
Cultura
Nina Gigante presenta "Supernova" alle Vecchie Segherie Mastrototaro
Durante la serata la scrittrice ha dialogato di fronte al pubblico biscegliese con Stefania Leo
Bisceglie - giovedì 16 luglio 2026
13.10
Se la liberazione delle donne vuole rivendicare la loro autodeterminazione, allora serve che la rivoluzione passi anche nelle sale parto, che questa lotta si inserisca nella costruzione della mitologica figura di madre per mettere in discussione quelli che da sempre sono caratteristiche considerate innate e che invece le madri acquisiscono pian piano attraversando il loro periodo di matrescenza, alla ricerca di una sé del tutto nuova e in continua evoluzione.
"Supernova" non racconta la maternità, racconta quel periodo di scoperta e piccole risposte quotidiane che la donna che diventa madre affronta - è costretta ad affrontare - nel momento in cui abbraccia l'idea di "dare la vita", riprendendo le parole di Michela Murgia. Un periodo delicatissimo, riguardo il quale spesso mancano le parole e non perché nessuna lo abbia vissuto ma perché spesso si incontra la difficoltà di sentirsi sole, isolate dal resto del mondo nel mezzo di una crisi d'identità riguardo cui nessuno ci aveva informato.
Con parole sicure e allo stesso tempo rassicuranti, Nina Gigante esplora la "matrescenza", che come nuova adolescenza cambia i corpi e le menti preparandole ad accogliere l'esperienza più intima che la vita umana possa accogliere: «Esattamente come l'adolescenza, a nessuno di noi verrebbe chiesto di diventare uomo o donna in una notte, invece alle madri si chiede di diventare madri in un istante, di solito durante il momento del parto, ignorando quella che è la fisiologia del corpo, il processo attraverso cui il corpo di una donna diventa il corpo di una madre. È molto comodo pensare che si diventi madre in un attimo, in realtà i corpi delle donne sanno che non è così» ha spiegato la scrittrice a margine dell'evento.
«Dentro questi miti della genitorialità si cela una costruzione patriarcale. Esistono delle madri mostruose, però bisogna sempre stare attenti a quello che una nascita significa: la nascita stessa è un fatto biologico, ma tutta la biologia è sempre mediata da un codice culturale e anche il mito va riletto in questo senso. Il femminismo sembra aver abbandonato la sala parto: volendo liberare le donne dal ruolo di solo madri in cui erano state schiacciate, in qualche modo ha rigettato invece un'istanza di desiderio profonda. La mitologia ci mostra quanto i corpi desiderino e quanto poi trasformativi siano i desideri» ha poi concluso Gigante.
"Supernova" non racconta la maternità, racconta quel periodo di scoperta e piccole risposte quotidiane che la donna che diventa madre affronta - è costretta ad affrontare - nel momento in cui abbraccia l'idea di "dare la vita", riprendendo le parole di Michela Murgia. Un periodo delicatissimo, riguardo il quale spesso mancano le parole e non perché nessuna lo abbia vissuto ma perché spesso si incontra la difficoltà di sentirsi sole, isolate dal resto del mondo nel mezzo di una crisi d'identità riguardo cui nessuno ci aveva informato.
Con parole sicure e allo stesso tempo rassicuranti, Nina Gigante esplora la "matrescenza", che come nuova adolescenza cambia i corpi e le menti preparandole ad accogliere l'esperienza più intima che la vita umana possa accogliere: «Esattamente come l'adolescenza, a nessuno di noi verrebbe chiesto di diventare uomo o donna in una notte, invece alle madri si chiede di diventare madri in un istante, di solito durante il momento del parto, ignorando quella che è la fisiologia del corpo, il processo attraverso cui il corpo di una donna diventa il corpo di una madre. È molto comodo pensare che si diventi madre in un attimo, in realtà i corpi delle donne sanno che non è così» ha spiegato la scrittrice a margine dell'evento.
«Dentro questi miti della genitorialità si cela una costruzione patriarcale. Esistono delle madri mostruose, però bisogna sempre stare attenti a quello che una nascita significa: la nascita stessa è un fatto biologico, ma tutta la biologia è sempre mediata da un codice culturale e anche il mito va riletto in questo senso. Il femminismo sembra aver abbandonato la sala parto: volendo liberare le donne dal ruolo di solo madri in cui erano state schiacciate, in qualche modo ha rigettato invece un'istanza di desiderio profonda. La mitologia ci mostra quanto i corpi desiderino e quanto poi trasformativi siano i desideri» ha poi concluso Gigante.

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