
Territorio
Fiera delle Autoproduzioni: l'alternativa eco-sostenibile per un commercio a km 0
Domenica 8 marzo l'evento ormai consolidato a Bisceglie ha compiuto un anno di attività
Bisceglie - mercoledì 11 marzo 2026
10.00
Sin dalla mattinata di domenica 8 marzo tantissimi commercianti e associazioni hanno affollato con i loro banchetti l'ex piazza del pesce, ad oggi divenuta una piazza centrale che connette la parte antica della città con il centro in occasione della "Fiera delle Autoproduzioni"(Fa') che proprio in tale data ha compiuto il suo primo anno su suolo biscegliese. Tra i promotori principali dell'iniziativa, che aderisce ad alcune campagne come Genuino Clandestino, Comitato per la tutela e la valorizzazione del patrimonio rurale e Movimento Terre, l'associazione Arci.
«La fiera delle autoproduzioni è un'occasione per promuovere un nuovo tipo di economia, di interazione tra produttori e persone dove al centro cerchiamo sempre di mettere il rapporto umano e la collaborazione tra tutti i produttori con un occhio sempre attento al co-produttore, che normalmente verrebbe definito cliente ma che a noi piace far rientrare in questo sistema come co-produttore - ha raccontato Tommaso Ricchiuti, co-organizzatore della Fiera delle Autoproduzioni -. Questo sistema è garanzia di buona qualità, indice di prodotti a km 0 che sono costati poco in termini di sfruttamento sia di risorse della terra che di risorse umane».
La fiera proposta a Bisceglie riprende il format già collaudato su territorio molfettese, caratterizzato oltre che dagli stand delle diverse attività, anche da momenti di scambio o attività di varia tipologia. «Rimasi molto colpito dal fatto che ci fossero anche delle assemblee in cui i nuovi produttori potevano presentarsi oppure era possibile parlare di tematiche che secondo l'assemblea stessa era necessario affrontare. Sulla scia dell'esperienza fatta a Molfetta ho deciso di lì a poco di tentare la stessa cosa qui a Bisceglie. Oggi festeggiamo il primo anno di attività quindi posso ritenermi soddisfatto» ha aggiunto Ricchiuti.
Uno spazio pubblico e collettivo che unisce la vendita e lo scambio di beni prodotti rispettando l'ambiente con un intento spiccatamente sociale: non a caso la Fiera delle Autproduzioni aderisce anche alla campagna Spazi Liberi dall'Apartheid Israeliana.
«La fiera delle autoproduzioni nasce a partire da un gruppo di produttori locali, contadini o anche di artigiani che si uniscono con l'intento di creare rete e di trovare una modalità per aiutarsi in un mercato che non rende molto difficile la sopravvivenza dei piccoli produttori. L'idea è di trovare degli spazi per fare incontrare produttori e consumatori, abitando un contesto che permetta di sostituire alla relazione economica una relazione umana, di sostituire al mero scambio di denaro un rapporto umano, un rapporto di fiducia tra chi produce e chi acquista» ha spiegato Ioana Misino, autoproduttrice.
Fondamentale, oltre al rapporto di fiducia tra co-produttori, anche quello con la propria terra: «Partiamo dall'idea che quella relazione con il territorio che in altri casi sarebbe meramente economica, sia invece per noi una dichiarazione e promessa d'impegno nei confronti della nostra terra. Anche il nostro prezzo magari non è competitivo rispetto alla grande distribuzione. Ma quello che si chiede è lo sforzo in più da parte del consumatore consapevole nello scegliere i prodotti a km 0, i prodotti della propria terra» ha poi concluso Misino.
Durante l'intera giornata, ad ogni appuntamento della Fiera delle Autoproduzioni, è possibile inoltre cimentarsi nella pratica antichissima dello scambio di semi antichi e piantine: una precisa scelta questa, da parte dei promotori e delle promotrici dell'evento che risponde alla necessità di preservare e salvaguardare la biodiversità del territorio.
Ma il significato di questa pratica contadina affonda le proprie radici in una specifica postura critica: «Proteggere i semi vuol dire proteggere l'identità dei popoli, la loro cultura, la loro autodeterminazione e il loro diritto ad esistere. Non è solo un attacco alla cultura, ma alla resilienza climatica: ogni seme antico perduto è una risposta che non avremo per i cambiamenti ambientali di domani. È grazie allo scambio dei semi che è nata l'agricoltura e con essa la civiltà - si legge nel manifesto della Fa' -. È per questo che noi di Movimento Terre - Rete delle Autoproduzioni di Puglia e Basilicata e Fiera delle Autoproduzioni Molfetta e Bisceglie, con il prezioso aiuto della Casa delle Sementi, abbiamo deciso di rilanciare la pratica contadina millenaria dello scambio di semi e piantine. Perché custodire i semi è un preciso atto politico, è un atto di resistenza. "Fare il nostro cibo è una forma di liberazione"».
«La fiera delle autoproduzioni è un'occasione per promuovere un nuovo tipo di economia, di interazione tra produttori e persone dove al centro cerchiamo sempre di mettere il rapporto umano e la collaborazione tra tutti i produttori con un occhio sempre attento al co-produttore, che normalmente verrebbe definito cliente ma che a noi piace far rientrare in questo sistema come co-produttore - ha raccontato Tommaso Ricchiuti, co-organizzatore della Fiera delle Autoproduzioni -. Questo sistema è garanzia di buona qualità, indice di prodotti a km 0 che sono costati poco in termini di sfruttamento sia di risorse della terra che di risorse umane».
La fiera proposta a Bisceglie riprende il format già collaudato su territorio molfettese, caratterizzato oltre che dagli stand delle diverse attività, anche da momenti di scambio o attività di varia tipologia. «Rimasi molto colpito dal fatto che ci fossero anche delle assemblee in cui i nuovi produttori potevano presentarsi oppure era possibile parlare di tematiche che secondo l'assemblea stessa era necessario affrontare. Sulla scia dell'esperienza fatta a Molfetta ho deciso di lì a poco di tentare la stessa cosa qui a Bisceglie. Oggi festeggiamo il primo anno di attività quindi posso ritenermi soddisfatto» ha aggiunto Ricchiuti.
Uno spazio pubblico e collettivo che unisce la vendita e lo scambio di beni prodotti rispettando l'ambiente con un intento spiccatamente sociale: non a caso la Fiera delle Autproduzioni aderisce anche alla campagna Spazi Liberi dall'Apartheid Israeliana.
«La fiera delle autoproduzioni nasce a partire da un gruppo di produttori locali, contadini o anche di artigiani che si uniscono con l'intento di creare rete e di trovare una modalità per aiutarsi in un mercato che non rende molto difficile la sopravvivenza dei piccoli produttori. L'idea è di trovare degli spazi per fare incontrare produttori e consumatori, abitando un contesto che permetta di sostituire alla relazione economica una relazione umana, di sostituire al mero scambio di denaro un rapporto umano, un rapporto di fiducia tra chi produce e chi acquista» ha spiegato Ioana Misino, autoproduttrice.
Fondamentale, oltre al rapporto di fiducia tra co-produttori, anche quello con la propria terra: «Partiamo dall'idea che quella relazione con il territorio che in altri casi sarebbe meramente economica, sia invece per noi una dichiarazione e promessa d'impegno nei confronti della nostra terra. Anche il nostro prezzo magari non è competitivo rispetto alla grande distribuzione. Ma quello che si chiede è lo sforzo in più da parte del consumatore consapevole nello scegliere i prodotti a km 0, i prodotti della propria terra» ha poi concluso Misino.
Durante l'intera giornata, ad ogni appuntamento della Fiera delle Autoproduzioni, è possibile inoltre cimentarsi nella pratica antichissima dello scambio di semi antichi e piantine: una precisa scelta questa, da parte dei promotori e delle promotrici dell'evento che risponde alla necessità di preservare e salvaguardare la biodiversità del territorio.
Ma il significato di questa pratica contadina affonda le proprie radici in una specifica postura critica: «Proteggere i semi vuol dire proteggere l'identità dei popoli, la loro cultura, la loro autodeterminazione e il loro diritto ad esistere. Non è solo un attacco alla cultura, ma alla resilienza climatica: ogni seme antico perduto è una risposta che non avremo per i cambiamenti ambientali di domani. È grazie allo scambio dei semi che è nata l'agricoltura e con essa la civiltà - si legge nel manifesto della Fa' -. È per questo che noi di Movimento Terre - Rete delle Autoproduzioni di Puglia e Basilicata e Fiera delle Autoproduzioni Molfetta e Bisceglie, con il prezioso aiuto della Casa delle Sementi, abbiamo deciso di rilanciare la pratica contadina millenaria dello scambio di semi e piantine. Perché custodire i semi è un preciso atto politico, è un atto di resistenza. "Fare il nostro cibo è una forma di liberazione"».


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