
Cronaca
Mino Racanati scomparso, l'appello della figlia Angelica dopo il tavolo tecnico
«Non possiamo continuare a vivere di parole. Chiediamo che agli impegni assunti seguano azioni tempestive, coordinate e visibili»
Italia - giovedì 16 luglio 2026
13.30
Dopo il tavolo tecnico tenuto in Molise per una serie di aggiornamenti sulla vicenda del ponte del fiume Trigno e sulla scomparsa del 53enne biscegliese Mino Racanati (qui il resoconto), la figlia maggiore Angelica ha condiviso sui social una lettera aperta alle istituzioni a seguito della riunione. «Si parla di priorità, di impegno condiviso, di accelerazione delle attività, di collaborazione tra gli enti. Sono parole importanti. Ma per la mia famiglia, dal 2 aprile, il tempo non è mai andato avanti. Noi siamo rimasti lì. Da allora conviviamo con un'assenza che nessuna comunicazione ufficiale può alleviare» ha sottolineato.
«In questi mesi abbiamo ascoltato dichiarazioni, promesse, conferenze, tavoli tecnici e rassicurazioni. Abbiamo sempre scelto di avere fiducia nelle istituzioni e di attendere con rispetto il lavoro della magistratura e di tutti gli organi coinvolti. Oggi, però, sento il dovere di dire ciò che una figlia non dovrebbe mai essere costretta a dire. Non possiamo continuare a vivere di parole. Ogni giorno che passa senza passi concreti è un giorno sottratto alla speranza di una famiglia che aspetta soltanto di riportare a casa il proprio padre. Chiediamo che agli impegni assunti seguano azioni tempestive, coordinate e visibili. Chiediamo che il diritto di una famiglia ad avere risposte venga considerato una priorità reale e non soltanto dichiarata».
«Non è una richiesta straordinaria. È il minimo che uno Stato debba garantire ai propri cittadini. Dietro ogni comunicato ci sono persone. Dietro ogni verbale c'è una famiglia che continua a soffrire. Dietro ogni rinvio ci sono giorni che non torneranno più. Noi non chiediamo scorciatoie, né trattamenti di favore. Chiediamo responsabilità, concretezza. che le parole pronunciate in questi mesi trovino finalmente riscontro nei fatti. Perché il 2 aprile, per noi, non è mai finito. E finché mio padre non sarà ritrovato, continueremo a chiedere, con rispetto ma con assoluta determinazione, che nessuno abbassi l'attenzione. La dignità di una famiglia si tutela con la verità. La credibilità delle istituzioni si dimostra con i fatti».
«In questi mesi abbiamo ascoltato dichiarazioni, promesse, conferenze, tavoli tecnici e rassicurazioni. Abbiamo sempre scelto di avere fiducia nelle istituzioni e di attendere con rispetto il lavoro della magistratura e di tutti gli organi coinvolti. Oggi, però, sento il dovere di dire ciò che una figlia non dovrebbe mai essere costretta a dire. Non possiamo continuare a vivere di parole. Ogni giorno che passa senza passi concreti è un giorno sottratto alla speranza di una famiglia che aspetta soltanto di riportare a casa il proprio padre. Chiediamo che agli impegni assunti seguano azioni tempestive, coordinate e visibili. Chiediamo che il diritto di una famiglia ad avere risposte venga considerato una priorità reale e non soltanto dichiarata».
«Non è una richiesta straordinaria. È il minimo che uno Stato debba garantire ai propri cittadini. Dietro ogni comunicato ci sono persone. Dietro ogni verbale c'è una famiglia che continua a soffrire. Dietro ogni rinvio ci sono giorni che non torneranno più. Noi non chiediamo scorciatoie, né trattamenti di favore. Chiediamo responsabilità, concretezza. che le parole pronunciate in questi mesi trovino finalmente riscontro nei fatti. Perché il 2 aprile, per noi, non è mai finito. E finché mio padre non sarà ritrovato, continueremo a chiedere, con rispetto ma con assoluta determinazione, che nessuno abbassi l'attenzione. La dignità di una famiglia si tutela con la verità. La credibilità delle istituzioni si dimostra con i fatti».

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