L'ospedale di Bisceglie
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Attualità

«Un anno dopo il Covid, grazie al personale dell'ospedale di Bisceglie»

La testimonianza dei familiari di un'anziana donna finita in terapia semintensiva: «La buona sanità è con noi»

«È trascorso poco più di un anno da quando mia madre Maria, dopo aver contratto una brutta forma di Covid-19, fu costretta al ricovero nell'allora apposito reparto di degenza del Covid hospital di Bisceglie. Fu per la mia famiglia una inaspettata quanto sconvolgente notizia». Queste le parole con cui si è aperta la testimonianza, inviata a BisceglieViva, di quanto vissuto nel corso di quei giorni.

«Avevamo durante i due pesanti, precedenti anni contrassegnati dalla pandemia, garantito mia madre, in considerazione della veneranda età e delle problematiche mediche ad essa correlate, assicurando la massima cautela, al fine di evitare ogni eventuale contagio.
Nonostante tutte le nostre attenzioni, il subdolo virus aveva permeato gravemente anche la nostra famiglia.
Le difficoltà respiratorie ed il conseguente, tempestivo intervento del servizio 118, avevano sancito la necessità del trasferimento in ospedale. Purtroppo, all'esito del tampone, mia madre era risultata positiva.
Da quella mattina in cui ci venne comunicata la notizia, sono dovuti trascorrere circa dieci giorni, per giungere alla completa quanto auspicata guarigione.

Nel reparto Covid dell'ospedale "Vittorio Emanuele II" di Bisceglie, non potendo assistere direttamente nostra madre perché ristretta nel reparto di terapia semintensiva, è stata la dedizione dei sanitari a permetterci non solo di riavere con noi nostra madre, ma di ricevere ogni giorno notizie sul suo stato di salute.

Sentiamo il dovere di ringraziare quanti, tra personale sanitario ed ausiliario hanno prestato soccorso, con la massima cura, dedizione e professionalità a nostra madre. Dal direttore del servizio 118 dell'Asl Bt, Donato Iacobone, al direttore dell'unità operativa di malattie infettive Sergio Carbonara, con i valenti medici Anna Giannelli, Michele Mazzola e Giovanni Infante. Insieme a loro gli "angeli mascherati", gli infermieri che con le loro tenute asettiche, si sono sempre prodigati all'inverosimile per far trasparire solidarietà, aiuto e comprensione. Ringraziamo, inoltre, i medici che si occupano della riabilitazione come il pneumologo Emmanuele Tupputi.

Crediamo che questo piccolo episodio sia l'ennesima prova, la dimostrazione tangibile che la buona sanità è con noi. Essa accompagna ogni giorno la vita di ognuno, improntata dalla dedizione di tanti operatori sanitari che quotidianamente, con sacrificio, passione e professionalità svolgono il proprio lavoro con scienza e coscienza, senza clamori, con i riflettori dei media che troppo spesso si abbandonano a facili sensazionalismi, perdendo di vista come, fare della sanità di qualità, sia oggi molto spesso difficile».
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