
Cultura
Emanuele Trevi alle Vecchie Segherie Mastrototaro con "Mia nonna e il Conte" - L'INTERVISTA
La presentazione si è svolta nella serata di venerdì 30 gennaio
Bisceglie - sabato 31 gennaio 2026
11.30
Una storia affidata alla memoria dell'autore, che rende i ricorsi preziosi materiale da collezionare e confrontare tra loro delineando i profili di una storia fortemente evocativa e per questo coinvolgente. "Mia nonna è il Conte" è, com'è solito fare di Trevi, un omaggio alle persone reali in questo caso a nonna Peppinella, attraverso la scrittura, unico strumento che possa rendere davvero giustizia alla loro bellezza ed unicità. Lo sforzo della memoria accompagnato dalla scrittura è impegnativo ma maieutico: ecco nascere per ogni ricordo tanti più elementi scordati e sbiaditi. Questo ha fatto Trevi nel suo nuovo romanzo: ripescare, ricolorare, ridisegnare una storia quotidiana e familiare che aveva sbiadito i colori.
Durante la presentazione del libro, tenutasi presso le Vecchie Segherie Mastrototaro e moderata da Paola Romano, Assessora alla Cultura del Comune di Bari, l'autore Emanuele Trevi ha raccontato l'esperienza di vita da cui nasce la storia d'amore tra sua nonna Peppinella, una "perentoria matriarca calabrese" come l'ha definita più volte e il Conte, un uomo ultraottantenne di cui fa conoscenza proprio nel suo giardino, luogo cruciale per l'intero svolgersi della narrazione. Lo scrittore ha ricordato di aver vissuto questa storia solo come spettatore: da qui lo sguardo attento di chi, molto tempo dopo ha deciso di metterla in parole.
«È una storia d'amore tra due persone che hanno tra gli 87 e i 92 anni, insomma persone molto in là con gli anni. E forse è proprio questo per così dire l'elemento comico del libro. Una cosa del tutto inaspettata che capita a due persone contentissime e soddisfattissime della loro vita - ha commentato lo scrittore Emanuele Trevi -. È un amore che a me piace molto perché sono un po' restio a considerare il modello di relazione contemporanee, eccessivamente intimistico, mentre quello che racconto è un amore fondato sulla riservatezza, perché non avevano un mondo interiore da comunicarsi era la loro vita, era quello che gli era capitato nell'ultima parte della loro vita e a loro piaceva stare insieme».
«Spesso mi capitava di assistere come testimone e chiedere ai miei parenti, a mia sorella "Ma che si dicono?". Ecco, lì ho capito che quando ci chiediamo di due persone cosa si dicono, queste due persone sono felici perché le relazioni non hanno un particolare contenuto ma nascono nella bellezza di stare insieme a guardare il sole, gli alberi» ha poi concluso.
«MI ha colpito la leggerezza calviniana, perché è un libro che come dice Calvino, è leggero, plana sulla vita delle persone e ci restituisce l'essenza. È un libro luminoso, che racconta un bellissimo sud e un amore bello gratuito, arrivato in tarda età. Un libro da leggere per avere grande speranza nel futuro. Ci fa apprezzare la lentezza, perché questi due amanti riescono quasi a fermare il tempo» ha aggiunto la moderatrice Romano.
Durante la presentazione del libro, tenutasi presso le Vecchie Segherie Mastrototaro e moderata da Paola Romano, Assessora alla Cultura del Comune di Bari, l'autore Emanuele Trevi ha raccontato l'esperienza di vita da cui nasce la storia d'amore tra sua nonna Peppinella, una "perentoria matriarca calabrese" come l'ha definita più volte e il Conte, un uomo ultraottantenne di cui fa conoscenza proprio nel suo giardino, luogo cruciale per l'intero svolgersi della narrazione. Lo scrittore ha ricordato di aver vissuto questa storia solo come spettatore: da qui lo sguardo attento di chi, molto tempo dopo ha deciso di metterla in parole.
«È una storia d'amore tra due persone che hanno tra gli 87 e i 92 anni, insomma persone molto in là con gli anni. E forse è proprio questo per così dire l'elemento comico del libro. Una cosa del tutto inaspettata che capita a due persone contentissime e soddisfattissime della loro vita - ha commentato lo scrittore Emanuele Trevi -. È un amore che a me piace molto perché sono un po' restio a considerare il modello di relazione contemporanee, eccessivamente intimistico, mentre quello che racconto è un amore fondato sulla riservatezza, perché non avevano un mondo interiore da comunicarsi era la loro vita, era quello che gli era capitato nell'ultima parte della loro vita e a loro piaceva stare insieme».
«Spesso mi capitava di assistere come testimone e chiedere ai miei parenti, a mia sorella "Ma che si dicono?". Ecco, lì ho capito che quando ci chiediamo di due persone cosa si dicono, queste due persone sono felici perché le relazioni non hanno un particolare contenuto ma nascono nella bellezza di stare insieme a guardare il sole, gli alberi» ha poi concluso.
«MI ha colpito la leggerezza calviniana, perché è un libro che come dice Calvino, è leggero, plana sulla vita delle persone e ci restituisce l'essenza. È un libro luminoso, che racconta un bellissimo sud e un amore bello gratuito, arrivato in tarda età. Un libro da leggere per avere grande speranza nel futuro. Ci fa apprezzare la lentezza, perché questi due amanti riescono quasi a fermare il tempo» ha aggiunto la moderatrice Romano.


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