Cantiere Comune Mediterraneo. <span>Foto Serena De Musso</span>
Cantiere Comune Mediterraneo. Foto Serena De Musso
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Conclusa la prima edizione dell'EireneFest: Bisceglie una comunità che sceglie di attivarsi - LE FOTO

Sulle note del Cantiere Comune Mediterraneo è terminata la prima edizione del festival del libro per la pace e la nonviolenza

C'era una volta un castello in cui non si faceva altro che parlare di pace e di nonviolenza; le chitarre suonavano inni di Resistenza e solidarietà e le voci all'unisono intonavano cori di pace e sorellanza. L'EireneFest ha trasformato questo utopistico scenario in realtà fattuale, attribuendo ad un luogo fisico un grande valore politico: il castello Svevo-Angioino di Bisceglie, nei tre giorni del festival del libro e della pace è diventato contenitore culturale di riflessioni, workshop e racconti. Nella serata di domenica 5 maggio le battute finali del festival con l'intervento musicale a cura di Cantiere Comune Mediterraneo.

Da Ramallah, canzone popolare associata alla resistenza palestinese radicata in Ramallah, una delle città storiche più popolose della Palestina e importanti culturalmente, oggi in west-bank e oggetto di irruzioni e blitz delle milizie israeliane fino all'Uskudara, un canto antecedente al XIX secolo sicuramente presente già nell'impero ottomano e diffusosi misteriosamente in tutto il mondo fino al sud-est asiatico. Una melodia di cui numerosi paesi dai balcani all'ucraina fino al medio-oriente rivendicano la paternità, dimostrando come la condivisione sia compatibile con l'identità. E ancora un canto grikanico conosciuto come Agapi mou Fidela Protinì, originario delle comunità della grecia salentina che tutt'oggi parlano il griko, una lingua autoctona del sud Italia la cui origine è da ricercare probabilmente nella Magna Grecia. Questi solo alcuni dei brani che Cantiere Comune Mediterraneo, collettivo che propone lo studio e l'esecuzione di canti popolari per rintracciarne il valore antropologico, ha eseguito in occasione dell'ultima data dell'Eirene Fest.

Grazie alla loro musica, il collettivo ha restituito durante la sua performance un mosaico culturale ricchissimo: oltre ai brani sopracitati sono stati eseguiti anche l'inno ufficiale del popolo rom, il Gelem, scritto da Zarko Jovanovic durante la sua detenzione in un campo di sterminio che racconta l'interminabile viaggio che rom e sinti sono costretti a portare avanti per sfuggire alle sempiterne persecuzioni e ovviamente Bella Ciao, con un'esecuzione mirata a restituire al brano le parti perdute scritte dal più antico autore documentato, un rom ucraino che, da profugo a New York, scrisse la melodia.
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«L'invito è a parlare e a difendere l'identità palestinese assieme a tutte le altre, superando quelle inutili gerarchie che il colonialismo culturale e la globalizzazione ci hanno imposto. La valorizzazione dell'elemento popolare di resistenza e autodeterminazione deve essere lo strumento principale di ricerca per raggiungere questo scopo» hanno dichiarato durante la serata.

«Incontro ricco e interessante di dialoghi e confronti per la costruzione di un unico sogno possibile. Ci teniamo a ringraziare la realtà di ZonaEffe che ci ha ospitato e tutti i collettivi e le associazioni che ci hanno supportato. La serata dedicata alla Palestina in conclusione al Festival è stata davvero un ottimo momento di condivisione di un sentire comune, l'espressione di un sentimento di vicinanza alla comunità palestinese di Puglia e Basilicata e soprattutto la ritrovata sicurezza che un'altra via possibile alternativa alla violenza e alla guerra dobbiamo renderla praticabile grazia alla responsabilità di ognuno di noi - ha dichiarato ai microfoni di Viva Rosa Siciliano, promotrice del festival -. Per Bisceglie questo è l'inizio di un percorso. Un percorso vario e ricco e inclusivo di tante altre realtà che quest'anno non siamo riusciti ad intercettare, dove con sensibilità e provenienze culturali diverse riusciamo a costruire una rete fitta» ha proseguito.

«Quello su cui ogni giorno cerchiamo di far ragionare è il fatto che non esista effettivamente un "noi" in opposizione a "altri": cerchiamo di dimostrare tramite la musica il legame indissolubile tra le varie culture, affinché la nostra percezione dello straniero cambi in nuova consapevolezza che dall'altra parte del mondo c'è una persona che suona la chitarra esattamente come noi in questo momento» ha concluso Roberto Cozzi, musicista di Cantiere Comune Mediterraneo.

Presente alla serata anche una piccola delegazione del gruppo di Amnesty International Bisceglie con l'appello "Cessate il fuoco!" per porre fine alla catastrofe umanitaria in corso a Gaza (link alla petizione).

(Articolo pubblicato in data 6 maggio, festa dell'Ederlezi, ossia della primavera, della rinascita, correlabile ai più antichi culti che sono stati assimilati nella cultura europea in forme svariate come i riti germanici e italiani del Maggio, la candelora, il newroz e la Pasqua. È la festa più importante dell'anno per Rom e Sinti).
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