La laureanda Virginia Amoruso. <span>Foto Bartolomeo Pasquale</span>
La laureanda Virginia Amoruso. Foto Bartolomeo Pasquale
Attualità

Virginia, una laurea per sperare in un domani migliore

La ragazza residente a Bergamo è la prima biscegliese laureata ai tempi del Coronavirus

Nata a Romano di Lombardia ma con il cuore rivolto alla sua Bisceglie, città in cui ha lasciato vita, amicizie e momenti che custodirà per sempre, specialmente in questo difficile periodo in cui si è costretti ad essere lontani per le restrizioni del Governo, atte a tutelare la salute di ognuno di noi.

E le restrizioni hanno fatto sì che Virginia Giusy Amoruso, studentessa di Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Milano, sia diventata la prima biscegliese ma di estrazione bergamasca, a sostenere da remoto la propria seduta di laurea. Un passo decisamente obbligatorio con la formazione online, un adeguamento necessario per evitare quei contagi che hanno già devastato proprio una provincia come quella di Bergamo, la più colpita dalla pandemia secondo dati recenti.

«Mi sarei dovuta laureare il 26 febbraio, ma a causa del propagarsi del virus hanno chiuso l'ateneo proprio tre giorni prima con un blocco totale dal 24 al 28 febbraio di esami e lauree, poi prorogato. In quel momento, ero incredula: non mi sembrava possibile che proprio tre giorni prima della discussione di laurea, stava soltanto tutto. Da un momento all'altro, tutti i miei sacrifici erano diventati vani e mi sono di molto rattristata. Nei giorni successivi, quando il primo ministro Giuseppe Conte ha parlato, è emersa una situazione davvero seria e quindi ero divisa tra rassegnazione e speranza che in qualche modo la laurea si sarebbe svolta al più presto. La prima settimana di chiusura dell'ateneo è stata pesantissima; c'è stato un buio totale in ambito burocratico poiché nessuno ci dava informazioni».

«Successivamente il Rettore dell'Ateneo ha spiegato con un comunicato che, a causa dell'aggravarsi della situazione, si preferiva escludere qualsiasi tipo di riunione in presenza e che le lauree si sarebbero comunque svolte, in modalità telematica sincrona. Da quel momento» continuo ancora Virginia «è sorto l'ulteriore problema dell'organizzazione. Tutti eravamo spaventati, ma con molta solerzia e chiarezza, ci hanno comunicato come dovevamo attivarci. Ad ogni mail ricevuta, ero sollevata perché qualcosa si muoveva, anche se fra i vari notiziari che ascoltavamo emergeva un quadro critico della Lombardia; i primi giorni sono stati davvero critici e massacranti. E, ora più che mai, in tutta Italia. Più passavano i giorni e più la preoccupazione cresceva in tutti i sensi sia per la discussione della laurea in sé (infatti dovevo studiare al meglio) sia nell'alternarsi dei vari decreti, sempre più restrittivi, del Governo; nulla era certo ed era davvero angosciante pensare ad un posticipo improvviso delle sedute».

Virginia ha spiegato inoltre come l'Università ha ovviato al problema dal punto di vista tecnico: «L'ateneo città studi di Milano si è attivato per dotare tutti gli studenti laureandi del programma Office365 e la laurea si è svolta tramite Microsoft teams. Siamo stati convocati in "riunione di laurea" alle 08:30, circa mezz'ora prima dell'inizio. Il presidente della Commissione e altri sette docenti hanno fatto in primo luogo l'appello di tutti i laureandi e ci è stato comunicato in tal sede che saremmo stati chiamati, come previsto dall'elenco inviato tramite mail i giorni precedenti, uno alla volta. Avevamo quaranta minuti a testa per poter esporre. È inimmaginabile come io e la mia famiglia abbiamo vissuto questa esperienza. Tutti avevano paura che la linea Internet potesse dare problemi per sovraccarico di utenti. Sono stati momenti di travaglio, alternarsi di paura, incertezze per la laurea in sé e preoccupazione parallela, per quello che succedeva a due passi da me: la laurea era un problema nel problema. Non avrei mai immaginato di sostenere la mia seduta davanti ad un monitor; ho sentito una sorta di freddezza comunicativa. La proclamazione è avvenuta qualche minuto dopo l'esposizione: ebbene sì, posso dire finalmente di essere dottoressa in legge».

Dopo la proclamazione, con auguri lontani ma sempre forti, il pensiero è andato subito a tutti coloro che non hanno potuto seguire l'ultimo decisivo momento del suo percorso accademico ma anche a quelle persone che stanno soffrendo per la perdita di un proprio caro o impossibilitati a vedere i propri affetti. «Niente festeggiamenti, alla fine mi sono regalata solo un paio di foto nel mio giardino in una giornata di sole seppur con qualche ambulanza in sottofondo. Le foto sono di profonda felicità e di riflessione poiché dietro c'è un ricordo che nel tempo non avrà eguali».

Una testimonianza importante da cui si possono comprendere due fondamentali cose: la voglia di rialzarsi e di riorganizzare nel miglior modo possibile la macchina burocratica ed amministrativa nel settore scolastico/accademico ma, soprattutto, la trasmissione di un messaggio ottimistico che ha nel ritornello "andrà tutto bene" quella dolce utopia da trasformare presto in realtà.
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