
Cronaca
Antonio Caggianelli, si rischia l'archiviazione: «Chiediamo a gran voce la verità»
In programma giovedì 26 l'udienza presso il Tribunale di Roma
Bisceglie - mercoledì 25 febbraio 2026
13.32
Le circostanze nelle quali si verificava l'incidente accaduto il 16 ottobre del 2021 a Riyad, in cui persero la vita tre italiani: Antonio Caggianelli di Bisceglie, Giampiero Giarri di Tivoli, e Nicolas Esposto, agrigentino di origini francesi; ed un ragazzo spagnolo Arnau Galindo, a distanza di quasi cinque anni, non sono state ancora chiarite.
I quattro ballerini deceduti, tutti poco più che trentenni, si trovavano in tournée in Arabia Saudita con una compagnia di altri colleghi per l'inaugurazione di un nuovo teatro. Altre persone rimasero coinvolte nello schianto: un altro ballerino, Diego Di Giovanni, con lesioni gravissime irreversibili, l'autista e la guida del luogo, rimasti illesi. L'incidente mortale avvenne mentre stavano facendo una escursione nel deserto con guide del luogo. A bordo di un mezzo risultato inidoneo all'escursione, un "pic up" (4 persone erano sedute nell'abitacolo, di cui due italiani rimasti feriti, testimoni fondamentali per la ricostruzione dell'accaduto, e l'autista e la guida rimasti illesi, e 5 ballerini posizionati nel cassone esterno, di cui 4 vittime e uno che versa ancora in condizioni irreversibili), i ballerini avevano raggiunto il deserto e, al ritorno, esso precipitò in una scarpata.
L'inchiesta italiana vivrà il prossimo 26 febbraio uno snodo cruciale: Riyad e le autorità italiane hanno l'obbligo di fornire una risposta. Il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Roma, infatti, dovrà decidere se, per la terza volta (un caso più unico, che raro) rigettare la richiesta di archiviazione del PM, ovvero se archiviare definitivamente il caso, senza aver mai, di fatto, accertato la reale dinamica degli eventi.
La vicenda giudiziaria italiana, presso la Procura della Repubblica di Roma, nacque a seguito della denuncia sporta dai familiari dei ballerini italiani, rimasti tragicamente vittime di un incidente stradale avvenuto della Capitale araba, in circostanze non chiare, a bordo di un mezzo poi risultato finanche sprovvisto di ogni tipo di copertura assicurativa.
Dopo pochi mesi, però, il Pubblico Ministero titolare delle indagini, aveva formulato la prima richiesta di archiviazione, ritenendo l'incompetenza giurisdizionale italiana sul caso, e ciò ancor prima di accertare la reale dinamica del drammatico evento. Infatti, con provvedimento del 25/5/24 il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, in accoglimento delle opposizioni proposte dai legali dei familiari delle vittime, rigettava la richiesta dell'Accusa, ordinando nuove indagini, in particolare assumendo tutte le informazioni utili dagli altri italiani presenti ai fatti, e soprattutto di acquisire copia di tutti gli atti della vicenda processuale araba, direttamente dalla Magistratura di Riyad.
Tuttavia, a fronte del mancato riscontro delle autorità saudite alla formale richiesta della Magistratura italiana, il PM formulava nuova richiesta di archiviazione, poi opposta dai familiari. Il Gip, con ordinanza del 29/10/24, ancora una volta, rigettava la richiesta di chiusura inchiesta, ordinando specificatamente all'Organo Inquirente di acquisire "…per qualunque via informazioni e copia di atti del procedimento presso l'A.G. del luogo", ritenute indispensabili per le valutazioni del caso.
Il Pubblico Ministero, però, a distanza di soli sei giorni dal provvedimento del Gip, ha avanzato nuova richiesta di archiviazione sulla base della seguente motivazione: "Si ribadisce la richiesta di archiviazione cui ci si riporta con preghiera di voler indicare forme diverse dalla rogatoria (che è priva di esito) per acquisire gli atti di cui sopra". Tale stringato provvedimento, vergato a mano, veniva notificato ai legali delle persone offese dopo un anno.
A distanza di oltre 4 anni, l'indagine italiana è ancora al punto di partenza, ma ciò che lede maggiormente la dignità delle vittime e dei loro familiari, è la totale indifferenza delle Istituzioni. Un frustrante senso di impotenza, grave ed inaccettabile.
Oggi, alla vigilia della terza udienza scaturente dall'opposizione alla richiesta di archiviazione, continuiamo a confrontarci con un fascicolo privo di contenuti minimi, ove non sono mai confluiti atti dell'Arabia Saudita che consentano alle Autorità Italiane, a prescindere dalla procedibilità o meno dell'imputato sul territorio italiano, di accertare quanto accaduto in quel terribile incidente ove persero la vita i quattro giovani ragazzi.
Chiediamo a gran voce che le Autorità Italiane si attivino per ottenere tutte le informazioni necessarie ed utili alla ricostruzione dell'incidente ai fini dell'accertamento della verità.
I quattro ballerini deceduti, tutti poco più che trentenni, si trovavano in tournée in Arabia Saudita con una compagnia di altri colleghi per l'inaugurazione di un nuovo teatro. Altre persone rimasero coinvolte nello schianto: un altro ballerino, Diego Di Giovanni, con lesioni gravissime irreversibili, l'autista e la guida del luogo, rimasti illesi. L'incidente mortale avvenne mentre stavano facendo una escursione nel deserto con guide del luogo. A bordo di un mezzo risultato inidoneo all'escursione, un "pic up" (4 persone erano sedute nell'abitacolo, di cui due italiani rimasti feriti, testimoni fondamentali per la ricostruzione dell'accaduto, e l'autista e la guida rimasti illesi, e 5 ballerini posizionati nel cassone esterno, di cui 4 vittime e uno che versa ancora in condizioni irreversibili), i ballerini avevano raggiunto il deserto e, al ritorno, esso precipitò in una scarpata.
L'inchiesta italiana vivrà il prossimo 26 febbraio uno snodo cruciale: Riyad e le autorità italiane hanno l'obbligo di fornire una risposta. Il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Roma, infatti, dovrà decidere se, per la terza volta (un caso più unico, che raro) rigettare la richiesta di archiviazione del PM, ovvero se archiviare definitivamente il caso, senza aver mai, di fatto, accertato la reale dinamica degli eventi.
La vicenda giudiziaria italiana, presso la Procura della Repubblica di Roma, nacque a seguito della denuncia sporta dai familiari dei ballerini italiani, rimasti tragicamente vittime di un incidente stradale avvenuto della Capitale araba, in circostanze non chiare, a bordo di un mezzo poi risultato finanche sprovvisto di ogni tipo di copertura assicurativa.
Dopo pochi mesi, però, il Pubblico Ministero titolare delle indagini, aveva formulato la prima richiesta di archiviazione, ritenendo l'incompetenza giurisdizionale italiana sul caso, e ciò ancor prima di accertare la reale dinamica del drammatico evento. Infatti, con provvedimento del 25/5/24 il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, in accoglimento delle opposizioni proposte dai legali dei familiari delle vittime, rigettava la richiesta dell'Accusa, ordinando nuove indagini, in particolare assumendo tutte le informazioni utili dagli altri italiani presenti ai fatti, e soprattutto di acquisire copia di tutti gli atti della vicenda processuale araba, direttamente dalla Magistratura di Riyad.
Tuttavia, a fronte del mancato riscontro delle autorità saudite alla formale richiesta della Magistratura italiana, il PM formulava nuova richiesta di archiviazione, poi opposta dai familiari. Il Gip, con ordinanza del 29/10/24, ancora una volta, rigettava la richiesta di chiusura inchiesta, ordinando specificatamente all'Organo Inquirente di acquisire "…per qualunque via informazioni e copia di atti del procedimento presso l'A.G. del luogo", ritenute indispensabili per le valutazioni del caso.
Il Pubblico Ministero, però, a distanza di soli sei giorni dal provvedimento del Gip, ha avanzato nuova richiesta di archiviazione sulla base della seguente motivazione: "Si ribadisce la richiesta di archiviazione cui ci si riporta con preghiera di voler indicare forme diverse dalla rogatoria (che è priva di esito) per acquisire gli atti di cui sopra". Tale stringato provvedimento, vergato a mano, veniva notificato ai legali delle persone offese dopo un anno.
A distanza di oltre 4 anni, l'indagine italiana è ancora al punto di partenza, ma ciò che lede maggiormente la dignità delle vittime e dei loro familiari, è la totale indifferenza delle Istituzioni. Un frustrante senso di impotenza, grave ed inaccettabile.
Oggi, alla vigilia della terza udienza scaturente dall'opposizione alla richiesta di archiviazione, continuiamo a confrontarci con un fascicolo privo di contenuti minimi, ove non sono mai confluiti atti dell'Arabia Saudita che consentano alle Autorità Italiane, a prescindere dalla procedibilità o meno dell'imputato sul territorio italiano, di accertare quanto accaduto in quel terribile incidente ove persero la vita i quattro giovani ragazzi.
Chiediamo a gran voce che le Autorità Italiane si attivino per ottenere tutte le informazioni necessarie ed utili alla ricostruzione dell'incidente ai fini dell'accertamento della verità.


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