Roberto Maggialetti e il Divine Club
Roberto Maggialetti e il Divine Club
Cronaca

Divine Club chiuso, Maggialetti: «Eventi saltati, gravi perdite e dipendenti a casa»

Il titolare del locale a BisceglieViva: «Questa incertezza ci sta mettendo veramente a dura prova»

A un mese dai primi provvedimenti di fermo emessi dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari per l'omicidio del pregiudicato barese Filippo Scavo, il Divine Club di Bisceglie non ha ancora ripreso la sua regolare attività a causa dei sequestri delle aree che sono state interessate dalla sparatoria. Una vicenda che sta mettendo a dura prova l'intera rete della struttura di viale Ponte Lama, in uno dei momenti più importanti dell'anno come l'inizio della stagione estiva.

Tutto fermo a distanza di un mese e mezzo dal episodio criminoso. A sottolinearlo il titolare Roberto Maggialetti in un'intervista rilasciata ai microfoni di BisceglieViva.

Negli ultimi anni il Divine Club ha dovuto affrontare diverse difficoltà, dalla pandemia fino ai recenti episodi che hanno coinvolto il locale. Nonostante gli investimenti effettuati anche sul fronte della sicurezza, vi siete trovati ancora una volta a gestire una situazione molto complessa. Come imprenditore, non sei stato sicuramente fortunato in questo progetto di rilanciare il Divine.
Una situazione diciamo più grossa di quello che si poteva immaginare, perché parliamo come se fosse iniziata una guerra di mafia alla fine. Oggi siamo noi le vittime di quello che sta succedendo, avendo di fatto l'azienda chiusa e non sapendo quando la potremo riaprire. Non siamo stati fortunati, purtroppo questi fattori esterni sono imprevedibili. Poteva succedere ovunque. È accaduto da noi, una settimana dopo c'è stato un altro episodio in una pizzeria. Ci sono queste famiglie che stanno facendo veramente tanti danni in giro.

Qual è oggi la situazione del locale? L'area in cui si è verificata la sparatoria è ancora sottoposta a sequestro. In che modo questo sta incidendo sulla vostra attività e sulla programmazione degli eventi, soprattutto in vista della stagione estiva che avevate già pianificato?
L'azienda è chiusa, abbiamo tanti dipendenti a casa, abbiamo impegni economici importanti con i fornitori, aziende nazionali che dovevano fare convention e le hanno annullate. Questo comporta gravi perdite per noi, con penali che dovremmo pagare. Programmazioni artistiche e artisti che avevamo già in programma, contrattualizzati, sono saltati, anche qui con le penali che scatteranno. Veramente un disastro. La cosa più brutta è che non sappiamo quando potremo riaprire, siamo in una situazione molto delicata.
C'era tutta la programmazione dei concerti di Svevarena, tutto è saltato. Il danno è grosso. Deloitte e Cap sono aziende nazionali che dovevano fare convention qui, con più di 1000 dipendenti. Il nostro non è un localino, è un'azienda dove lavorano decine e decine di persone. Immaginatevi un po' un mese e mezzo chiusi cosa significhi.

Come si affronta il ritorno alla normalità dopo un episodio così grave? Dal punto di vista umano e imprenditoriale, quali sono le principali difficoltà che state vivendo? Teme che quanto accaduto possa influire sulla percezione di sicurezza dei clienti e sulla loro scelta di tornare a frequentare il locale?
Sicuramente non sarà facile la ripartenza, però noi abbiamo già da tempo fornito i protocolli di sicurezza aggiuntivi alle forze dell'ordine, proprio per ricominciare al meglio l'attività. Abbiamo sempre collaborato con la giustizia, con le forze dell'ordine anche in passato: siamo stati promotori di parecchi protocolli per la sicurezza nei locali, quindi per noi il settore sicurezza è una cosa che fa proprio parte della nostra persona.
Però questa chiusura con questa incertezza ci sta mettendo veramente a dura prova, noi, i dipendenti e tutto il resto.
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