Tanto Vale divertirsi. <span>Foto Serena De Musso</span>
Tanto Vale divertirsi. Foto Serena De Musso
Spettacoli

"Tanto vale divertirsi": al Garibaldi prosegue la Stagione Teatrale - LA GALLERY

​Lo spettacolo è vincitore del Premio “Giacomo Matteotti” 2025 per il suo valore civile e artistico

Tanto vale divertirsi racconta una storia troppo difficile da mandare giù, un boccone troppo amaro. Una storia che non mostra subito la propria natura, ma la rivela solo quando ormai è troppo tardi per alzarsi dalla poltrona in platea e fingere di non saperne nulla. Lo spettacolo insegna che non è il luogo, né il contesto, a rendere il pubblico complice di un pezzo di storia macchiato di sangue, ma l'atto scenico stesso: il gesto teatrale che, nel momento in cui nasce, rende chi guarda in qualche modo carnefice della violenza narrata, ammessa e portata alla luce soltanto negli ultimi cinque minuti di spettacolo.

Inserito nella Stagione Teatrale 2025 promossa dal Comune di Bisceglie con Puglia Culture, Tanto vale divertirsi è uno spettacolo autoprodotto dalla compagnia UNO&Trio, scritto da Damiano Nirchio e interpretato da Antonella Carone, Loris Leoci e Tony Marzolla. Ad ottobre 2025 l'opera teatrale della compagnia pugliese è stata insignita del Premio "Giacomo Matteotti" 2025 per il suo alto valore civile e sociale. La trama prende le mosse da una coppia, interpretata magistralmente da Antonella Carone e Loris Leoci, alle prese con una rilettura "ridicola" del celeberrimo Amleto. La tanto desiderata leggerezza tuttavia fa a pugni con la crescente tensione innanzitutto tra i due figuranti che sembrano ormai sopportarsi a stento, ma a rincarare la dose sono gli interventi improvvisi ed angoscianti di un pubblico che sembra estremamente esigente e che di tanto in tanto sopraggiunge in scena con luci e suoni inquietanti. Il tempo della storia, decisamente lento all'inizio si fa più incalzante con l'ingresso in scena del terzo personaggio, interpretato da Tony Marzolla, che riuscirà con la sua simpatia ad alleggerire quasi del tutto la tensione tra i due. Passando quindi da un'atmosfera drammatica ad un contesto da cabaret, sino alle esibizioni canore ecco che il pubblico inizia ad accomodarsi in quella che ha tutte le sembianze d'essere una commedia d'arte. Poi, senza preavviso, qualcosa cambia: i ritmi si contraggono, la macchina scenica accelera bruscamente e la commedia si rovescia. È in quel momento, proprio nelle ultime battute dello spettacolo, quando ormai non c'è più spazio per rallentare o sottrarsi, che la tragedia emerge nella sua interezza, inchiodando chi guarda alla propria posizione.

Non siamo in un teatro e non è una commedia: la vera ambientazione della storia è il campo di transito di Westerbork, in Olanda, durante la Seconda Guerra Mondiale, dove i detenuti ebrei, omosessuali, oppositori politici del regime erano costretti a esibirsi in spettacoli di cabaret in cambio di una momentanea immunità dai campi di sterminio. E allora la risata si spegne e le parole fanno fatica ad uscire, proprio lì la comicità abbandona la scena lasciando il posto a una consapevolezza tardiva ma ineludibile: essere stati lì, nel pubblico, a guardare, è già stato un essere complici.
16 foto"Tanto vale divertirsi" - LA GALLERYSerena De Musso
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