Alicia Amoruso, Diritti in comune: «Una terribile tragedia. Non è stata solo una fatalità»

La lista civica è intervenuta sulla vicenda e ha rimarcato i principali problemi della macchina amministrativa, come l'assenza di pianificazione e manutenzione strutturata

martedì 21 aprile 2026 8.32
La lista civica Diritti in comune è intervenuta sulla tragedia in via Veneziano che ha portato via la vita ad Alicia Amoruso (12 anni), evidenziando una serie di problemi della macchina amministrativa che la città si sta trascinando ormai da anni. Il movimento, dopo il comprensibile silenzio per quanto accaduto, rimarca come la vicenda debba innescare riflessioni e conseguenti scelte.

«Quello da dire subito è che quanto accaduto non è solo il frutto di una terribile fatalità e, forse, di responsabilità dei tecnici comunali sui quali la magistratura sta indagando. E' stato anche il frutto dall'assenza di pianificazione e manutenzione strutturata, di scelte politiche che hanno preferito feste e sprechi rispetto alla cura del verde pubblico. Eppure, come sta emergendo in queste ore e come si chiarirà meglio in seguito, numerose sono state le segnalazioni e le proposte di movimenti, associazioni, partiti e cittadini su questo tema, un dibattito che è sempre stato sentito quanto ignorato.

La grande assente delle due amministrazioni Angarano è stata la pianificazione. Parlando in generale, colpisce come trascorsi otto anni di amministrazione su dieci disponibili manchi ancora qualsiasi forma di pianificazione urbanistica. Noi crediamo che la pianificazione non sia solo spesso un obbligo di legge disatteso, anche se raramente sanzionato. Non solo un metodo che in questi otto anni avrebbe evitato, oltre che la morte della nostra piccola concittadina, il taglio senza alcun criterio oggettivo di centinaia di alberi adulti, l'edificazione degli ultimi scampoli liberi nel centro urbano e a pochi metri dal mare, la demolizione di alcune testimonianze di edilizia storica locale, la persistenza di un traffico caotico e asfissiante, la discutibile esecuzione di lavori pubblici che stanno distruggendo le tracce della storia della città o che rischiano di mandare in seria difficoltà i conti pubblici o, infine, la realizzazione di numerose mense scolastiche in tempi di calo demografico e di popolazione studentesca, privando le scuole di quelle poche aree verdi e spazi aperti disponibili. La pianificazione è soprattutto un obbligo etico nei confronti della città: un modo per garantire al territorio e ai cittadini uno dei massimi strumenti di efficienza, trasparenza ed efficace impiego delle risorse economiche pubbliche.

Dal 2018, quando Angelantonio Angarano è diventato sindaco, nessuna grande pianificazione urbanistica ha mai visto compimento, materializzando una vistosa crepa nella quotidiana narrazione fiabesca di colui che voleva passare alla storia a tutti i costi e che in ogni caso, almeno tragicamente, ci è riuscito. Mancano gli strumenti di gestione e manutenzione del verde pubblico indicati dalle linee guida ministeriali derivanti dalla legge 10/2013, da noi richiesti più volte, anche in occasione del bilancio di previsione 2025 (Regolamento del verde pubblico e privato, Censimento del verde, Sistema informativo del verde, il Piano del verde, il Bilancio arboreo, il Piano di monitoraggio e gestione del verde). L'incidente mortale del 13 aprile, i disastrosi interventi effettuati in fretta e furia nei giorni successivi così come la grossolana gestione precedente, ragionevolmente non sarebbero stati possibili con strumenti del genere.

Manca il PUG, il Piano Urbanistico Generale, in lenta discussione da moltissimi anni e che qualche settimana fa ha visto il consiglio comunale respingere proposte migliorative dal punto di vista ambientale per accoglierne altre peggiorative: qualcosa di talmente grave e stridente con la propaganda quotidiana del sindaco Angarano, da meritare un approfondimento a parte.
Manca il PUMS, il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, commissionato oltre 5 anni fa, mai voluto portare a termine e la cui assenza impedisce, più di tanto altro, lo sviluppo moderno e sostenibile della nostra comunità in materia di benessere collettivo e sostenibilità ambientale. Il fatto è ancora più grave per una città che non ha mai nemmeno avuto un PUT (Piano Urbano del Traffico), previsto dal Codice della Strada.
Manca il PEBA, il Piano di eliminazione delle barriere architettoniche, altro obbligo di legge disatteso e anch'esso più volte richiesto, strumento tra i maggiori indicatori di civiltà e sensibilità, necessario per rendere le città e gli edifici pubblici realmente accessibili a tutti, in particolare a persone con disabilità, anziani, genitori con passeggini e chiunque abbia difficoltà di movimento.
Manca il Piano delle coste, commissionato nel lontano 2013 e che, dopo alcuni passaggi in Regione ormai conclusi e numerosi solleciti della Regione stessa, giace nei cassetti per motivi oscuri. Uno strumento che permetterebbe di meglio disciplinare il litorale cittadino, cercando di bilanciare lo sfruttamento economico con la protezione dell'ambiente.

Ma mancano anche forme di pianificazione forse considerate "minori" e che sarebbero necessarie.
Per esempio, manca il Piano di Classificazione Acustica (P.C.A.), comunemente chiamato Zonizzazione Acustica, anch'esso previsto per legge (447/1995, L.r. 03/2022) che permetterebbe una più precisa e utile differenziazione delle zone, in ottica di sviluppo rispettoso della quiete e della qualità della vita dei cittadini.
Manca il PAESC, il Piano d'Azione per l'Energia Sostenibile e il Clima, evoluzione del precedente PAES, un impegno dei comuni aderenti al Patto dei Sindaci (a cui Bisceglie ha aderito molti anni fa), che permetterebbe di intraprendere efficacemente azioni di riduzione delle emissioni di CO2 e aumentare la resilienza del territorio, in risposta ai cambiamenti climatici già in atto, come la gestione delle ondate di calore o delle alluvioni urbane.
Manca la pianificazione riguardante il cimitero, la cui emergenza ereditata otto anni fa da Angarano non è stata risolta e circola voce - speriamo presto smentita - di ripresa della distruzione della parte antica e identitaria dopo il disastro storico e culturale degli anni scorsi.

Non c'è alcuna pianificazione in merito ai parchi pubblici, tra quelli ancora chiusi (Beatitudini), in totale degrado (Unità d'Italia) o affidati ai privati spesso con orari ridotti (Nassiriya, Sant'Andrea, "la tartaruga"), né se ne vedono di nuovi a breve termine. Infine, degna di nota è l'assenza dell'adeguamento del PRG (Piano Regolatore Comunale) al PPTR (Piano Paesaggistico Territoriale Regionale), obbligo di legge scaduto 10 anni fa, che permetterebbe di integrare nello strumento urbanistico vigente gli elementi di innovazione previsti dalla Regione, con la conseguenza concreta di velocizzare e chiarire la tutela delle testimonianze ambientali, paesaggistiche e culturali presenti nel nostro territorio.

A questo elenco, sicuramente incompleto, si aggiunge come sia mancata finora la pianificazione più importante, la madre delle riforme: quella della macchina amministrativa. Chiunque frequenti per lavoro o per diletto gli uffici di palazzo San Domenico, sa quanto questo sia vero. Per esempio, dopo otto anni di sindacatura Angarano, su sei Ripartizioni mancano ancora quattro Dirigenti a tempo indeterminato, di cui uno (il dirigente Giacomo Losapio) in servizio solo in virtù di una proroga e ancora senza un successore designato pronto a raccoglierne le consegne.
E proprio nella Ripartizione Pianificazione, Programmi e Infrastrutture ("l'Ufficio Tecnico") c'è una delle più impattanti riforme interne mancate. Mentre nei grandi comuni limitrofi (per esempio a Molfetta, Trani, Andria, Barletta) esistono più aree con a capo un dirigente per ognuna di esse, a Bisceglie materie quali Urbanistica, Edilizia privata, Patrimonio, Demanio marittimo e non, Lavori pubblici, Manutenzioni, Gestione del verde, Servizi cimiteriali, Pubblica illuminazione, Gestione dell'energia e Programmi complessi sono ancora accorpati e sotto un'unica direzione, rimandando l'ottimizzazione della gestione, esacerbandone l'efficienza e producendo non pochi disservizi. Anche a questo è da imputare la perdita recente di alcuni importanti finanziamenti (piscina comunale, mercato via Padre Kolbe, lavori per il contrasto del rischio idrogeologico), ma anche manutenzioni e lavori pubblici eseguiti in maniera discutibile e cantieri che procedono a singhiozzo o fermi da tempo.

C'è poi la Polizia Locale, importante collo di bottiglia nell'amministrazione di una città. Se nel febbraio 2019, poco dopo l'insediamento di Angarano, il Corpo cittadino era composto da 33 unità di cui 1 responsabile, oggi, dopo sette anni, la situazione è di 32 unità totali, una in meno. Una situazione ben al di sotto non solo di quanto prescrive la legge (legge Regione Puglia n. 37/2011) per le città a vocazione turistica, ovvero circa 108 unità, ma anche dei comuni vicini di dimensioni simili a Bisceglie (a Molfetta sono circa 70, a Trani oltre 50 unità).
Arrivare senza nessuna delle principali pianificazioni e riforme elencate quando l'80% del tempo totale a disposizione è terminato, probabilmente non è un caso. Potrebbe essere la scelta di chi ha preferito la libertà di movimento allo sviluppo responsabile, l'opportunismo alle regole comuni, la cortesia nei confronti degli amici rispetto alla responsabilità nei confronti delle future generazioni. Tutto quello che si sta facendo sfugge a una visione di insieme, con l'ulteriore conseguenza che la mancanza di una pianificazione corretta rende impossibile l'accesso a alcuni bandi e finanziamenti statali o regionali.

Oggi è tardi per continuare a scaricare la colpa sul passato ma è tardi anche per rimediare. Deliberare una pianificazione tra quelle citate, alla fine del percorso, non sarebbe solo inutile, dopo i danni citati. Stabilire a fine mandato le pianificazioni che sarebbero dovute essere il presupposto di un percorso, sarebbe un insopportabile atto di arroganza che avrebbe un preciso significato: finora si è fatto come dico io, chi verrà dopo dovrà fare come dico io.

Chi si era prefissato di effettuare una "Svolta", che era il grido di lancio del candidato sindaco Angarano, ha fallito clamorosamente e si è confermato il massimo rappresentante del conservatorismo e dell'inerzia, nonostante l'inserimento di alcuni di questi obiettivi nei programmi elettorali. Le forze e i soggetti riformisti e progressisti non possono compromettersi ulteriormente e devono pensare, per il futuro, a un progetto davvero nuovo, per evitare che lo spirito inerte di colui che abbagliò le forze della società civile e politiche nascenti in quel malinteso 2018, si perpetui».

La nota della lista civica Diritti in comune è firmata da Gerardo Topputo (referente), Mauro Amoruso, Pamela Amoruso, Enrico de Palma, Gianluca Misino, Angelica Racanati, Peppo Ruggieri, Roberta Storelli, Valentina Storelli, Donato Valente, Giacomo Ventura.