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Raccolta differenziata, Bisceglie non avrebbe superato il 65% nel 2025. Rischio aumento della Tari
Si attende l'ufficialità con i dati pubblicati sull'osservatorio regionale. La conferma farebbe aumentare la tassa sui rifiuti del 20%
Bisceglie - domenica 1 marzo 2026
Il Comune di Bisceglie non avrebbe superato il 65% della raccolta differenziata nel 2025: una notizia che, se confermata ufficialmente dai dati dell'osservatorio regionale, comporterebbe un aumento significativo del 20% sulla Tari (meglio conosciuta come ecotassa). Il dato è emerso da W-Mysir, il sistema sviluppato in Campania dall'azienda Microambiente srl e utilizzato per la gestione digitale e la tracciabilità dei rifiuti, attivo anche per i territori pugliesi.
La piattaforma ha anticipato la percentuale di novembre e dicembre che è ancora attesa sul portale della Regione Puglia. Bisceglie avrebbe ottenuto il 65,49% nel penultimo mese dell'anno, ma solo il 55,59% negli ultimi 31 giorni del 2025. Il vertiginoso crollo a dicembre ha portato al 63,28 la percentuale annuale di raccolta differenziata, con una produzione di quasi 170 chili di indifferenziato all'anno a testa.

«Tutti i dati presenti in MySir e ComuniRicicloni scaturiscono da documenti ufficiali (formulari di trasporto rifiuti e registri di carico e scarico) e sono gli stessi dati che vengono utilizzati per le comunicazioni ufficiali. Le elaborazioni si basano sui valori accettati all'impianto, valore della quarta copia del formulario. Il dato che pubblichiamo è verificato da tre soggetti: produttore, trasportatore e destinatario» è quanto sottolineato dall'impresa per spiegare il calcolo della percentuale. I numeri riportati da gennaio a ottobre 2025 corrispondono quasi al centesimo con i dati dell'osservatorio regionale, a dimostrazione della veridicità delle informazioni.
Sarebbe un duro colpo da incassare per il Comune biscegliese se i dati fossero ufficializzati, per un'ecotassa che andrebbe inevitabilmente a gravare sui cittadini. Nell'Aro Bt 2, di cui fa parte la città, Andria ha sfiorato quasi il 75% lo scorso anno, mentre Canosa di Puglia ha chiuso al 71,92%. La gestione unitaria (tanto attesa ma richiede ancora tempo per essere avviata) potrebbe aiutare a incrementare la percentuale e a garantirsi il raggiungimento della soglia minima senza rischi. Bisceglie, come riporta l'osservatorio regionale, non è mai andata oltre il 67,77% di raccolta differenziata (fatto segnare nel 2021): un dato ben lontano da almeno quel 70% che città come Barletta, Andria, Trani e la stessa Canosa registrano con continuità da alcuni anni.
La piattaforma ha anticipato la percentuale di novembre e dicembre che è ancora attesa sul portale della Regione Puglia. Bisceglie avrebbe ottenuto il 65,49% nel penultimo mese dell'anno, ma solo il 55,59% negli ultimi 31 giorni del 2025. Il vertiginoso crollo a dicembre ha portato al 63,28 la percentuale annuale di raccolta differenziata, con una produzione di quasi 170 chili di indifferenziato all'anno a testa.

«Tutti i dati presenti in MySir e ComuniRicicloni scaturiscono da documenti ufficiali (formulari di trasporto rifiuti e registri di carico e scarico) e sono gli stessi dati che vengono utilizzati per le comunicazioni ufficiali. Le elaborazioni si basano sui valori accettati all'impianto, valore della quarta copia del formulario. Il dato che pubblichiamo è verificato da tre soggetti: produttore, trasportatore e destinatario» è quanto sottolineato dall'impresa per spiegare il calcolo della percentuale. I numeri riportati da gennaio a ottobre 2025 corrispondono quasi al centesimo con i dati dell'osservatorio regionale, a dimostrazione della veridicità delle informazioni.
Un rischio inevitabile con la chiusura delle isole ecologiche
In base alle statistiche riportate dall'osservatorio regionale, il Comune di Bisceglie avrebbe dovuto toccare il 70,94% sia a novembre che a dicembre per raggiungere esattamente il 65% nell'anno 2025. Questo è dovuto ai numeri sottosoglia che si sono registrati in otto mesi su dieci, con le punte più negative del 61-62% che sono state toccate in addirittura tre mesi. Una percentuale, rilevata poco frequentemente in città anche negli ultimi anni, che si è resa complicatissima da raggiungere dopo la chiusura delle due isole ecologiche. Dal 21 novembre, infatti, un sequestro preventivo della Procura di Trani (dopo i controlli della guardia costiera) ha privato i cittadini di conferire l'immondizia nei due centri comunali di raccolta. Era lecito attendersi un calo, magari non di questa entità: la stessa amministrazione aveva sottolineato in un recente consiglio comunale che i reati di abbandono dei rifiuti erano aumentati a partire da dicembre. Al 1° marzo la situazione non è ancora tornata alla normalità: dal 29 gennaio il centro di via Padre Kolbe ha riaperto parzialmente per le utenze domestiche, che possono conferire solo metalli, legno, vetro, lastre di vetro, pneumatici fuori uso, rifiuti ingombranti e apparecchiature elettriche di grandi dimensioni come lavatrici, forni, lavastoviglie e stufe (esclusi frigoriferi). Resta chiusa la struttura di via Carrara Salsello. Secondo W-Mysir, la città ha registrato solo il 56,97% di raccolta differenziata a gennaio 2026. Un trend negativo che si confermerebbe e andrebbe a penalizzare già pesantemente l'andamento di questo nuovo anno.Sarebbe un duro colpo da incassare per il Comune biscegliese se i dati fossero ufficializzati, per un'ecotassa che andrebbe inevitabilmente a gravare sui cittadini. Nell'Aro Bt 2, di cui fa parte la città, Andria ha sfiorato quasi il 75% lo scorso anno, mentre Canosa di Puglia ha chiuso al 71,92%. La gestione unitaria (tanto attesa ma richiede ancora tempo per essere avviata) potrebbe aiutare a incrementare la percentuale e a garantirsi il raggiungimento della soglia minima senza rischi. Bisceglie, come riporta l'osservatorio regionale, non è mai andata oltre il 67,77% di raccolta differenziata (fatto segnare nel 2021): un dato ben lontano da almeno quel 70% che città come Barletta, Andria, Trani e la stessa Canosa registrano con continuità da alcuni anni.

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