
Supermercati chiusi la domenica? La proposta discussa a livello nazionale
Dalla grande distribuzione l’idea di una settimana su sei giorni: più tutele per i lavoratori, risparmi da reinvestire e una spesa da ripensare
venerdì 9 gennaio 2026
Il 2025 si è chiuso con un bilancio complesso per la grande distribuzione organizzata, segnato da un calo dei volumi di vendita. Un dato che non viene letto come un segnale di crisi irreversibile, ma come l'occasione per rimettere mano a un modello che da anni mostra limiti strutturali. In questo contesto torna al centro del dibattito una proposta rimasta a lungo ai margini: la chiusura domenicale dei supermercati.
A rilanciare l'ipotesi è Ernesto Dalle Rive, presidente di Ancc-Coop, che in un'intervista a Il Sole 24 Ore ha sottolineato come oggi «le principali imprese del sistema Coop vedano con favore la chiusura la domenica», annunciando la volontà di aprire tavoli di confronto con Federdistribuzione e Adm per arrivare a una visione condivisa.
L'obiettivo è ambizioso: un accordo di settore che superi la frammentazione attuale degli orari, oggi diversi da regione a regione e da insegna a insegna, e che potrebbe entrare in vigore dal 2026.
Alla base della proposta ci sono motivazioni sociali ed economiche. La chiusura domenicale garantirebbe maggiori tutele al personale, a partire da un giorno di riposo certo, e consentirebbe una riduzione dei costi del lavoro legati alle aperture festive. Secondo le stime, questa riorganizzazione potrebbe generare un recupero di produttività ed efficienza compreso tra 2,3 e 2,6 miliardi di euro, risorse da reinvestire in promozioni, politiche di prezzo più competitive e nuovi servizi per i consumatori.
Il cambiamento, però, non riguarda solo chi lavora nei supermercati, ma anche le abitudini di spesa dei cittadini. Una settimana su sei giorni implicherebbe una diversa distribuzione degli acquisti, con offerte mirate, orari più razionali e una spesa che si riorganizza senza rinunciare alla qualità e alla convenienza. Resta aperta la domanda su come reagiranno i consumatori e se saranno pronti ad accettare una domenica senza carrelli.
La proposta appare come un ripensamento del modello: meno estensione degli orari, più equilibrio tra lavoro e vita privata per i lavoratori del settore, e un sistema distributivo chiamato ad adattarsi a un contesto economico e sociale che è cambiato. Un tema destinato a far discutere, anche a livello locale, tra esigenze dei lavoratori, interessi delle imprese e nuove abitudini delle famiglie.
A rilanciare l'ipotesi è Ernesto Dalle Rive, presidente di Ancc-Coop, che in un'intervista a Il Sole 24 Ore ha sottolineato come oggi «le principali imprese del sistema Coop vedano con favore la chiusura la domenica», annunciando la volontà di aprire tavoli di confronto con Federdistribuzione e Adm per arrivare a una visione condivisa.
L'obiettivo è ambizioso: un accordo di settore che superi la frammentazione attuale degli orari, oggi diversi da regione a regione e da insegna a insegna, e che potrebbe entrare in vigore dal 2026.
Alla base della proposta ci sono motivazioni sociali ed economiche. La chiusura domenicale garantirebbe maggiori tutele al personale, a partire da un giorno di riposo certo, e consentirebbe una riduzione dei costi del lavoro legati alle aperture festive. Secondo le stime, questa riorganizzazione potrebbe generare un recupero di produttività ed efficienza compreso tra 2,3 e 2,6 miliardi di euro, risorse da reinvestire in promozioni, politiche di prezzo più competitive e nuovi servizi per i consumatori.
Il cambiamento, però, non riguarda solo chi lavora nei supermercati, ma anche le abitudini di spesa dei cittadini. Una settimana su sei giorni implicherebbe una diversa distribuzione degli acquisti, con offerte mirate, orari più razionali e una spesa che si riorganizza senza rinunciare alla qualità e alla convenienza. Resta aperta la domanda su come reagiranno i consumatori e se saranno pronti ad accettare una domenica senza carrelli.
La proposta appare come un ripensamento del modello: meno estensione degli orari, più equilibrio tra lavoro e vita privata per i lavoratori del settore, e un sistema distributivo chiamato ad adattarsi a un contesto economico e sociale che è cambiato. Un tema destinato a far discutere, anche a livello locale, tra esigenze dei lavoratori, interessi delle imprese e nuove abitudini delle famiglie.


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