Benedetta Tobagi. <span>Foto Serena De Musso</span>
Benedetta Tobagi. Foto Serena De Musso
Cultura

Benedetta Tobagi racconta a Bisceglie le donne della Resistenza - INTERVISTA

Durante la presentazione patrocinata dall'Anpi, intervenuto anche il collettivo cittadino per le questioni di genere

"Stabilire il numero dei partigiani non è facile, sottolinea la storica Chiara Colombini: poiché la Resistenza è una lotta clandestina, molte bande all'inizio non «certificano» i propri componenti; solo col crescere dell'organizzazione, al fine di gestire le risorse e garantire un sostegno adeguato, i comandi superiori cominciano a raccogliere dati piú precisi. Grazie a numerosi studi, però, disponiamo ormai di stime attendibili che tracciano una curva di crescita lenta ma costante, da appena 1.500 combattenti nell'ottobre del '43, alle 70 e le 80.000 unità dell'agosto del '44. Delle 35 mila donne che fecero la Resistenza, delle 70mila che aderirono ai gruppi di difesa della donna. 1.859 furono vittime di violenza e stupro, 4.635 arrestate torturate condannate, 2.750 deportate, 623 fucilate o cadute in azione".

Queste le parole con cui ANPI Bat ha introdotto la presentazione del libro "La Resistenza delle donne" di Benedetta Tobagi venerdì 5 aprile presso le Vecchie Segherie Mastrototaro. Storie di Donne clandestine, resistenti, apparentemente innocue che nel silenzio di una Resistenza taciuta disegnavano giorno dopo giorno grazie alle loro competenze di economia domestica un'alternativa reale e concreta all'arruolamento tassativo. A dialogare con l'autrice Michele Lucivero, professore di storia e filosofia presso il liceo Leonardo da Vinci di Bisceglie, raggiunto in un secondo momento dal Senatore Francesco Boccia.

«Ricordo con piacere il sorriso dell'editore molto contento di un'edizione Einaudi con copertina rigida e rossa: di solito le edizioni Einaudi sono bianche o celestine, ma questa doveva essere rossa, anche per mettere in risalto la copertina. Del resto, stasera abbiamo tutti un fiore sul petto - riferendosi al papavero di carta distribuito durante la serata da ANPI - vi sembra celestino o bianco? È giusto che un libro del genere abbia la copertina rossa».

"Donne della Resistenza" risulta essere un'opera aperta, come ha spiegato l'autrice. Oltre al valore diverso che il singolo libro assume inevitabilmente nelle mani di ogni persona che lo legga, le fotografie che di tanto in tanto si inseriscono nella narrazione sono delle vere e proprie finestre aperte sulla vita dei giovani e delle giovani partigiane.

«Quello che accomuna questi scatti è il fatto che tutti raffigurano delle giovani donne diversissime e sorridenti, ma nessuno direbbe che stanno partecipando alla guerra» ha raccontato Tobagi.

Caratteristica principale della Resistenza femminile è l'impiego dell'economia domestica in pratiche di quotidiana resistenza: ciò che veniva in un modo o nell'altro insegnato a scuola e che implicitamente veicolava il messaggio della donna come angelo del focolare, venne convertito in competenze tra le più varie per essere utilizzato durante gli anni del nazifascismo. Un esempio citato dalla Tobagi è quello delle partigiane addette al cucito: da nuovi abiti per rendere finalmente liberi gli uomini che decidevano di togliere la soffocante divisa dello Stato e prendere parte nella Resistenza fino al confezionamento di paracadute.

«Le donne in qualche modo sfidano uno dei poteri più grossi. E lo fanno volontariamente, perché a differenza degli uomini, l'alternativa che gli si poneva davanti - quella di stare in casa ed accudire la famiglia - era concreta. La storia di Irma Bandiera, ricchissima donna bolognese, uccisa dai nazisti brutalmente dopo essere stata torturata, ci dimostra che l'etica che vien fuori dalla scelta di entrare a far parte dei gruppi partigiani non conosceva ostacoli né limiti. Si diventava partigiane non perché ci fosse un motivo, ma perché era quella la cosa giusta da fare» conclude l'autrice.

Il racconto dell'8 settembre, l'armistizio e la fuga di Badoglio al centro della discussione sugli eventi storici: «alcuni vedono nell'8 settembre la morte della patria nazionale. Io non ci vedo questo, ci vedo esattamente l'opposto. L'8 settembre l'Italia che ha resistito rinasce: mentre l'autorità costituita abbandona Roma lasciandola scoperta per fuggire a Brindisi e cercare riparo, l'insediarsi del Comitato di Liberazione Nazionale segna la svolta. Io ci leggo una rinascita anziché una morte» ha chiarito la scrittrice.

In conclusione, la trattazione del legame tra lotta partigiana e montagna, unico luogo dove i giovani e le giovani della Resistenza potessero sentirsi veramente liberi.

«È un libro coinvolgente: ti accompagna attraverso storie che difficilmente vengono raccontate e raccontarle alle generazioni di oggi assume un valore di speranza. È fondamentale per sapere cosa hanno fatto quelle donne straordinarie tra il 43 e il 45 e ragionare sul fatto che mentre per l'Italia intera la liberazione era l'obiettivo, per quelle donne oltre alla battaglia collettiva c'era anche la liberazione dal maschilismo, un modello di società che nemmeno veniva messo in dubbio all'epoca - le parole del senatore Francesco Boccia -. Sono storie che raccontano di volti e persone, di diverse estrazioni sociali. Insomma la fatica della ricerca ha portato ottimi frutti».

Intervenuto durante la serata anche il collettivo cittadino per le questioni di genere che ha riportato l'attenzione sull'importanza del ruolo delle donne in ogni battaglia di resistenza anche moderna: «Il ruolo delle donne è stato imprescindibile e fondamentale per la resistenza e continua ad essere una forza inarrestabile nella lotta per la libertà e la giustizia. Attualmente lo abbiamo visto nei movimenti di resistenza in Ucraina, dove il movimento partigiano Zlaja Mavka utilizza azioni dirette di sabotaggio e azioni artistiche per contrastare l'esercito di occupazione russa, nei movimenti di resistenza in Rojava, dove le donne dell YPG combattono al fronte per veder riconosciuto il diritto all' autodeterminazione e nella resistenza all'occupazione Israeliana della Palestina, che dura ormai da 75 anni. Ma la resistenza delle donne non è solo un conflitto armato - hanno spiegato durante il loro intervento -. La resistenza è soprattutto culturale, motivo per cui abbiamo sentito l'urgenza di raccoglierci in un collettivo cittadino che si occupi delle questioni di genere continuando ad attuare un movimento di resistenza quotidiana contro la cultura patriarcale dominante».
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