Cristina Comencini alle Vecchie Segherie Mastrototaro. <span>Foto Serena De Musso</span>
Cristina Comencini alle Vecchie Segherie Mastrototaro. Foto Serena De Musso
Cultura

Cristina Comencini alle Vecchie Segherie Mastrototaro con "L'epoca felice"-L'INTERVISTA

La presentazione si è svolta nella serata di mercoledì 8 aprile

L'adolescenza come "epoca felice" di una vita che fa in fretta a piegarsi ai doveri sociali sacrificando troppo spesso la felicità come sentimento autentico. Cristina Comencini nel suo nuovo romanzo "L'epoca felice" insegna che non è mai troppo tardi per fare della felicità più che un traguardo un modo di stare al mondo che non può realizzarsi se non elaborando il proprio passato con affetto e gentilezza.

Al centro del racconto di Comencini la protagonista Rosa, una pediatra di ritorno da una missione umanitaria che, assieme alle sorelle Margherita e Viola, ricostruisce pezzo pezzo tre giornate vissute a 15 anni durante le quali ebbe esperienza di un inedito e mai più ritrovato sentimento di felicità vibrante di vita. Indagando in quei ricordi ormai sbiaditi, ma ancora vivi, Rosa rielaborerà gli eventi che l'hanno resa felice, sino all'episodio che ha sancito invece la fine della sua epoca felice accogliendolo con un sorriso dolceamaro ma non disilluso della donna matura e consapevole che è diventata.

Ospite alle Vecchie Segherie Mastrototaro, in dialogo con Luciana Di Bisceglie, Comencini ha presentato il suo romanzo: «Rosa è una donna che ha fatto una vita molto importante perché è una umanitaria è una dottoressa, una pediatra, eppure ha lasciato un pezzettino di se in quei tre giorni che racconto nel romanzo. Sono tre giorni in cui aveva 15 anni e aveva la sensazione di una vitalità pazzesca quasi esagerata, quella felicità vibrante di vita tipica di tutti gli adolescenti». A rompere quella magia un evento che soltanto attraverso la rielaborazione di quei giorni indimenticabili Rosa sarà in grado di ricostruire.

L'infanzia della protagonista è ambientata nel contesto romano durante gli anni '70: «Credo che gli anni 70 fossero un po' un momento in cui i ragazzi si sentivano protagonisti della vita e questo io mi auguro che lo siano ancora». La narrativa diventa quindi per Comencini uno strumento tramite il quale comunicare un messaggio spesso sottovalutato: la felicità non è una meta da raggiungere distrattamente, ma un sentimento rivelatore da custodire dentro per mantenere quella connessione con la parte più "adolescente" di ognuno che indubbiamente ha ancora da raccontare: «Viviamo in una società che da davvero poca importanza alla felicità. Non la insegniamo ai nostro figli, come se ignorassimo che il primo motivo per cui vengono al mondo è proprio per essere felici. E invece il sentimento di essere liberi felici e non dover per forza fare qualcosa per ottenerla è un sentimento tipico di una fase della vita sospesa, e che invece secondo me dovrebbe accompagnarci per tutta la vita - ha spiegato la scrittrice -. Nell'adolescenza c'è quella pulsione che è tutto e non è niente, non sai ancora cosa farai nella vita e succede proprio lì, dai 14 anni fino alla fine della scuola. Ecco quello è un sentimento che per scrivere io ho dovuto ritrovare e io mi auguro che tutte le persone possano rendere a loro modo vero leggendo il mio libro. Voglio che sia una avventura interna».

In dialogo con la scrittrice romana, Luciana Di Bisceglie, Presidente della Camera di Commercio di Bari: «Ogni tappa della vita consente alle persone di vivere momenti che poi rimangono nella memoria. Nel libro l'autrice affronta l'adolescenza come periodo della spensieratezza, della felicità, vivendo poi il periodo della vecchiaia come la fase della rassegnazione. Io credo che in ogni periodo della vita si può trovare la felicità e la spensieratezza, con carichi di esperienza diversi a seconda degli anni che passano. Un'occasione utile questa per capire quali sono stati i sentimenti alla base della stesura del romanzo».
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