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Cronaca

Omicidio di Filippo Scavo a Bisceglie, eseguito un nuovo fermo

Secondo la ricostruzione investigativa, il fermato avrebbe svolto un ruolo tutt'altro che marginale nella dinamica che ha portato all'uccisione del 43enne barese

Un decreto di fermo di indiziato di delitto è stato emesso dalla Dda di Bari nei confronti di un giovane residente nel territorio barese, ritenuto gravemente indiziato di aver concorso nell'omicidio di Filippo Scavo lo scorso 19 aprile all'interno della discoteca "Divine Club" di Bisceglie. Il provvedimento rappresenta un ulteriore sviluppo dell'attività investigativa condotta dal nucleo investigativo del reparto operativo dei carabinieri di Trani, che aveva già consentito il 5 maggio l'esecuzione di un decreto di fermo verso altre tre persone, successivamente destinatarie di ordinanza di custodia cautelare in carcere. «Le investigazioni, sviluppate senza soluzione di continuità attraverso una minuziosa analisi dei sistemi di videosorveglianza presenti all'interno e all'esterno del locale, la comparazione sincronica delle immagini, i riconoscimenti fotografici effettuati da persone informate sui fatti, le attività tecniche di intercettazione e ulteriori riscontri investigativi, hanno permesso di ricostruire con elevatissimo grado di dettaglio tutte le fasi dell'azione criminosa e di individuare il soggetto inizialmente indicato nel procedimento quale "Ignoto 2"» hanno spiegato i carabinieri.

Secondo la ricostruzione investigativa, il fermato avrebbe svolto un ruolo tutt'altro che marginale nella sequenza criminosa culminata nell'omicidio di Filippo Scavo. Le risultanze raccolte lo collocano infatti in una posizione di raccordo tra le diverse fasi dell'azione, sin dal momento in cui avrebbe favorito l'ingresso dei correi all'interno della struttura. In particolare, dopo il primo tentativo di aggressione all'esterno della discoteca, l'indagato avrebbe favorito il reingresso armato del gruppo all'interno del locale, aprendo la porta in ferro dell'accesso "D". Subito dopo si sarebbe trattenuto per alcuni istanti all'esterno dello stesso varco, apparentemente allo scopo di verificare la presenza di eventuali persone nei pressi dell'ingresso, per poi fare nuovamente accesso all'interno della discoteca e supportare l'azione armata posta in essere dagli altri partecipanti in danno di Filippo Scavo.

Secondo l'impostazione accusatoria, infatti, mentre all'interno della discoteca venivano esplosi i colpi che avrebbero raggiunto mortalmente la vittima, il fermato avrebbe mantenuto un ruolo funzionale all'esecuzione del piano criminoso. Immediatamente dopo l'agguato, sarebbe quindi uscito rapidamente dal locale per raggiungere la Lancia Y utilizzata come veicolo di fuga, ponendosi alla guida del mezzo e garantendo l'allontanamento dal luogo del delitto degli autori materiali dell'omicidio. Le indagini delineano pertanto una partecipazione che, secondo la prospettazione accusatoria, non può essere limitata all'istante finale dell'esplosione dei colpi di arma da fuoco ma deve essere letta all'interno di un'unica sequenza criminosa composta dall'avvicinamento del gruppo, dall'individuazione della vittima, dal primo tentativo di azione armata, dal reingresso nel locale, dall'esecuzione dell'agguato e dalla successiva fuga.

In tale contesto, il fermato è ritenuto dagli investigatori non una figura periferica, bensì un vero e proprio "soggetto di cerniera", capace di collegare il gruppo armato alla vittima, l'esterno all'interno della discoteca e l'azione di fuoco alla successiva sottrazione degli autori dal luogo del delitto. La prospettazione investigativa risulta ulteriormente avvalorata dalle dichiarazioni rese da persone informate sui fatti, dai riconoscimenti fotografici eseguiti sui frame estrapolati dai sistemi di videosorveglianza e dalle ulteriori attività investigative sviluppate successivamente al delitto. Gli elementi raccolti hanno infatti consentito di documentare ulteriori condotte poste in essere dopo l'omicidio e ritenute finalizzate a influenzare il contenuto delle dichiarazioni di alcuni soggetti informati sui fatti, attraverso pressioni volte a minimizzare o negare rapporti e circostanze rilevanti per le indagini.

All'indagato sono contestati i reati di concorso in omicidio volontario aggravato dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolazione mafiosa, concorso nella detenzione e nel porto illegale di armi da fuoco in luogo pubblico, nonché minaccia finalizzata alla commissione del delitto di favoreggiamento personale.
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