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Politica

Naglieri sulla situazione del comparto agricolo: «Ecco l'impegno dell'assessorato»

Intervento a seguito della riflessione di Enzo Di Pierro pubblicata domenica da BisceglieViva

Gianni Naglieri, assessore all'agricoltura della giunta Angarano, ha letto con interesse la riflessione di Enzo Di Pierro pubblicata da Bisceglieviva nella mattinata di domenica 8 dicembre riguardo la situazione del comparto agricolo biscegliese e del territorio.

«L'intervento di Enzo Di Pierro pone in evidenza una radiografia particolarmente complessa dal punto di vista delle decisioni da assumere, relativamente a un settore sostenuto negli anni da eccellenti visioni romantiche che, purtroppo, non hanno mai fatto il pari con le decisioni strategiche dei mercati» ha affermato Naglieri.

«L'assessorato all'agricoltura dell'amministrazione comunale di Bisceglie, nel sottolineare l'impegno profuso nel settore già con più interventi, concernenti:
- le discussioni monografiche politiche ed accademiche sulla Xylella, nonché la diffusione e la divulgazione del materiale informativo prodotto;
- gli interventi di riqualificazione dell'area mercatale;
- la promozione di un nuovo approccio di valorizzazione della ciliegia tipica di Bisceglie;
- il sostegno agli agricoltori colpiti dalla gelata tra febbraio e marzo 2018, con l'adesione alle manifestazioni di protesta a Bari e a Roma, nonché, con l'istruttoria in fase di definizione di 133 pratiche di aziende agricole biscegliesi;
- la predisposizione di modulistiche fruibili per l'intero comparto agricolo, utilizzate, peraltro, anche in occasione dell'ultimo evento calamitoso registratosi nell'aprile 2019 che colpì le culture cerasicole;
- le attività di ufficio di gestione delle pratiche UMA, comprensive delle attività ex post, cadute nell'oblio istituzionale da oltre 8 anni, ritiene opportuno evidenziare quanto segue.

L'attuale crisi dei prezzi delle olive e degli oli segue le numerose altre emergenze che a più titolo hanno determinato il calo di competitività del reddito degli agricoltori del territorio pugliese. La ciclicità dei fattori scatenanti il fenomeno depressivo non è più imputabile a questioni o a motivazioni, certamente apparenti nella forma, ma, inutilmente efficaci nella sostanza.

Ai tempi delle quote olio l'Italia ne poteva produrre al massimo 540 mila tonnellate, poi, splafonavamo toccando spesso quota 700 mila tonnellate. Con il venir meno di quel sistema abbiamo capito che la produzione reale nazionale poteva assestarsi tra le 300 e le 350 mila tonnellate.
Da quel momento in poi, il settore ha iniziato a involversi, a impoverirsi, segnato da fattori climatici, ambientali, fitosanitari, ma soprattutto, dall'incapacità di traslare l'imprenditoria agricola a livelli superiori, contraddistinti da managerialità e marketing. L'evidenza più concreta è stata nella cessione dei grandi marchi storici a gruppi industriali stranieri, quindi, la perdita di riferimenti specifici che facevano da collettore economico coi frantoi e i magazzini oleari.
Quelle maglie di catena non hanno più retto il peso di un settore caratterizzato da passione e tradizione, divenuto, per certi versi, ingombrante e scomodo alle nuove regole del mercato globale, determinando, così, la fine di numerose economie territoriali meridionali, con la chiusura degli opifici oleari, con la dismissione dei macchinari, con l'abbandono dei terreni, fino agli espianti, alla xylella, alla gelata.

Da anni, si assiste al ricorso al sottocosto in modo indiscriminato, soprattutto nella grande distribuzione, senza alcun riguardo per la stagionalità e con ampia discrezionalità da parte della grande distribuzione; all'assenza di una nuova strategia di politica economica; alla rinuncia di attivare nuovi e più opportuni meccanismi, che se riattivati, potrebbero generare nuove occasioni di rilancio commerciale dell'intero settore.

La Puglia dovrebbe:
- candidarsi a sede della Commissione unica nazionale (Cun) degli oli di oliva;
- riformulare le commissioni della borsa merci oli dotandole di competenze professionali più autonome;
- promuovere la partecipazione responsabile dell'Anci al fine di sostenere, previo accordo con l'Antitrust, ordinanze sindacali dirette a vietare la vendita sottocosto dei prodotti agroalimentari territoriali stagionali;
- invitare il ministero delle politiche agricole a stringere accordi con Federalimentare, a inserire gli oli di oliva nel paniere degli alimenti per gli indigenti, a introdurre la formula educativa del pane e olio nelle scuole, a elevare il valore strategico delle OP olivicole.

Saremo sempre dalla parte dei nostri agricoltori, ma, abbiamo il dovere di elevare il livello di concertazione e confronto, per dare garanzia alla nostra economia di poter ritornare a crescere con equilibrio e merito, cercando di essere sempre pragmatici e concreti, nella consapevolezza che il risultato si raggiungerà soprattutto attraverso la coesione nelle decisioni da assumere e nell'aggregazione delle rappresentatività».
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