Riforma Nordio: le ragioni del no. <span>Foto Serena De Musso</span>
Riforma Nordio: le ragioni del no. Foto Serena De Musso
Politica

Referendum Giustizia: alle Vecchie Segherie un confronto sulle ragioni del no - LE INTERVISTE

A partecipare all'evento Giannicola Sinisi, Giuseppe Trisorio Liuzzi e Gaetano Castellaneta

«Votando no difendiamo i valori costituenti della nostra Repubblica, non cambiamo le regole del gioco da parte di chi sta vincendo provvisoriamente la partita e ci rimettiamo in gioco, perché le riforme, secondo un principio che è andato avanti per tutti questi anni, si fanno soltanto quando tutto il popolo italiano è d'accordo». Queste le parole dell'ex magistrato Giannicola Sinisi che nella serata di sabato 28 febbraio ha dialogato con il professor Giuseppe Trisorio Liuzzi, con l'avvocato Gaetano Castellaneta e con l'avvocato Domenico Di Terlizzi nel talk "Riforma Nordio: le ragioni del no". A moderare la serata, introdotta dalla magistrata Rossella Calia Di Pinto, il giornalista Giuliano Foschini.

L'iniziativa, svoltosi presso le Vecchie Segherie Mastrototaro ha costituito un'occasione di confronto sui chiaro scuri della Riforma Nordio, per cui i cittadini e le cittadine sono chiamate a votare il 22 e il 23 marzo e che propone la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, la separazione del Consiglio Superiore della Magistratura in due organismi distinti (con membri selezionati tramite sorteggio) ed in ultimo l'istituzione dell'Arta Corte Disciplinare, un nuovo tribunale speciale che sostituirebbe in ambito giuridico il CSM.

«Non solo è assurda la volontà di voler mettere mano sulla Carta Costituzionale, è assurdo che si possa fare un organo Costituzionale sorteggiato: è una bizzarria che soltanto in questa epoca poteva essere concepita» ha spiegato Sinisi, attualmente operatore sociale. Poi, in merito all'istituzione della Alta Corte Costituzionale: «Chi ha immaginato questa cosa non ha letto gli atti dell'assemblea costituente. Giovanni Leone nell'Assemblea Costituente disse che giudici speciali nuocciono all'indipendenza e autonomia della magistratura. Si tratta di una reazione al fascismo che aveva costituito 300 giudici speciali. Oggi in un un'epoca dove i principi democratici non stanno a cuore ad una parte del paese si introduce un nuovo Giudice speciale. Questa è una pazzia costituzionale».

«È una riforma che manda segnali preoccupanti nella prospettiva di tenuta democratica. Come altre riforme, risponde ad un indirizzo ben preciso nella volontà di avere uno Stato diverso da quello dei nostri padri costituenti, uno Stato in cui le note autoritarie diventeranno sempre più forti. Nei miei 52 anni di esperienza, non è mi mai capitato di incontrare un giudice che ha assolto o condannato per fare un favore al PM: a me pare che questa Legge che va sotto la bandiera della separazione delle cariche ha solo un'immagine ideologica. Se si sente l'esigenza di fare una riforma, che si faccia pure, ma che necessità c'è di spaccare in due il Consiglio Superiore della Magistratura? - ha commentato l'avvocato Domenico Di Terlizzi -. Ad oggi il PM ha una formazione identica a quella del giudice, si appella alla stessa cultura della prova e quindi è un Pubblico Ministero che nonostante tutte le patologie che noi rintracciamo, è indipendente e terzo. Con questa riforma avremo l'avvocatura e l'accusa, con un PM che diventerebbe una sorta di superpoliziotto con poteri giuridici».

Parole a favore del no anche da parte dell'ambiente accademico, rappresentato durante la serata dal professore Trisorio Liuzzi. «Questa riforma della nostra carta costituzionale avrà se passa delle ricadute notevoli, innanzitutto sui cittadini: se pensiamo al caso Cinturrino il lavoro del Pubblico Ministero è stato fondamentale per rintracciare la verità sul poliziotto. Ecco, se questa riforma fosse realtà quel pubblico ministero non avrebbe potuto fare nulla. Non avremmo mai saputo che Mansouri non era morto, ma era stato ucciso. Con questa riforma il PM non si muoverà su queste vicende e sulle vicende dei grandi, delle persone importanti e quindi chi avrà da perdere saremo noi. La costituzione non può essere cambiata in questo modo».

Alla luce della bassa affluenza riscontrata nelle recenti elezioni regionali, si rinnova l'invito a recarsi alle urne per esprimere una preferenza, soprattutto in virtù della natura confermativa (e non abrogativa) del referendum, che quindi non prevede il raggiungimento del quorum, ma attribuisce efficacia al solo conteggio dei voti favorevoli e contrari.
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