciogliere qualche nodo…»
«Allora mi dai il permesso?»
«Certo, certo, e poi io sono qui, sono presente. La mia presenza li rassicura. E se dovessi notare un turbamento eccessivo, sarai anche tu a decidere di fermarti.»
«Certamente.»
«Allora bambini, come va?»
«Vi vedo bene abbronzati… state andando al mare?»
«Sì, tutti i giorni ci accompagna la zia Serena» mi risponde Mauro.
«È buona la zia, è come la mamma.»
A Mauro si velano gli occhi di lacrime ed io devo tossire per tenere sotto controllo l'emozione.
«Mauro, e allora ti ricordi quando venivi in studio con la mamma?»
«E ti ricordi di tutte le volte che sei venuto?»
«Sì che mi ricordo, tante volte perché mi veniva la febbre ed avevo il mal di gola e tu mi visitavi e mi davi lo sciroppo alla fragola.»
«Ora vorrei farti una domanda: non rispondermi subito, pensaci un po' e poi mi rispondi.»
«Va bene dottore.»
«La domanda è questa: visto che ti ricordi di tutte o di quasi tutte le volte in cui sei venuto in studio con la mamma, per caso hai notato se nelle ultime volte la mamma ti accompagnava volentieri e velocemente come prima e come sempre?»
Mauro si siede, china il capo sul tavolo, si mette le mani tra i capelli e sembra voler riflettere. Trascorrono circa due minuti, mentre Sergio in braccio alla zia non dice una parola. Ottavio rispetta il silenzio assoluto.
Poi…
«È una domanda difficile a cui rispondere; la mamma era sempre pronta e disponibile per accompagnarci da te. Per esempio non mi ha mai detto… "Mauro, sempre ti lamenti?!"
Così dice la mamma di Michele a suo figlio, mio amico. E Michele ci rimane male.»
«Con me non si è mai comportata così, mai.»
«E poi, finita la visita, andavamo subito da Mimmo in farmacia, lui ci dava lo sciroppo ed una volta a casa subito lo preparava e subito mi dava il primo cucchiaio. Io lo bevevo subito perché tu mi davi lo sciroppo alla fragola ed io subito dopo già stavo meglio.»
È successo tante volte fino all'ultima volta.
«Voi avete un computer?»
«Sì, è in camera.»
«Tu che ci fai?»
Mauro si guarda intorno, si accarezza i capelli:
«Lo utilizzo per le ricerche che gli insegnanti ci danno, ma anche per i videogiochi, e non mi piace più di tanto. Quando posso vado a giocare a pallone.»
«E ti accompagnava la mamma?»
«Sì, mi accompagnava la mamma tutte le volte.»
«Hai notato se si fermava a parlare con qualcuno, qualcuno che tu non conoscevi, qualcuno che ti incuriosiva e di cui poi chiedevi notizie alla mamma?»
«La mamma rimaneva da sola a vedere gli allenamenti e la partita. A volte si fermava a parlare con le mamme degli altri giocatori. Era molto contenta, mi incitava da fondo campo, era sempre sorridente.»
«Poi, a fine partita, mi aspettava affinché facessi la doccia e poi tornavamo a casa.»
«E mentre era lì a vederti giocare, hai mai notato se utilizzasse il cellulare frequentemente? Se parlasse al telefono con qualcuno o messaggiasse con qualcuno?»
«La mamma utilizzava il telefono quasi sempre per parlare con la sorella…»
Faccio cadere lo sguardo sul viso di Serena e mi accorgo che, mentre stringe tra le braccia Sergio, ha gli occhi lucidi ed una smorfia sul viso mi dice che sta per piangere.
Serena annuisce mentre stringe forte al petto Sergio. Ottavio mi fa cenno di andare avanti, ma anche io sono emozionato e mi sembra di non avere più argomenti di cui parlare, né altre domande da fare.
«Va bene Mauro, grazie delle tue informazioni, grazie per il bel ricordo che hai della mamma…»
«Dottore…» sento il filo di voce di Sergio, che sussurra, «la mamma non era felice».

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