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Trani e Molfetta sono del centrosinistra, cosa cambia per Bisceglie?

L'analisi del voto nelle due città limitrofe e quali spunti lascia questa tornata elettorale alla politica biscegliese

Il centrosinistra si riconferma alla guida della città di Trani con il dirigente scolastico ed ex sindacalista della Cgil Marco Galiano, con qualche brivido di troppo forse al secondo turno, e si riprende Molfetta con il 36enne Manuel Minervini di Rifondazione comunista. Barletta e Canosa restano al momento le uniche roccaforti del centrodestra, che partiva sfavorito in entrambi i territori, mentre Bisceglie attualmente fa storia a sé con l'assenza di partiti nazionali a sostegno dell'attuale maggioranza guidata da Angelantonio Angarano. La competizione elettorale di maggio-giugno 2026 può aver lasciato diversi spunti interessanti alla politica biscegliese, attualmente a due anni di distanza dal ritorno alle urne.

Il primo nodo riguarda le candidature: a Trani i due schieramenti politici (centrosinistra e centrodestra) hanno scelto di pescare il candidato nella società civile per cercare di mettere insieme tutti i pezzi della coalizione. A destra ha funzionato con lo stimato urologo Angelo Guarriello, a sinistra non è stato possibile sanare la spaccatura con l'ex presidente del consiglio comunale Giacomo Marinaro (candidato dopo essere uscito dal Pd, insieme a 12 consiglieri della scorsa legislatura) ma a staccarsi in extremis è stato anche Vito Branà con i 5 stelle. I litigi interni e la poca compattezza hanno quasi favorito la rimonta di Guarriello al ballottaggio. A Molfetta le candidature hanno riguardato tutti esponenti giovani: 36 anni per il vincitore Manuel Minervini e Adamo Logrieco, 46 per Pietro Mastropasqua. Una direzione chiara quella presa dalla città molfettese, Minervini si ritroverà con molti consiglieri alla prima esperienza (e probabilmente anche assessori).

L'analisi del voto

Il voto ha insegnato che se un candidato non è ritenuto all'altezza (è l'esempio, purtroppo per lui, di Pietro Mastropasqua), i cittadini non si fanno problemi a scegliere il candidato al consiglio comunale che devono votare ma il sindaco che preferiscono. In questa direzione va il 67% in favore di Minervini al ballottaggio, dopo un primo turno in cui vantava sì il 45% ma il totale di lista si fermava al 38%. A Trani c'è stata molta più partita al ballottaggio, con Angelo Guarriello che è uscito sconfitto per soli 569 voti di differenza. Il centrodestra è riuscito a giocarsi la partita e potrebbe aver lanciato indirettamente un messaggio a Bisceglie: uniti, si può fare. A Molfetta tutt'altro che negativa è stata l'esperienza di Adamo Logrieco, sostenuta dai simboli di Fratelli d'Italia e UdC, che ha raccolto molto più di quanto si pensasse (quasi il 20%). Non c'è stata storia invece ad Andria (77-23 per Giovanna Bruno) ma lo scenario federiciano non appare vicino alla situazione in cui si troverà Bisceglie, anche perché la sindaca uscente poteva ricandidarsi e per Angarano non sarà così.

Quello che balza agli occhi è l'assenza quasi totale del movimento 5 stelle in queste città. A Molfetta i pentastellati si sono salvati con un buon 5% (basti pensare che nessuna lista ha superato il 7%, se ne presentavano 22 per soli tre candidati) e due seggi ora in consiglio. A Trani hanno scelto di sfilarsi all'ultimo e Vito Branà non è riuscito ad eleggersi. A Bisceglie il discorso non cambierà, considerando che non si hanno notizie degli attuali referenti del partito (dopo l'uscita di Enzo Amendolagine). Insomma, è rimasto solo il simbolo o quasi da poter votare.

Due anni al voto, dove si orienteranno gli schieramenti politici e poi i cittadini?

Sembrerebbe presto per parlare di elezioni comunali a Bisceglie, per la distanza che separa dal voto (attualmente due anni) e lo scoglio delle elezioni nazionali nel 2027. Ma la politica biscegliese si troverà probabilmente a dover risolvere degli scenari abbastanza simili a quelli di Trani e Molfetta. Dopo oltre 20 anni in cui sono stati solo due i sindaci eletti, Francesco Spina in tre occasioni (2006, 2011 e 2013) e Angelantonio Angarano (2018 e 2023), gli schieramenti politici e poi i cittadini saranno chiamati a scegliere quale direzione prendere.

Tutto passerà inevitabilmente dal giudizio su questi dieci anni di governo Angarano. Se la valutazione complessiva sarà positiva, è logico aspettarsi un vantaggio almeno sulla carta per il candidato che si presenterà nel segno della continuità. Qualora fossero addirittura due, però, il quadro diventerebbe senza dubbio più complesso. Se il giudizio sarà invece negativo, i cittadini non potranno che chiedersi: meglio un candidato esperto della "vecchia" politica o un volto completamente nuovo sulle ali del cambiamento netto rispetto al passato? Qui entrano in gioco anche i partiti: bisognerà decidere se andare di compromesso e affidarsi comunque a un volto noto o cercare come a Trani la persona civile che possa riunire tutti i pezzi del puzzle. A sinistra appare complicatissimo attualmente un'unità di intenti, a destra l'intenzione sembra quella di voler provare a fare fronte comune per garantirsi una possibilità, ma con quale candidato? La terza strada è seguire l'esempio Molfetta e dare fiducia a una persona nuova e giovane.

Due anni sono ancora tanti, ma è giusto che la politica biscegliese prenda nota di quanto accaduto in questa tornata elettorale tra Trani e Molfetta.
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