Vendola a Bisceglie
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Cultura

“Libri nel Borgo Antico”, Vendola a Bisceglie: «La poesia è rivoluzione, il sacro abita nell'escluso»

Alle Vecchie Segherie l'ex Presidente ha presentato "Sacro Queer", un inno alla diversità e una denuncia contro la "catastrofe delle parole"

"Dove sono finite le parole?". Non è stata una domanda retorica, ma un grido d'allarme, un'invocazione che ha attraversato come un filo rosso la presentazione di "Sacro queer", l'ultima, intensa opera poetica di Nichi Vendola. La sera del 28 agosto, le Vecchie Segherie Mastrototaro di Bisceglie si sono trasformate in un cenacolo laico, un luogo di ascolto profondo per l'anteprima della sedicesima edizione del festival "Libri nel Borgo Antico". E le parole, quelle che accolgono, che amano, che resistono, sono state le vere protagoniste. "Sacro queer", uscito il 14 marzo 2025, non è una semplice raccolta di versi. È un itinerario dell'anima, un manifesto politico che rifiuta il clamore dei talk show per tornare all'essenza della poesia, definita dallo stesso Vendola "rivoluzione del linguaggio". L'opera, dedicata "alla cara memoria di don Marco Bisceglia, prete operaio e fondatore di Arcigay", è un atto d'amore verso la bellezza dell'alterità, un testo che è insieme preghiera, memoria e denuncia.

La catastrofe delle parole e la guerra alla vita

Vendola, intellettuale autentico e appassionato, ha iniziato la sua riflessione dalla radice di ogni conflitto: il linguaggio. "Le parole sono le prime vittime dell'abuso di potere", ha affermato, denunciando come oggi siano "prigioniere del vocabolario della sopraffazione". In un mondo dove la guerra è diventata "la grammatica della vita", la violenza inizia sempre con una catastrofe verbale. "Il femminicidio non comincia con un coltello – ha scandito con voce ferma – ma con uno 'stai zitta', con uno 'non vali niente'. Le parole tossiche generano un mondo tossico".

Questa guerra linguistica, ha spiegato, è il preludio alle guerre invisibili che devastano il nostro tempo: "La guerra contro il creato, contro l'infanzia, contro i corpi delle donne, contro il lavoro precario. La disumanità è stata sdoganata, è diventata persino slogan elettorale".

Il "Sacro Queer": Dio abita nell'insolito

Il titolo stesso, un neologismo di "purezza vendoliana", è una dichiarazione di intenti. "Queer" non è solo una parola, ma un universo che scardina la normalità e celebra la diversità come una risorsa culturale inestimabile. In questo, Vendola ha compiuto un passo di profonda onestà intellettuale, raccontando il suo confronto personale con il mondo trans e ammettendo i propri pregiudizi iniziali. "Ho dovuto ragionare con me stesso e capire che anche le minoranze a cui appartengo possono sentirsi superiori ad altre", ha confessato.

È in questa crepa, in questa messa in discussione di sé, che si inserisce il concetto di "sacro". Per Vendola, "l'umano è sempre il riflesso della presenza di Dio". E questa presenza non va cercata nella perfezione, ma nell'imperfezione, nell'escluso. "Gesù ha scelto personaggi queer, stravaganti. Il sacro abita l'insolito, l'escluso, lo scandaloso".

Un testamento popolare tra poesia e impegno civile

Le liriche di "Sacro queer" riflettono questa visione. Dalla struggente "Madonna di Cutro" al ritratto di "Un muratore", i versi affrontano temi universali con un linguaggio che sa essere al tempo stesso elevatissimo nella struttura e accessibile a tutti, trasformandosi in "testamenti popolari". L'opera non è una "chiamata alle armi", ma una "supplica a seppellirle", un monito per richiamare l'umanità a responsabilità spesso dimenticate.

È emerso un Nichi Vendola marito, padre, militante e indignato, ma soprattutto poeta. Un intellettuale che, citando pensatori come Adorno, don Tonino Bello e artisti come Pino Daniele, smonta giudizi e pregiudizi, invitando il lettore a non temere il confronto con il "queer" per non scoprire, un giorno, di essere rimasto irrimediabilmente indietro.

La serata si è chiusa con un messaggio di speranza fragile ma ostinata. Le parole della poesia, ha concluso Vendola, "non cambieranno il mondo, ma possono cambiare noi". E in un'epoca di clamore assordante, questo miracolo silenzioso, questa carezza all'anima, è stato forse l'atto politico più rivoluzionario di tutti.
  • Libri nel Borgo Antico
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