Bisceglie, Villa Santa Caterina
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Economia e lavoro

Villa Santa Caterina chiude? La Cgil chiede un confronto pubblico

Valente e Pelagio: «L'amministrazione si faccia carico dei servizi di welfare per gli anziani»

È emersa, in questi ultimi giorni, la possibilità che la residenza per anziani Villa Santa Caterina di Bisceglie chiuda i battenti, per ragioni non chiare. La Cgil Bat, guidata dal segretario generale Michele Valente, biscegliese, ha chiesto un confronto pubblico sulla vicenda innanzitutto per comprendere quale sia la situazione all'interno della struttura.

«Spiace constatare che Villa Santa Caterina, dopo anni di gestione ed organizzazione ricordata e riconosciuta come una casa di ospiti longevi, da oggi in poi rischierà di essere ricordata per la sua chiusura maldestra e forzata, e non come una grande famiglia della casa di riposo» ha sostenuto Valente insieme a Felice Pelagio, segretario generale per la Bat dello Spi, il sindacato pensionati. «Questo caso ha il sapore di un vero fallimento e dimostra quanto sia difficile occuparsi degli anziani fragili e non completamente autosufficienti» hanno aggiunto, riferendosi anche al fatto che la struttura ospita pazienti ultracentenari.

«Quanto interesse suscita la situazione degli anziani?» si sono chiesti dalla Cgil. «Si evince, oltre all'abbandono, anche la difficoltà nel trovare un'ulteriore collocazione ma soprattutto la difficoltà nelle procedure di passaggio dell'anziano in un'altra struttura tra atti e certificazioni, a volte complesse per gli eccessi della burocrazia» hanno evidenziato Pelagio e Valente. «Serve costruire un welfare che affronti gli impegni delle istituzioni e acceleri l'iter per l'approvazione di una legge quadro sulla non autosufficienza e una politica regionale che intervenga non con limitate disponibilità economiche sull'invecchiamento attivo che permette di agevolare un percorso di stile di vita sana e di benessere. Migliorare la qualità della vita è un impegno di tutti».

I due rappresentanti sindacali hanno chiesto all'amministrazione comunale «di farsi carico anche in questo territorio, attraverso gli ambiti, di una progettualità nel campo dei servizi di welfare per gli anziani fragili e non autosufficienti, ridefinendo i nuovi servizi legati all'Adi (assistenza domiciliare integrata) con un'integrazione maggiore e virtuosa con i servizi territoriali (erogati sul versante socio-assistenziale dagli enti locali, sul versante sanitario dall'Asl) e programmando una presenza in un'ottica di programmazione condivisa e comune per l'itera città. Serve maggiore presenza sul territorio e la possibilità di usufruire dell'assistenza domiciliare investendo maggiori risorse con l'obiettivo di curarsi a casa. Per questa ragione un confronto pubblico può servire a trovare una soluzione alla difficile situazione di una realtà storica in città».
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