
Attualità
"Diversa-mente": Stefano Vicari, Enrico Galiano e Antonella Chiara Scardicchio a 42Gradi
I tre ospiti hanno approfondito nel loro talk il valore della diversità rispetto alla "normalità" vista come standard
Bisceglie - sabato 25 luglio 2026
8.27
La diversità come strategia di sopravvivenza, come caratteristica innata della specie umana per non collassare ma adattarsi ai tempi e ai luoghi di ogni epoca. Da questo punto di vista, la normalità, le qualità standard, propinate nella società odierna, raccontate come conditio sine qua non, specie nel mondo lavorativo e dell'apprendimento, diventano costrizioni tutte umane e davvero poco naturali. Non esiste un solo modo di comprendere, non è vero che è solo uno il modo di stare al mondo: abbiamo bisogno di tornare all'umano per riscoprire la diversità come fattore esistenziale.
Ed è proprio a partire da questo tema, dal tornare all'umano, che Stefano Vicari, direttore dell'Unità operativa complessa di neuropsichiatria infantile dell'IRCCS presso l'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, l'insegnante e scrittore Enrico Galiano e la ricercatrice e professoressa Antonella Chiara Scardicchio hanno dialogato nel contesto del festival 42Gradi in un appuntamento dal titolo "Diversa-mente". Durante l'evento, svoltosi nella serata di venerdì 24 luglio, i tre ospiti hanno affrontato tra i tanti temi anche quello delle neurodivergenze e dell'inclusione.
«La diversità è la caratteristica fondamentale della nostra specie. In realtà noi sopravviviamo come specie umana e siamo sopravvissuti nell'evoluzione proprio perché siamo l'uno diverso dall'altro. Essere diversi vuol dire avere la possibilità che almeno qualcuno si adatti a situazioni molto difficili e che quindi la specie sopravviva - ha commentato Vicari -. Si tratta di una caratteristica della nostra specie, più ci abituiamo a questa idea e più viviamo felici tutti quanti».
«L'intelligenza artificiale sta standardizzando tantissimo il nostro modo di pensare, stiamo diventando tutti delle piccole ChatGPT. Tornare all'umano, significa abbandonare anche una certa idea di scuola in cui agli studenti e alle studentesse viene richiesta una prestazione in qualche modo falsificabile. Questa cosa costringe anche noi docenti a non essere più così tanto standard: tornare all'umano vuol dire valorizzare le imperfezioni perché forse le imperfezioni sono l'ultimo baluardo rimasto dell'umano» le parole di Galiano.
Ed è proprio a partire da questo tema, dal tornare all'umano, che Stefano Vicari, direttore dell'Unità operativa complessa di neuropsichiatria infantile dell'IRCCS presso l'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, l'insegnante e scrittore Enrico Galiano e la ricercatrice e professoressa Antonella Chiara Scardicchio hanno dialogato nel contesto del festival 42Gradi in un appuntamento dal titolo "Diversa-mente". Durante l'evento, svoltosi nella serata di venerdì 24 luglio, i tre ospiti hanno affrontato tra i tanti temi anche quello delle neurodivergenze e dell'inclusione.
«La diversità è la caratteristica fondamentale della nostra specie. In realtà noi sopravviviamo come specie umana e siamo sopravvissuti nell'evoluzione proprio perché siamo l'uno diverso dall'altro. Essere diversi vuol dire avere la possibilità che almeno qualcuno si adatti a situazioni molto difficili e che quindi la specie sopravviva - ha commentato Vicari -. Si tratta di una caratteristica della nostra specie, più ci abituiamo a questa idea e più viviamo felici tutti quanti».
«L'intelligenza artificiale sta standardizzando tantissimo il nostro modo di pensare, stiamo diventando tutti delle piccole ChatGPT. Tornare all'umano, significa abbandonare anche una certa idea di scuola in cui agli studenti e alle studentesse viene richiesta una prestazione in qualche modo falsificabile. Questa cosa costringe anche noi docenti a non essere più così tanto standard: tornare all'umano vuol dire valorizzare le imperfezioni perché forse le imperfezioni sono l'ultimo baluardo rimasto dell'umano» le parole di Galiano.


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