Pietrangelo Buttafuoco alle Vecchie Segherie Mastrototaro. <span>Foto Pietro Losciale</span>
Pietrangelo Buttafuoco alle Vecchie Segherie Mastrototaro. Foto Pietro Losciale
Spettacoli

La Sicilia vista dagli occhi di Pietrangelo Buttafuoco

Il noto giornalista ha presentato, attraverso una rielaborazione teatrale, il suo libro 'il dolore pazzo dell'amore'

C'era una volta... la Sicilia. Quella che può apparire come un'espressione alquanto bizzarra si trasforma, agli occhi di chi la Sicilia l'ha vissuta veramente, in un'affermazione nostalgicamente vera.

Pietrangelo Buttafuoco ne è un esempio. Attraverso una rielaborazione teatrale del suo libro 'il dolore pazzo dell'amore', il noto giornalista e scrittore, ospite del bookstore Mondadori, ha raccontato tutti quegli aneddoti che hanno reso la sua giovinezza, passata tra i colori e i profumi della Sicilia, unica ed irripetibile.

É bastato poco per trasportare gli spettatori nel tanto misterioso quanto affascinante mondo siciliano: un'ambientazione suggestiva come quella delle Vecchie Segherie, una recitazione impeccabile di Buttafuoco, una regia curata a regola d'arte dal 'musicante' Mario Incudine che, con l'aiuto del polistrumentista Antonio Vasta, ha intrattenuto il pubblico con varie musiche tipiche del mondo siciliano.

Di fronte al racconto autobiografico di Buttafuoco si ha, a tratti, l'impressione di ritrovarsi di fronte ad un mondo completamente fantascientifico: ai 'cunti' di famiglia, attraverso i quali l'autore racconta storie vissute sulla propria pelle, si intreccia una realtà fantastica, dove diavoli, angeli, re, ninfe e regine impersonificano un mondo magico, tanto lontano quanto incredibilmente curioso per chi lo assiste.

Ad impreziosire maggiormente la già perfetta interpretazione di Buttafuoco è intervenuto Mario Incudine che, accompagnando il racconto con la sua chitarra, ha divertito il pubblico con storie e ricordi suggestivi della sua infanzia, la passione per la musica, il 'culto' delle serenate, l'amore per quella sua terra apparentemente lontana.

Nel titolo 'il dolore pazzo dell'amore', d'altronde, Buttafuoco ha già nascosto l'intera essenza del suo racconto: un ossimoro convincente, con cui l'autore ha non solo mostrato la natura malefica dell' amore - capace di 'far impazzire dal dolore', come sottolinea piú volte nel testo - ma anche la sua andatura particolarmente speciale, il modo con cui, come un 'giocare sulle montagne russe', può trasformare la vita di una persona in qualcosa di magico ed unico.
L'amore in Buttafuoco diventa l'antidoto contro il male: all'anno della sovversione, del terremoto del Belice e delle rivolte studentesche e operaie, raccontate con un certo pathòs tra le righe del libro, ecco trovare spazio il sentimento, la passione verso il proprio passato che, per i siciliani di ieri, diventa così 'un mondo chiuso in una tasca che non si può più aprire'.

Tra le righe del racconto di Buttafuoco aleggia, così, una sola unica e magra consolazione: all'amore bisogna crederci, sempre.
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