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Il Ponte dell'Almà
Capitolo ventunesimo
"Il Ponte dell'Almà", il nuovo romanzo a puntate del dott. Antonio Marzano
domenica 8 febbraio 2026
«Hai ragione Emanuele, le cose si complicano e molto… quindi tu cosa mi consigli?»
«L'unico modo che hai per cercare di tenere fede alla promessa fatta al tuo amico Ottavio è quella di invitarlo a venire con te dai Carabinieri, ed io per supportare i dubbi di Ottavio e per giustificare la tua presenza vi accompagnerei»
«Ne devo parlare con lui… mi dovrà dare conferma»
«Attendo tue notizie»
«Certo, a presto».
Dai Carabinieri??
E per fortuna che andremmo in compagnia di Emanuele… tuttavia mi procura un forte disagio…
«Dottore, mi hai cercato?»
È il mio amico, l'Arci, al telefono.
«Arci, come stai? È da un po' che non ci sentiamo. Come te la passi?»
«Bene… bene… ora sono in piscina in un bell'albergo proprio sul mare. Sono a Gallipoli».
Bravo, gli dico, bravissimo.
«Io sono il solito irrequieto»
«In che senso?»
«Niente di serio o di cui tu debba preoccuparti»
«Bene, e allora a quando il nostro incontro?»
«A presto, appena torni mi chiami»
«Certo, lo farò senz'altro, mi piacerebbe tornare in quella pizzeria che è proprio sul mare!»
«E allora dobbiamo sbrigarci perché, se non ho capito male, il gestore ha deciso di andare in pensione!»
«Comunque ogni tuo desiderio è un ordine per me… ma io ti ho chiamato qualche giorno fa per raccontarti una storia che mi è piovuta in testa»
Ho iniziato e, senza tralasciare niente, sono arrivato alla fine.
«Tu ne hai sentito parlare di questo presunto suicidio, avvenuto sul Ponte dell'Almà? La vittima si chiama Franca e ha lasciato marito e due figli piccoli»
«E a quando risale?»
«Circa due anni fa»
«Sì, ero ancora in servizio, ma di questo suicidio non mi è arrivata notizia. È una competenza dei Carabinieri. Certo che è strano che i Carabinieri non abbiano fatto qualche domanda in giro e lo abbiano derubricato subito come suicidio»
«Posso venire con voi in caserma per supportare al Tenente la vostra storia e i dubbi del marito?»
«Durante i tuoi lunghi anni in polizia ti saranno capitati casi di suicidio e tu come ti sei comportato? È stato necessario indagare? Sei mai venuto a sapere le cause di questo gesto definitivo?»
«Pasquale, hai ragione… solo in rare occasioni e dopo una regolare denuncia da parte del marito o dei figli o dei familiari ci siamo attivati a fare delle indagini. Ma non siamo mai venuti a capo di niente. Tutte le volte, anche su indicazione dello psichiatra consultato, la responsabilità è stata attribuita alla malattia mentale e a uno stato di profonda disperazione da parte del soggetto che solo nel suicidio ha trovato il modo per non soffrire più»
«Sì, ma una causa?»
«Più di una causa!»
«Morte di un figlio; perdita del lavoro; crollo finanziario per investimenti rivelatisi sbagliati; amore non corrisposto; ricatti per la restituzione del denaro preso dagli usurai; bullismo in ambiente di lavoro; incitazione al suicidio, specie nelle donne, per ricatto a scopo sessuale… ecc.»
«Quindi sono tante le cause»
«Sì, sono tante le cause, ma tutte queste cause devono trovare il terreno fertile dello stato depressivo che o non risponde alla terapia farmacologica o che non viene capito né dal soggetto stesso né dai familiari, per cui inconsapevolmente la persona in causa si rende conto che quello di uccidersi è il solo modo per venirne fuori»
«Vedi com'è vero tutto questo che, se questi fattori singolarmente o tutti insieme dovessero essere gli unici motivi per un suicidio, ora avremmo una desertificazione del pianeta»
«Ed in una donna giovane, moglie e mamma, tu a cosa penseresti per giustificare l'atto suicidiario?»
«In una donna ingenua, la manipolazione da parte di uomini ma anche di donne ciniche e malvagie, che plagiano la povera vittima e poi decidono di sbarazzarsene nel modo più terribile»
«E si riesce a scoprire tutto ciò e poi a denunciare per poi condannare tali comportamenti?»
«È molto difficile: è necessaria una denuncia, sono necessarie prove reali e non solo sospetti, ed anche così la condanna per istigazione al suicidio è molto difficile!!»
«Ecco, hai detto bene: istigazione al suicidio!!»
«Grazie Arci, ti chiamo appena decidiamo»
«L'unico modo che hai per cercare di tenere fede alla promessa fatta al tuo amico Ottavio è quella di invitarlo a venire con te dai Carabinieri, ed io per supportare i dubbi di Ottavio e per giustificare la tua presenza vi accompagnerei»
«Ne devo parlare con lui… mi dovrà dare conferma»
«Attendo tue notizie»
«Certo, a presto».
Dai Carabinieri??
E per fortuna che andremmo in compagnia di Emanuele… tuttavia mi procura un forte disagio…
«Dottore, mi hai cercato?»
È il mio amico, l'Arci, al telefono.
«Arci, come stai? È da un po' che non ci sentiamo. Come te la passi?»
«Bene… bene… ora sono in piscina in un bell'albergo proprio sul mare. Sono a Gallipoli».
Bravo, gli dico, bravissimo.
«Io sono il solito irrequieto»
«In che senso?»
«Niente di serio o di cui tu debba preoccuparti»
«Bene, e allora a quando il nostro incontro?»
«A presto, appena torni mi chiami»
«Certo, lo farò senz'altro, mi piacerebbe tornare in quella pizzeria che è proprio sul mare!»
«E allora dobbiamo sbrigarci perché, se non ho capito male, il gestore ha deciso di andare in pensione!»
«Comunque ogni tuo desiderio è un ordine per me… ma io ti ho chiamato qualche giorno fa per raccontarti una storia che mi è piovuta in testa»
Ho iniziato e, senza tralasciare niente, sono arrivato alla fine.
«Tu ne hai sentito parlare di questo presunto suicidio, avvenuto sul Ponte dell'Almà? La vittima si chiama Franca e ha lasciato marito e due figli piccoli»
«E a quando risale?»
«Circa due anni fa»
«Sì, ero ancora in servizio, ma di questo suicidio non mi è arrivata notizia. È una competenza dei Carabinieri. Certo che è strano che i Carabinieri non abbiano fatto qualche domanda in giro e lo abbiano derubricato subito come suicidio»
«Posso venire con voi in caserma per supportare al Tenente la vostra storia e i dubbi del marito?»
«Durante i tuoi lunghi anni in polizia ti saranno capitati casi di suicidio e tu come ti sei comportato? È stato necessario indagare? Sei mai venuto a sapere le cause di questo gesto definitivo?»
«Pasquale, hai ragione… solo in rare occasioni e dopo una regolare denuncia da parte del marito o dei figli o dei familiari ci siamo attivati a fare delle indagini. Ma non siamo mai venuti a capo di niente. Tutte le volte, anche su indicazione dello psichiatra consultato, la responsabilità è stata attribuita alla malattia mentale e a uno stato di profonda disperazione da parte del soggetto che solo nel suicidio ha trovato il modo per non soffrire più»
«Sì, ma una causa?»
«Più di una causa!»
«Morte di un figlio; perdita del lavoro; crollo finanziario per investimenti rivelatisi sbagliati; amore non corrisposto; ricatti per la restituzione del denaro preso dagli usurai; bullismo in ambiente di lavoro; incitazione al suicidio, specie nelle donne, per ricatto a scopo sessuale… ecc.»
«Quindi sono tante le cause»
«Sì, sono tante le cause, ma tutte queste cause devono trovare il terreno fertile dello stato depressivo che o non risponde alla terapia farmacologica o che non viene capito né dal soggetto stesso né dai familiari, per cui inconsapevolmente la persona in causa si rende conto che quello di uccidersi è il solo modo per venirne fuori»
«Vedi com'è vero tutto questo che, se questi fattori singolarmente o tutti insieme dovessero essere gli unici motivi per un suicidio, ora avremmo una desertificazione del pianeta»
«Ed in una donna giovane, moglie e mamma, tu a cosa penseresti per giustificare l'atto suicidiario?»
«In una donna ingenua, la manipolazione da parte di uomini ma anche di donne ciniche e malvagie, che plagiano la povera vittima e poi decidono di sbarazzarsene nel modo più terribile»
«E si riesce a scoprire tutto ciò e poi a denunciare per poi condannare tali comportamenti?»
«È molto difficile: è necessaria una denuncia, sono necessarie prove reali e non solo sospetti, ed anche così la condanna per istigazione al suicidio è molto difficile!!»
«Ecco, hai detto bene: istigazione al suicidio!!»
«Grazie Arci, ti chiamo appena decidiamo»
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