Mino Racanati scomparso, la figlia: «È trascorso un mese, l'incubo quando finirà?»
Esattamente un mese fa crollava il ponte sul fiume Trigno, trascinando con sé il biscegliese e la sua auto. La famiglia chiede ancora la verità
sabato 2 maggio 2026
09.50
La mattina del 2 aprile, esattamente un mese fa, crollava il ponte sul fiume Trigno sulla statale 16 Adriatica al confine tra il Molise e l'Abruzzo. Dopo ore di apprensione, si scopre che il cedimento è avvenuto nel momento in cui il 53enne biscegliese Mino Racanati si trovava di passaggio in quel punto con la sua Fiat Bravo color champagne. Sono trascorsi 30 giorni e il corpo dell'operatore marittimo, quel giorno in viaggio verso Ortona per comprare una nuova imbarcazione, non è mai stato rinvenuto. L'unico elemento recuperato è stata la targa del veicolo, incastrata tra un pilone e un albero, insieme a un paraurti staccato.
Angelica, la figlia maggiore di 22 anni, ha lanciato un nuovo appello sui social rivolto alle istituzioni: «È passato un mese da quando mio padre non è più tornato a casa. E mentre noi contiamo i giorni, il silenzio attorno a quella tragedia pesa più del dolore stesso. Non è accettabile che tutto scorra come se nulla fosse successo». «Quando sarà finalmente alzato il ponte Trigno? Quando sarà restituita sicurezza a chi ogni giorno è costretto a vivere con la paura e con il ricordo di ciò che è accaduto? Quando finirà questo incubo che per noi non si è mai interrotto? Per voi è un dossier, una procedura; per noi è una ferita aperta che non smette di sanguinare» sono gli interrogativi posti dalla 22enne. «Non possiamo e non vogliamo accettare che il tempo cancelli tutto. Non chiediamo pietà, ma responsabilità, rispetto e verità. Chiediamo che qualcuno si assuma il peso di questa storia e ci dica, finalmente, quando tutto questo finirà» ha concluso Angelica.
Anche la moglie di Mino, Vanessa, non si dà pace per quello che è accaduto: «Da quel momento la nostra vita si è spezzata: il nostro futuro è andato in frantumi, proprio come quel ponte. Da allora tutto sembra fermo. Voglio giustizia per mio marito. Voglio riportarlo a casa, da me e dalle mie figlie, che chiedono solo di poter salutare il loro papà».
Angelica, la figlia maggiore di 22 anni, ha lanciato un nuovo appello sui social rivolto alle istituzioni: «È passato un mese da quando mio padre non è più tornato a casa. E mentre noi contiamo i giorni, il silenzio attorno a quella tragedia pesa più del dolore stesso. Non è accettabile che tutto scorra come se nulla fosse successo». «Quando sarà finalmente alzato il ponte Trigno? Quando sarà restituita sicurezza a chi ogni giorno è costretto a vivere con la paura e con il ricordo di ciò che è accaduto? Quando finirà questo incubo che per noi non si è mai interrotto? Per voi è un dossier, una procedura; per noi è una ferita aperta che non smette di sanguinare» sono gli interrogativi posti dalla 22enne. «Non possiamo e non vogliamo accettare che il tempo cancelli tutto. Non chiediamo pietà, ma responsabilità, rispetto e verità. Chiediamo che qualcuno si assuma il peso di questa storia e ci dica, finalmente, quando tutto questo finirà» ha concluso Angelica.
Anche la moglie di Mino, Vanessa, non si dà pace per quello che è accaduto: «Da quel momento la nostra vita si è spezzata: il nostro futuro è andato in frantumi, proprio come quel ponte. Da allora tutto sembra fermo. Voglio giustizia per mio marito. Voglio riportarlo a casa, da me e dalle mie figlie, che chiedono solo di poter salutare il loro papà».