Un momento del match fra Albalonga e Bisceglie. <span>Foto Valerio Caprino</span>
Un momento del match fra Albalonga e Bisceglie. Foto Valerio Caprino
Calcio

Bisceglie, gira tutto storto: addio al sogno Coppa Italia

I nerazzurri pagano un pessimo approccio nei minuti iniziali dei due tempi e non riescono a esprimersi sui loro livelli. Albalonga meritatamente in finale

ALBALONGA-BISCEGLIE 4-1
Albalonga: Faiella, Albanese, Succi, Vaccaro, Martinelli, Panini, De Santis (dall'80° Tamburlani), Giannone (dal 90° Traditi), Gurma (dall'84° Cruz) Corsetti, Magliocchetti. Allenatore: Roberto Chiappara. A disposizione: Galluccio, Tomassetti, Bernardi, La Terra, Trincia, Pintori.
Bisceglie: Di Franco, Delvino, Raucci, Diop, Miale, D'Aiello, Partipilo (dall'80° Posillipo), Cerone, Lattanzio, Risolo (dal 46° Montinaro), Montaldi. Allenatore: Nicola Ragno. A disposizione: Testa, Posillipo, Biancola, Pistola, Vaccaro, Petitti, Moccia, Cioffi.
Terna arbitrale: Tolve di Salerno (De Ambrosis di Busto Arsizio, Ferrari di Rovereto).
Reti: 8° Succi, 47° Magliocchetti, 56° D'Aiello, 62° Gurma, 79° rigore Giannone.
Note: spettatori 400. Ammoniti: Miale, D'Aiello, Raucci, Lattanzio. Espulsi Delvino al 78° per doppia ammonizione e Lattanzio all'82° per comportamento non regolamentare. Calci d'angolo: 1-5.

La peggiore prestazione per il peggior risultato della stagione. Il Bisceglie sa meritare anche le sconfitte e le legnate prese sul terreno del "Pio XII" di Albano Laziale rappresentano quanto accaduto nel corso di un match che in pochi avrebbero potuto immaginare gli stellati approcciassero così malamente.
Sarà l'Albalonga a contendere al team piemontese del Chieri la Coppa Italia di Serie D e lo 0.25 di coefficiente nella graduatoria dei ripescaggi in Lega Pro. È svanita, per il club nerazzurro, l'affascinante prospettiva di conquistare la competizione tricolore nel massimo campionato dilettantistico nazionale a distanza di cinque anni dal trionfo del "Flaminio", primo passo dell'agognato rientro in un calcio che conta sempre di più.

Evidentemente, lo scorso 1 marzo al "Gustavo Ventura" erano scesi in campo i parenti timidi del collettivo ben plasmato da Roberto Chiappara: lo 0-0 rocambolescamente strappato nel confronto d'andata, con la fattiva collaborazione dell'arbitro bolognese Bitonti, fu risultato bugiardo, considerando la schiacciante superiorità dimostrata dai nerazzurri sul rettangolo di casa. Vera e di spessore la prestazione fornita dalla squadra granata nel return match, dominato con personalità in mezzo al campo: rebus senza soluzione il fantasista Claudio Corsetti, le cui qualità nell'uno contro uno sono state esaltate dal sostanzioso supporto di Giannone e Vaccaro, che semplicemente hanno travolto Diop e Cerone. Innescare il talento degli attaccanti ospiti esclusivamente coi lanci lunghi è come esigere di accendere una sigaretta senza filtro: pretestuoso. Montaldi e Lattanzio sono stati costretti più volte a ripiegare nella metà campo stellata per trovare palloni giocabili e la poca consistenza in mezzo non ha consentito a Raucci e Delvino di proporsi e sovrapporsi.

Succi, cui era stato chiesto innanzitutto di limitare Partipilo, ha sbloccato il risultato dopo appena otto minuti con un destro da fuori area leggermente deviato da Delvino. Rinvigorito dal gol realizzato il terzino sinistro dell'Albalonga ha avuto vita facile col calciatore barese, raddoppiato senza alcuna fatica. I nerazzurri hanno rischiato di capitolare almeno altre tre volte in un primo tempo da dimenticare: al 10° sul destro tagliato di Giannone alto di poco da calcio piazzato; al 13° con l'incornata di Gurma su traversone dalla sinistra sventata da un pronto salvataggio di Miale a pochi centimetri dalla linea di porta; al 23° quando il centravanti albanese, ispirato da Corsetti, ha chiamato Di Franco a un gran colpo di reni. E la vicecapolista del girone H? Tutta, purtroppo, nel debole sinistro di Lattanzio al 25° e nel tentativo impreciso di Cerone dall'interno dell'area laziale.

Il difetto di approccio già emerso nel primo tempo si è manifestato anche in apertura di ripresa: il '98 Magliocchetti (una spina nel fianco di Raucci e Miale) ha trafitto il portiere ospite dopo appena due minuti e Gurma, al 53°, ha mancato il colpo del kappaò con un destro al volo fuori di poco. Sotto 0-2 il Bisceglie, come un leone ferito, ha finalmente tirato fuori gli artigli e dopo aver sfiorato la rete con un colpo di testa di Lattanzio alzato in corner da Faiella ha dimezzato lo svantaggio sugli sviluppi del tiro dalla bandierina: la girata di Rocco D'Aiello (ancora un difensore in gol) ha riaperto il discorso qualificazione ma solo per sei minuti... Quando Gurma (servito dal solito, dirompente Corsetti) ha sfruttato l'errata applicazione dell'offside del pacchetto arretrato nerazzurro per mettere alle spalle di Di Franco il pallone del 3-1 i già fragili equilibri psicologici della squadra di Ragno sono saltati. Senza più nulla da perdere, con poche e confuse idee, il Bisceglie ci ha provato ma senza costrutto e il tempo è trascorso inesorabilmente.

Il rigore fischiato all'Albalonga per un contatto tra De Santis (ovviamente mandato in area palla al piede da Corsetti) e Delvino è costato anche il secondo cartellino giallo all'indirizzo del difensore bitontino. Giannone, dal dischetto, ha trasformato la massima punizione. Sotto 4-1 e con uomo in meno in mezzo al campo il trainer nerazzurro ha richiamato Partipilo per inserire Posillipo e passare alla difesa a tre, spostando Raucci a centrocampo in un 3-4-2 durato poco e niente, perchè l'arbitro ha ritenuto da rosso diretto una gomitata di Lattanzio al centrale dell'Albalonga Martinelli. A quel punto nulla è più importato a calciatori e tifosi biscegliesi di una gara praticamente già finita. I pensieri sono ora rivolti alle ultime tre sfide di campionato: domenica, al "Gustavo Ventura", impegno da non sottovalutare col retrocesso Ciampino. Questo è senza dubbio il momento più delicato dell'annata.
17 minutiDopogara Albalonga-BisceglieVito Troilo
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