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«Ondata di ricoveri per Covid all'ospedale di Bisceglie»

Fials: «Struttura ostaggio delle Rssa della Bat, 30 ingressi nell'ultimo fine settimana»

Uno dei fronti aperti nella lotta al Covid sul territorio della Bat è rappresentato, fin dai tempi del primo lockdown, dalla situazione all'interno dell'ospedale civile "Vittorio Emanuele II" di Bisceglie, individuato dalla Regione Puglia quale presidio sanitario dedicato all'emergenza epidemiologica in capo all'Asl Bt. Il moderato ottimismo con cui, appena lo scorso 28 luglio, era stata accolta la riattivazione di percorsi e posti letto no-Covid (clic per saperne di più) ha lasciato spazio, purtroppo, alla scoramento in seguito alla decisione, comunicata dall'azienda sanitaria locale, di ristabilire lo status precedente. La nota a firma del Commissario straordinario Alessandro Delle Donne e del direttore sanitario dottor Vito Campanile, diffusa il 19 agosto, è l'inevitabile conseguenza dell'incremento di casi positivi a Bisceglie e nelle città limitrofe.

«A pochi giorni da quella disposizione le unità operative Covid dell'ospedale di Bisceglie risultano quasi sature, compresi i posti in terapia intensiva, con notevoli disagi anche al pronto soccorso dove addirittura si è arrivati a ricoverare 26 pazienti pur con 16 posti letto disponibili» hanno evidenziato Angelo Somma e Sergio Di Liddo dalla segreteria Fials Bat.

L'organizzazione sindacale ha rimarcato quando accaduto lo scorso fine settimana: «Si è registrata una nuova impennata di ricoveri al "Vittorio Emanuele II": a peggiorare la situazione i 30 ingressi, fra sabato 22 e domenica 23 agosto, di pazienti anziani non autosufficienti e in condizioni critiche, tutti provenienti da una grande Rssa di Canosa di Puglia» è quanto sostenuto. «L'ospedale di Bisceglie, con tutti i suoi operatori sanitari, è diventato ancora una volta ostaggio delle residenze sanitarie assistenziali della Bat» l'allarme lanciato dai due referenti provinciali della Fials.

«È chiaro che non spetta a noi accertare se siano stati adottati tutti i protocolli e le norme di sicurezza anticontagio e quali siano state le cause di questo sgombero di pazienti in massa verso la struttura di Bisceglie, specie considerando che tutti i pazienti di questa Rssa risultano vaccinati con la seconda dose nel mese di febbraio» hanno aggiunto. «Questa grave situazione venutasi a creare, ed il tipo di pazienti critici allettati, con malattie croniche degenerative la cui sorveglianza richiede obbligatoriamente la necessità di almeno 3-4 operatori socio sanitari per ciascun turno di servizio, sta determinando nelle corsie dell'ospedale di Bisceglie caos e criticità dal punto di vista organizzativo. Diversi Operatori sociosanitari sono costretti a restare bardati nelle corsie covid per piu di 5 ore considerato che il 30% di tale personale sono assenti per fruizione di ferie estive già programmate e autorizzate».

La Fials ha chiesto ancora una volta il reclutamento di ulteriore personale infermieristico e Oss «necessario a garantire livelli essenziali di assistenza e condizioni di lavoro più dignitose». Una soluzione proposta per il decongestionamento dei reparti Covid di Bisceglie, ritenuti «oramai al collasso», è l'immediata riapertura dei posti letto covid nel presidio territoriale di assistenza di Canosa di Puglia. «Purtroppo siamo già nella quarta ondata e nulla è stato fatto per la ripartenza in sicurezza dell'ospedale di Bisceglie sia dal punto di vista dell'organizzazione degli spazi dedicati ai pazienti Covid che nell'individuazione dei percorsi no-Covid che avrebbero garantito la riapertura di tutte le attività dell'ospedale di Bisceglie andando ad alleggerire la pressione sugli ospedali di Andria e Barletta» hanno concluso Somma e Di Liddo.
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