Chiesa di Santa Margherita e Casa della Divina Provvidenza. <span>Foto Sito Giornate Fai</span>
Chiesa di Santa Margherita e Casa della Divina Provvidenza. Foto Sito Giornate Fai
Attualità

Giornate FAI di Primavera: alla scoperta della Chiesa di Santa Margherita e Casa della Divina Provvidenza

Aperture previste per il 21 e 22 marzo

Sabato 21 e domenica 22 marzo torna il più importante evento di piazza dedicato al patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese con visite a contributo libero, si tratta delle Giornate FAI di Primavera. Per l'occasione a Bisceglie si potrà visitare la Chiesa di Santa Margherita e la Casa della Divina Provvidenza.

Chiesa di Santa Margherita

La chiesa medievale di Santa Margherita, originariamente situata fuori dalle mura della città di Bisceglie, è oggi inglobata nell'espansione urbana dei secoli XIX e XX. Nonostante ciò, ha mantenuto la sua struttura originaria ed è arricchita da una documentazione rara che ne attesta la genesi e la committenza. Questo la rende un importante esempio di architettura e storia religiosa nella città.

L'Atto di donazione datato 12 gennaio 1197, firmato da Falco, giudice della Curia Imperiale e figlio di Giovanni, giudice di Bisceglie, testimonia l'impegno del fondatore nel dotare la chiesa di Santa Margherita di beni di vario tipo. Falco, che fece edificare la chiesa a proprie spese, si trovava in un periodo di transizione storica, dal dominio normanno a quello svevo, nel regno di Sicilia. La sua opera riflette una cultura raffinata, unendo tradizione orientale e innovazione occidentale sia nell'architettura che nei beni donati. La chiesa è dedicata a Santa Margherita di Antiochia, martire del III secolo, che simboleggia la purezza e il sacrificio.

La chiesa di Santa Margherita, esempio di architettura medievale, è realizzata in pietra locale con impianto a croce greca contratta, tipico dell'area orientale del Mediterraneo. La navata unica e absidata è sovrastata da una cupola sorretta da quattro bracci, con timpani all'esterno. Il tetto a piramide è coperto da chiancarelle, tradizionali lastre di pietra calcarea. La facciata a capanna presenta un portale lunato e un rosoncino transennato. Accanto alla chiesa si trovano tre sepolcri, due dei quali firmati da Facitolo da Bari e Anseramo da Trani, che realizzarono il monumento sepolcrale di Riccardo Falcone e l'arca per i bambini della sua famiglia.

Casa della Divina Provvidenza

Pasquale Uva nacque a Bisceglie nel 1883, durante il regno di Umberto I. Con Vittorio Emanuele III l'Italia visse la Belle Époque, tra sviluppo economico e progresso sociale. Tuttavia, disabili e malati psichici erano emarginati, derisi e abbandonati, senza alcuna assistenza. Nel 1904 fu emanata la legge che obbligava le Province a istituire ospedali psichiatrici, applicata soprattutto al Nord e poco nel Sud Italia.

Nel 1906, ordinato sacerdote, Pasquale Uva scoprì a Roma la vita di Giuseppe Cottolengo, trovando ispirazione per fondare in Puglia un'opera simile. Senza mezzi, si affidò alla carità e alla Provvidenza. Parroco a Sant'Agostino dal 1910, affrontò ostilità e incomprensione anche dal Clero. Tra donazioni papali e questue popolari raccolse i fondi necessari e nel 1922 nacque la Casa della Divina Provvidenza. Con le giovani consacrate fondò le Ancelle della Divina Provvidenza. Subito l'istituto ricevette richieste di aiuto da numerose famiglie, sostenuto dalla generosità dei cittadini e dal supporto delle autorità locali.

Sin dal 1933 Don Pasquale, avendo accolto deficienti, paralitici, encefalitici, epilettici, realizzò che in Puglia c'era un solo Ospedale psichiatrico, a Nocera, pertanto, nel 1934, decise di realizzarne un altro accanto all'istituto ortofrenico. L'ospedale si inaugurò il 31 dicembre 1934 e, già nel 1935 ricoverò circa 700 pazienti. Chiamo a dirigerlo il professor Domenico Sarno. A supportarlo c'erano circa 200 suore, tra cui maestre, infermiere diplomate e assistenti per qualsiasi evenienza, che prestavano gratuitamente la loro opera, Nuove richieste di ricovero giunsero da tutte le Regioni, le domande giungevano non solo dalle famiglie ma anche da Enti Privati e Pubblici, Amministrazioni Comunali e Provinciali, dal Patronato Orfani di Guerra e persino dal Ministero degli Interni. Dopo 10 anni dalla fondazione, nel 1932, 72 ricoverati lavoravano all'interno sottratti all'ozio che contribuiva al loro decadimento psichico. L'avviamento al lavoro professionale rappresentava un grande traguardo e rappresentava qualcosa di profondamente innovativo rispetto allo scenario nazionale ed europeo. All'interno Don Uva creò diversi laboratori: per la realizzazione di lenzuola, fazzoletti vestaglie, grembiuli, camicie, ricami. Vi era poi anche una scuola di canto.
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