Lettera
Lettera
Le parole di Sherazade

La terrorista

Rubrica a cura di Liliana Salerno

Tratto da una storia vera: una lettera per Giordana, una delle protagoniste, crea il panico nella sua abitazione, tanto da dover coinvolgere le Forze dell'Ordine...
Un racconto appassionante alla ricerca dell'autore, ma allo stesso tempo molto divertente per l'epilogo.
a cura di Luca Ferrante

4/3/2010
Accadde alla controra.
La Signora tornava nella sua abitazione dopo aver accudito la madre inferma. Era sua occupazione da tanto tempo, ormai, ma l'anima non era ancora avvezza alla desolazione sconvolgente della malattia.
Fece ruotare la chiave nella toppa d'accesso del portone con una assonnata noncuranza.
La serratura disse "clik" ed il portone si schiuse, accogliendola nella leggera penombra.
Percorse un lungo corridoio e si fermò ad osservare con attenzione la finestrella del cassettino della posta.
UNA LETTERA!
«Ma chi mai?» si domandò sorpresa tirandola fuori dal suo alloggio.
A caratteri cubitali l'involucro esterno diceva: "Per Giordana" e numerosi punti di spillatrice ne assicuravano la segretezza.
La Signora si fermò perplessa: CHI la chiamava per nome?...
Ne disfece l'involucro ed il contenuto la fece tremare:

«Carissima Sig. Giordana sua sorella mi ha raccontato fatti scandalosi della vostra vita cioè: «non ha lasciato niente a sua madre quando è tornata dall'ospedale e questo mi da un grande fastidio perciò vorrei che lei la smettesse di svuotare il latte di mandorle nel lavandino perciò per favore le chiedo: «non faccia queste cose sennò le rovinerò la VITA!
P.S. non ci sono punti perché è stata scritta tutta ad un fiato»
Nessuna firma era apposta in calce.
Il latte di mandorle?!!!
Digiuna mia madre?!!!
Giordana era esterrefatta.

«Ci risiamo - disse a voce alta, incurante di parlare da sola -. Questo non è un paese civile. Una donna non può vivere da sola. Dieci anni fa sono dovuta tornare a vivere in famiglia, terrorizzata da lettere, telefonate anonime e giornali pornografici infilati nella mia cassetta.
Ho cambiato casa dopo 10 anni, mi sono assicurata che ci fosse un portinaio, ma vedo che la persecuzione continua!»
E salì in casa sconvolta, rigirando tra le mani quel terribile pezzo di carta.
Uscendo poco dopo lo portò con sé e, nello scendere le scale incontrò il portinaio, ignaro dell'accaduto.
«Ignazio» gli chiese Giordana, «hai visto per caso tipi sospetti aggirarsi nel portone?»
L'uomo negò convinto: «No, perché?»
«Ho ricevuto una lettera anonima». La donna non voleva accusarlo di alcunché, e lui se ne rese conto. Le chiese, però, di poterla leggere e, constatata la presenza della minaccia, le disse: «Chiamo i miei amici carabinieri: in un attimo saranno qui».

E così fu. Il maresciallo dei carabinieri la guardava ammirato e non faceva fatica a credere che qualche cretinetto, non potendo altro, la facesse spaventare.
Alle donne, a volte, succede.
Giordana, poi continuava a ripetere di essere già stata vittima di questo genere di attenzioni. Ma il maresciallo scuoteva la testa: le accuse erano troppo deboli e c'era solo una minaccia.
Le disse, soltanto per cortesia, tendendole la mano: «Se dovesse accadere ancora facciamo la denuncia in caserma». Intanto Ignazio aveva comunicato l'accaduto al fratello di Giordana, che, preoccupato l'aveva raggiunta.
«Sua sorella mi ha raccontato fatti scandalosi...»
Questa frase le rigirava in mente, al punto che... ma si!... perché non andare a trovarla? Forse poteva ricordare di aver detto qualcosa a qualcuno!...

Giordana mise le gambe in spalla ed entrò in casa di sua sorella tendendole la lettera.
«Come, non riconosci la grafia di tua nipote?»
Vittoria, nove anni, col visetto sorridente, sembrava fiera della bravata e ci volle del bello e del buono per farle capire che la zia si era spaventata per davvero e che doveva scusarsi con i tutori dell'ordine pubblico, per averli allarmati invano.
Zia Giordana avrebbe voluto prenderla a schiaffi, ma le percosse non si usano più, e tutto sommato era piuttosto pacifista.
Si limitò a telefonare in sua presenza allo zio della piccola, specificando come fosse stata vittima di uno scherzo di cattivo gusto.

Che tempi! Una volta le mamme facevano le torte ed insegnavano a ricamare a punto croce e colorare le uova a Pasqua, adesso insegnano come scrivere una lettera anonima.


Nuovo appuntamento con "Le parole di Sherazade" di Liliana Salerno martedì 19 gennaio

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Rubrica a cura di Liliana Salerno

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